Il Coronavirus fa 259 morti e la Cina ammette: "Abbiamo agito con ritardo"
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Il Coronavirus fa 259 morti e la Cina ammette: "Abbiamo agito con ritardo"

A parlare è Ma Guoqiang, segretario del Partito comunista cinese di Wuhan: "Se avessimo agito più in fretta il risultato sarebbe migliore". Diciotto casi in Europa, sette negli Usa. Undicimila gli infetti.

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1 Febbraio 2020 - 09.19


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“In questo momento mi sento in colpa, con rimorso”. Questo dice Ma Guoqiang, segretario del Partito comunista cinese di Wuhan, che ammette – cosa storica per le autorità politiche cinesi – che l’epidemia di Coronavirus è stata trattata con ritardo: “Se fossero state adottate prima le misure di controllo rigorose, il risultato sarebbe stato migliore dell’attuale”. 
E attualmente, il bilancio dei morti è salito a 259 in Cina, con nessun decesso ancora registrato – per fortuna – tra i 18 casi europei e i 7 negli Stati Uniti. Sono 11mila le infezioni confermate in tutto il mondo, con 2.102 nuovi casi registrati venerdì. La maggior parte delle vittime, 42 su 46, sono originarie della provincia di Hubei, dove si tova Wuhan, la città-focolaio da cui è partita l’epidemia, che continua a rimanere isolata dalla Cina e dal resto del mondo. Il lato positivo è che il rapporto tra numero di nuovi casi e numero delle vittime rimane per ora costante: il Coronavirus ha un tasso di mortalità del 2%, e la prevenzione sanitaria che sta venendo effettuata in tutto il mondo (l’Italia, dove si sono registrati due casi, al momento in isolamento allo Spallanzani di Roma e – secondo i  medici – in buone condizioni) ci mette relativamente al sicuro da un’epidemia della portata cinese. 
I casi in Europa
In Francia le persone colpite sono un uomo di 48 anni, che ha viaggiato di recente a Wuhan, in isolamento presso l’ospedale di Bordeaux dal 24 gennaio; altre due persone rientrate da poco da Wuhan, entrambe della stessa famiglia; un turista cinese di 81 anni della provincia dell’Hubei, arrivato in Francia il 16 gennaio, i cui sintomi sono comparsi il 22 gennaio e ricoverato a Parigi il 25, oltre ad un suo parente risultato positivo al coronavirus il 29 gennaio. Il 30 gennaio invece è stato confermato il primo caso di trasmissione locale in un medico francese, risultato positivo al virus dopo aver curato un paziente tornato dall’Asia.
In Germania, tra le sei persone malate, figura un uomo di 39 anni, risultato positivo il 27 gennaio (e ora in isolamento) dopo essere entrato in contatto sul posto di lavoro con un uomo di 33 anni di Shangai, e quattro persone tutte dipendenti della stessa azienda in Baviera. Anche un bambino, figlio di uno dei cinque dipendenti, è stato contagiato dall’agente patogeno in Baviera. È il primo caso di persona infettata in Germania da qualcuno a sua volta contagiato.
In Finlandia il primo caso confermato risale al 29 gennaio e riguarda una persona arrivata da Wuhan, entrata in contatto con altre 15 persone, tutte identificate e che saranno monitorate per i prossimi 14 giorni.
La Svezia conferma il primo caso Primo caso di contagio confermato anche in Svezia: si tatta di una donna ritornata da un viaggio nella zona di Wuhan. Al momento del ritorno in Svezia, il 24 gennaio, la donna non aveva mostrato alcun sintomo; successivamente ha però contattato un ospedale ed è stata posta in isolamento, sebbene le sue condizioni non siano gravi.
Primi due casi in Russia I primi due casi di contagio da nuovo coronavirus sono stati registrati in Russia e si tratta in entrambi i casi di cittadini cinesi. Secondo le autorità di Mosca non c’è rischio che il virus si diffonda, perché i due contagiati sono stati messi in isolamento e le persone con cui sono stati in contatto sono monitorate. La vicepremier russa ha aggiunto che i due casi sono stati registrati nelle regioni siberiane di Zabaykalye e Tyumen. La Russia ha chiuso il proprio confine con la Cina e sospeso alcuni voli e la gran parte del traffico ferroviario tra i due Paesi.
I casi in Usa
Secondo Nancy Messonier, direttore per le malattie infettive dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie negli Usa “siamo di fronte a una minaccia per la salute pubblica senza precedenti”. Messonier ha spiegato così la decisione del governo Usa si far scattare la quarantena obbligatoria per gli americani evacuati mercoledì da Wuhan. Intanto è stato accertato il settimo caso, ancora una volta in California, nella città di Santa Clara..

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