Addio a Keith Murdoch, è morto in Australia l'All Black perduto
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Addio a Keith Murdoch, è morto in Australia l'All Black perduto

L'unico giocatore della squadra neozelandese ad essere licenziato, dopo un test match in Galles. Ma non tornò a casa, scendendo dall'aereo in Australia e facendo perdere per sempre le sue tracce

Keith Murdoch
Keith Murdoch
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30 Marzo 2018 - 12.19


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E’ stato il solo All Black cacciato dalla squadra durante una tournee. Ma la fama di Keith Murdoch, di cui la Federazione neozelandese di rugby ha annunciato oggi la morte, a 74 anni, era legata al fatto che, allontanato dalla squadra dopo una rissa, piuttosto che tornare a casa, chiuse con tutto e tutti, annullandosi nell’immensità dell’Austraria.

Quancuno lo ha paragonato a J.D. Salinger. Forse, meno enfaticamente, Murdoch era un uomo che cercava di cancellare il suo passato e, non potendo eclissarsi come Salinger fece nelle zone rurali del New Hampshire, scelse di sparire nelle immensità del bush australiano.
Keith Murdoch era l’All Black numero 686 (in Nuova Zelanda è così che si ricordano coloro che hanno vestito la divisa tutta nera) ed ora in molti ricordano quella sera del primo dicembre del 1972, quando gli All Blacks sconfissero il Galles a casa sua, a Cardiff.
Un vittoria cui Murdoch (giocava da pilone, 110 chilogrammi su 1,83 centimetri di altezza) contruibuì segnando anche una meta, dopo una corsa di una ventina di metri.
L’eroe del pomeriggio di Cardiff volle festeggiare sino a notte fonda. E quando si accorse che il bar dell’hotel che ospitava la comitiva neozelandese era chiuso tentò di entrare nelle cucine. Per un panino, disse lui e qualcuno gli credette; per farsi un’altra birra pensò la maggioranza. Ne nacque una zuffa durante la quale Murdoch le diede a tutti e fu necessario l’intervento di altri tre All Blacks fermarlo.
Due giorni dopo il manager degli All Blacks, Ernie Todd, rispedì Murdoch in Nuova Zelanda “per il suo bene”. Solo che Murdoch a casa non tornò mai. Da Heathrow prese l’aereo per la Nuova Zelanda, ma durante la sosta in Australia, scese dall’aereo e scomparve.
Il giornalista Terry McLean, del New Zealand Herald, il più importante quotidiano del Paese, dopo una ricerca durata cinque anni lo rintracciò su un sito di estrazione di petrolio vicino a Perth, in Australia.
McLean descrisse così il breve incontro con Murdoch: “Ero su un autobus e chiesi all’autista di fermarmi vicino a dove si trovava Murdoch. cesi dall’autobus e gli dissi ‘Ciao’. Murdoch teneva in mano una chiave inglese e mi chiese di risalire sull’autobus. Ho obbedito”.
Nel 2001, Keith Murdoch fu ascoltato come testimone in un’indagine sull’uccisione di un aborigeno nella provincia australiana del Northern Territory. Il cadavere di Tumanjai Limerick, così si chiamava la vittima, fu trovato in una miniera abbandonata. L’ultima persona a vederlo vivo era stato il vecchio All Black. Limerick stava cercando di rubare nella casa in cui viveva Murdoch. Quest’ultimo racconterà la sua versione alla polizia, che non mosse alcuna accusa contro di lui.
Anche se Murdoch fece perdere di nuovo le sue tracce, il suo mito è rimasto vivo in Nuova Zelanda, dove gli è stata persino dedicata un’opera teatrale (”Finding Murdoch” di Margot McRae). Nel 2009, la federazione organizzò una cerimonia in suo onore, ma lui non rispose nemmeno all’invito.
Per questo, per tutti, egli resterà ”l’All Black perduto”, come lo etichettò la rivista Tampon! in un lungo ritratto nel 2016.

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