Gli hacker di Anonymous continuano le loro proteste per difendere il loro “padre” Julian Assange e lo fanno prendendo di mira alcuni siti del governo britannico, tra cui quello di Downing Street, per protestare contro l’impasse sulla sorte dell’australiano nell’ambasciata ecuadoriana a Londra.
Il collettivo ha rivendicato su Twitter la responsabilità di disservizi anche sui siti dell’Interno e della Giustizia attraverso attacchi “denial of service” che inondano di richieste i server causando ritardi e, talora, il blocco totale. Gli attacchi sono avvenuti ieri e i siti hanno ripreso oggi a funzionare normalmente.
Intanto dalla Svezia arrivano rassicurazioni sulla sorte del fondatore di Wikileaks. Il governo svedese non estraderà Julian Assange negli Stati Uniti qualora per il fondatore di Wikileaks esistesse il rischio di una condanna a morte: lo ha dichiarato il vicedirettore per la cooperazione internazionale del Ministero della Giustizia di Stoccolma, Cecilia Riddselius, intervistata dal quotidiano tedesco Frankfurter Rundschau.
“Prima di decidere sulla possibilità di un’estradizione di Assange negli Stati Uniti, Washington dovrebbe garantire che in nessun caso il condannato sarebbe giustiziato” ha ribadito Riddselius, sottolineando che la giustizia statunitense non ha adottato alcuna iniziativa formale per sollecitare l’estradizione, né presso le autorità svedesi né quelle britanniche.
