Guardiamola! La foto del bimbo siriano, simbolo del dramma

Il mondo discute sulla pubblicazione della foto di Aylan. Tra le organizzazioni umanitarie prevale il consenso a renderla pubblica. Unicef: un dramma che non può essere taciuto

Guardiamola! La foto del bimbo siriano, simbolo del dramma
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3 Settembre 2015 - 15.55


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Associazioni, cittadini, media: [url”la foto del bambino siriano”]http://www.globalist.es/Detail_News_Display?ID=78049&typeb=0&l-orrore-del-bambino-siriano-affogato-la-foto-scuote-il-mondo[/url] morto sulla spiaggia in Turchia, pubblicata da moltissime testate italiane e internazionali, fa discutere, divide e muove le coscienze. Il pic-colo è stato tro-vato ieri su una spiag-gia di Bodrum, la stessa da cui era par-tito a bordo di un bar-cone diretto in Gre-cia insieme alla sua famiglia e altre persone. Il bimbo si chiamava Aylan, aveva tre anni. La rete, come sempre accade, è la prima a reagire. In molti ripubblicano la foto, altri scelgono solo di commentare.

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Su twitter l’Unicef scrive: “Siamo sconvolti dalla tragica immagine del bambino siriano annegato. I bambini rifugiati hanno urgente bisogno di protezione”. E Andrea Iacomini, suo portavoce: “Io credo che questa foto vada postata. Il dramma di tanti bimbi innocenti non può restare taciuto. Un dolore enorme”.

“Ho pensato a lungo e intensamente prima di ritwittare la foto – commenta Peter Bouckaert, direttore per le emergenze di Human rights Watch – Sono attualmente in Ungheria, a documentare il viaggio dei rifugiati siriani, il gran viaggio che oggi si è preso un’altra giovane vita. Quasi tutti i siriani che ho intervistato hanno avuto un contatto ravvicinato con la morte durante il loro viaggio. I miei taccuini sono piene di tragedie. Alcuni dicono che l’immagine sia troppo offensiva per essere condivisa online o essere stampata sui nostri giornali. Ma quello che trovo offensivo è che i bambini annegati stiano arrivando le nostre coste, quando di più si sarebbe potuto fare per evitare la loro morte. Non è stata una decisione facile condividere la brutale immagine di un bambino annegato. Ma mi interessano questi bambini tanto quanto i miei. Forse se fosse così anche per i leader europei, avrebbero cercato di arginare questo dramma”.

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Carlotta Sami, portavoce dell’Alto commissariato per i rifugiati, sempre su Twitter commenta: “Non è possibile, ancora bambini. Rifugiati che dovrebbero trovare protezione. Morti sulle coste del Mediterraneo”.

“Di fronte alle immagini di #Bodrum, chiediamo di abbracciare come il soccorritore questi bambini: ci impegniamo ogni giorno per aiutarli!”: questo il commento di Terre des Hommes, che fa riferimento in particolare alla foto in cui un uomo in divisa prende in braccio il corpo del bimbo per portarlo altrove (in Italia tre quotidiani hanno pubblicato la foto del solo bambino riverso di spalle sulla battigia). Actionaid Italia cita Dostoevskij: “Hanno pianto un po’, poi si sono abituati. A tutto si abitua quel vigliacco che è l’uomo.”

La Tavola della pace scrive: “Guardiamola! Anche se straziante. Guardiamoci dentro! Domandiamoci se stiamo facendo ciò che è giusto”. E Flavio Lotti, coordinatore della Tavola, aggiunge: “Se questa immagine non cambierà il nostro atteggiamento verso i rifugiati cosa potrà riuscirci?”.

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