La Spagna non potrà curare tutti: i medici dovranno scegliere chi
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La Spagna non potrà curare tutti: i medici dovranno scegliere chi

"Ammettere un ingresso può significare negarne uno a un'altra persona che potrebbe beneficiarne di più, quindi è necessario evitare il criterio dell'accesso in base agli arrivi"

Ospedale Madrid
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20 Marzo 2020 - 09.21


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Di fronte a situazioni di crisi come quella sperimentata dalla Spagna con la pandemia di Covid-19 e in un contesto di risorse limitate, le persone con le migliori possibilità di sopravvivenza devono avere la priorità per essere ricoverate in unità di terapia intensiva. Lo racconta sull’Agi.it  Brahim Marrad: “Ammettere un ingresso può significare negarne uno a un’altra persona che potrebbe beneficiarne di più, quindi è necessario evitare il criterio dell’accesso in base agli arrivi”.

Sono le raccomandazioni contenuto in un documento sull’emergenza di Covid-19 preparato dal gruppo di lavoro di bioetica della Società spagnola di medicina Intensiva, Critica e Unità Coronarie (Semicyuc) e il cui contenuto è stato concordato con la Società spagnola di medicina interna (Semi) di cui dà conto il quotidiano El Mundo.

In breve, sono le società mediche che rappresentano internisti e intensivisti, due degli specialisti che sono in prima linea nella lotta contro i contagi. La limitatezza delle risorse in una situazione di pandemia come quella attuale richiede “di concordare una serie di criteri tecnici ed etici comuni”, e il primo che propongono è che l’ammissione in terapia intensiva si basi sul “massimizzare il beneficio comune. Nei pazienti critici con patologie critiche diverse dal Covid-19, dovrebbe essere data priorità a che ne beneficia maggiormente”.

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Ciò implica letteralmente “non ammettere persone nelle quali è previsto un beneficio minimo (come situazioni di insufficienza multiorgano, rischio di morte calcolato da scale di gravità elevata o condizioni di fragilità avanzata)” e, inoltre, “valutare attentamente il beneficio dell’ammissione di pazienti con un’aspettativa di vita inferiore a due anni”, e per questo propongono di utilizzare strumenti come quello noto nel campo medico del Necpal.

Di fronte a due pazienti simili, “la persona con gli anni di vita più adeguati alla qualità dovrebbe essere prioritaria”, secondo gli indicatori che – scrivono gli autori del documento – combinano quantità e qualità della vita. In breve, di fronte a due pazienti con una condizione simile, la priorità deve essere data a coloro che offrono la massima qualità della speranza di vita.

Il documento di raccomandazioni – riportato da El Mundo – tuttavia, chiarisce che l’età del paziente “non dovrebbe in nessun caso essere l’unico elemento da considerare nelle strategie di ammissione al ricovero” e sollecita la valutazione del paziente “a livello globale, e non la malattia in modo isolato”.

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Ciò nonostante, aggiunge che nel caso delle persone anziane, un fattore da tenere in considerazione quando prendono le loro decisioni sul ricovero è “la sopravvivenza libera da disabilità”. Cioè, non solo sopravvive, ma a quali condizioni.  

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