In Africa muoiono di fame a milioni, e in Europa s'ingrassano sulla loro pelle

In Africa orientale la crescita fuori controllo del costo dei beni alimentari è quasi 5 volte superiore rispetto alla media globale, mentre 1 persona ogni 48 secondi sta morendo di fame

In Africa muoiono di fame a milioni, e in Europa s'ingrassano sulla loro pelle
Fame in Africa
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

19 Luglio 2022 - 13.21


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Dite se questo non è un mondo che fa schifo. Un mondo marchiato dal fuoco delle disuguaglianze, sempre più feroci, sempre più disumane. Per chi vuole subito la sintesi di questo mondo schifoso, dove il cosiddetto mondo libero si ritiene “libero” di annientare due terzi degli abitanti del pianeta, affamandoli o attuando l’odioso apartheid vaccinale contro le popolazioni del sud del mondo, in primis l’Africa.

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Grazie Oxfam

Sappiamo di ripeterci, ma quando è il caso lo si fa. Grazie per metterci di fronte alla realtà. Grazie per denunciare puntualmente gli effetti devastanti delle politiche decise da Big Pharma, dal Sistema industriale-militare, dai Ceo delle aziende che dettano gli ordini che poi vengono eseguiti da quelli che si presentano come i leader mondiali: quelli del G7, del G20. Grazie perché i vostri rapporti sono pubblici, rilanciati con grande capacità professionale e dedizione da uno dei più efficienti uffici stampa che chi scrive ha avuto modo di frequentare in oltre 35 anni di giornalismo, e nessuno può dire: “Non sapevo”.

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Per gli amanti della sintesi: In Africa orientale la crescita fuori controllo del costo dei beni alimentari è quasi 5 volte superiore rispetto alla media globale, mentre 1 persona ogni 48 secondi sta morendo di fame.

L’incremento di ricchezza accumulata dai miliardari dell’industria alimentare, in appena 2 settimane, è equivalente alla cifra necessaria a finanziare l’intera risposta alla crisi alimentare nei paesi dell’area, ma al momento è sostenuta per il 16%

In Etiopia i prezzi sono saliti del 44%, i cereali del 70%. In Somalia 7 milioni di persone soffrono di malnutrizione acuta e il paese è sull’orlo della carestia. Drammatica la situazione anche in Sud Sudan e Kenya

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Cancellazione del debito estero e tasse per i super-ricchi dell’alimentare per salvare vite.

Per chi vuol saperne di più

In Africa orientale l’inflazione alimentare – innescata dalla crisi ucraina – in questo momento è fino a quasi 5 a volte superiore rispetto alla media globale. L’Etiopia è il paese più colpito con una crescita del 44% dei prezzi. Un aumento letteralmente fuori controllo che, sommato alla peggiore siccità degli ultimi decenni, spinge milioni di individui in una situazione di carestia, con 1 persona che ogni 48 secondi sta morendo di fame.

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Al vertice della piramide di un sistema alimentare globale sempre più disuguale, sono collocati invece i miliardari dell’industria alimentare che dal 2020 hanno aumentato la loro ricchezza di 382 miliardi di dollari.

È questo il quadro sconcertante denunciato da Oxfam, mentre la crisi umanitaria coinvolge aree sempre più vaste dell’Africa.

“Siamo di fronte a un sistema in cui chi è al vertice e controlla le catene globali di approvvigionamento alimentare accumula fortune enormi, mentre milioni di persone muoiono di fame – rimarca Francesco Petrelli, policy advisor per la sicurezza alimentare di Oxfam Italia – Basti pensare che l’aumento dei patrimoni dei miliardari del settore alimentare, in appena 2 settimane è equivalente alla cifra necessaria a finanziare interamente l’appello delle Nazioni Unite per la risposta alla fame in Africa orientale. Appello che al momento è coperto per appena il 16% di quanto necessario. I leader mondiali rimangono indifferenti di fronte a questa catastrofe, facendo pagare alla parte più povera della popolazione mondiale il prezzo di un sistema alimentare globale insostenibile, per le persone e il pianeta, privo di regole, concentrato e controllato da poche multinazionali. Al contrario servirebbe aumentare il prelievo fiscale sui soggetti più facoltosi a partire da chi sta realizzando enormi profitti dalla congiuntura, come i colossi del settore alimentare, per consentire ai paesi più poveri di salvare vite”.

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In Corno d’Africa si spende il 60% del reddito per il cibo

In questo momento in Africa orientale la popolazione sconta una fortissima dipendenza dalle importazioni di cibo, arrivando a spendere fino al 60% del proprio reddito per l’acquisto di prodotti alimentari. Ad esempio cibo e bevande rappresentano ben il 54% dell’indice dei prezzi al consumo in Etiopia, mentre appena l’11,6% nel Regno Unito.

In Italia, secondo le rivelazioni dell’Istat, a giugno l’aumento su base annua dei prezzi di generi alimentari riferiti al cosiddetto “carrello della spesa” era pari all’8,3%, record dal 1986. In altre parole, mentre i Paesi ad alto reddito devono fronteggiare una preoccupante inflazione, l’Africa orientale ha a che fare con la fame e la povertà estrema.

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La mappa della crescita fuori controllo dei prezzi

• In Somalia, in confronto a un anno fa, l’aumento del prezzo del mais a maggio era 6 volte superiore (+ 78%) rispetto alla crescita del prezzo medio globale (+ 12,9%). In alcune aree del paese la spesa alimentare è aumentata di oltre il 160% rispetto al 2021. Il prezzo di un chilo di sorgo, un alimento di base, è cresciuto di oltre il 240% rispetto alla media degli ultimi 5 anni.

• In Etiopia, i prezzi dei beni alimentari sono saliti in media del 43,9% rispetto allo scorso anno, con il costo dei cereali che a maggio era salito del 70%, più del doppio rispetto alla media globale.

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• In Kenya il prezzo della farina di mais, ossia il principale alimento base della popolazione, è raddoppiato in 7 mesi. Facendo segnare un + 50% solo tra giugno e luglio. L’aumento dei prezzi di cibo ed energia farà crescere il numero di poveri del 2,5%, portando circa 1,4 milioni di kenioti alla povertà estrema.

• In Sud Sudan i prezzi dei cereali a maggio sono triplicati rispetto allo stesso periodo nel 2021, mentre il prezzo del pane è raddoppiato. Il prezzo medio dei cereali è salito del 30%, rispetto alla media degli ultimi 5 anni.

“Mangiamo un po’ di riso una volta al giorno”

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Uno degli epicentri dell’emergenza, assieme all’Etiopia, è la Somalia, dove da poco è stato dichiarato il “rischio di carestia” dalle Nazioni Unite. Quasi la metà della popolazione – oltre sette milioni di persone – soffre di malnutrizione acuta, e tra loro 213 mila sono rimaste letteralmente senza cibo.

Nel villaggio di Bundunbuto, nel Puntland, il potere d’acquisto delle famiglie da due mesi si è dimezzato: quanto bastava a comprare 25 kg di riso e zucchero, oggi è appena sufficiente per 13,5 kg.

“Mangiamo un po’ di riso una volta al giorno, mentre prima riuscivamo a fare tre pasti”, racconta Shamis Jama Elmi, madre di 38 anni che con il marito e 6 figli ha dovuto abbandonare tutto per la siccità e dal 2017 vive nel campo profughi di Docoloha.

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Grazie all’aiuto di Oxfam, da cui riceve 60 dollari al mese, in questo momento riesce a comprare 12 kg di farina, riso e zucchero, sufficienti a sfamare la sua famiglia per appena due settimane. La più grave spirale inflazionistica degli ultimi 50 anni, che non risparmia i poveri nelle economie avanzate. Siamo di fronte alla peggiore crisi inflazionistica degli ultimi 50 anni a livello globale che, inserendosi in un trend già esistente, ha esiti drammatici. A livello globale 828 milioni di persone in questo momento sono colpite da malnutrizione acuta, ossia 150 milioni in più rispetto all’inizio della pandemia; mentre milioni di persone anche nei paesi ricchi rischiano di ritrovarsi in enorme difficoltà per la perdita di potere d’acquisto. Negli Stati Uniti, ad esempio, il 20% più povero della popolazione è costretta a spendere per il cibo in media 4 volte di più del 20% più ricco, in rapporto al proprio reddito.  

Urgente regolamentare il mercato e cancellare il debito dei paesi poveri

“Per aiutare i paesi più fragili a far fronte all’aumento dei prezzi dei beni alimentari, è cruciale che i Paesi ricchi cancellino immediatamente i pagamenti per il servizio del debito a carico dei paesi a basso e medio reddito nel 2022 e 2023 e tassino chi si sta arricchendo da questa situazione. – conclude Petrelli – Solo così i paesi africani, ad esempio, potranno contare sulle risorse necessarie per salvare milioni di persone dalla fame e pagare le importazioni di cereali. Servono inoltre una più efficace regolamentazione dei mercati alimentari in funzione anti speculativa e norme commerciali internazionali più flessibili a favore dei consumatori, dei lavoratori e dei piccoli agricoltori soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Quest’ultimi in Asia e Africa sub-sahariana sono peraltro responsabili del 70% della produzione alimentare globale”.

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La risposta di Oxfam in Africa orientale

Oxfam lavora in Africa orientale per fornire cibo, aiuti economici e servizi igienico- sanitari alla popolazione colpita dall’emergenza in corso, con l’obiettivo di soccorrere oltre 1,3 milioni di persone.

In questo mondo schifoso la ricchezza dei miliardari è aumentata, in termini reali, più in 24 mesi di Covid-19 che nei primi 23 anni delle rilevazioni di Forbes ed è ora equivalente al 13,9% del PIL mondiale, una quota più che triplicata dal 4,4% del 2000.

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Per le 5 big dell’energia oltre 2.600 dollari di profitti al secondo

Le imprese nei settori energetico, alimentare e farmaceutico – caratterizzati da situazioni di forte monopolio – registrano profitti da record, mentre i salari rimangono stagnanti e i lavoratori sono esposti a un aumento esorbitante, se paragonato agli ultimi decenni, del costo della vita. Cinque delle più grandi multinazionali energetiche (BP, Shell, Total Energies, Exxon e Chevron) fanno 2.600 dollari di profitto al secondo. 

Profitti record per i monopolisti del cibo

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La pandemia ha prodotto 62 nuovi miliardari nel settore alimentare.
Insieme ad altre tre imprese, la famiglia Cargill controlla il 70% del mercato agricolo globale, e ha realizzato l’anno scorso il più grande profitto nella sua storia (5 miliardi di dollari di utile netto), record che potrebbe essere battuto nel 2022. La sola famiglia Cargill conta ora 12 miliardari, rispetto agli 8 di prima della pandemia.

Dallo Sri Lanka al Sudan, i prezzi alle stelle dei prodotti alimentari innescano dissesti sociali e politici: il 60% dei paesi a basso reddito è sull’orlo della crisi a causa del debito; l’inflazione è in aumento ovunque con conseguenze durissime per i lavoratori con basso salario. Rispetto ai paesi più ricchi, in quelli in via di sviluppo si spende più del doppio del reddito per il cibo.

Ricchezza e redditi sempre più concentrati

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Oggi, 2.668 miliardari – 573 in più rispetto al 2020 – possiedono una ricchezza netta pari a 12.700 miliardi di dollari, con un incremento pandemico, in termini reali, di 3.780 miliardi di dollari.

I 20 miliardari più ricchi del mondo hanno patrimoni che valgono più dell’intero Pil dell’Africa subsahariana.

Su scala globale, un lavoratore che si trova nel 50% degli occupati con retribuzioni più basse dovrebbe lavorare per 112 anni per guadagnare quello che un lavoratore nel top 1% guadagna in media in un solo anno.

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L’elevata informalità dell’economia e i sovraccarichi del lavoro cura hanno tenuto fuori dalla forza lavoro 4 milioni di donne in America Latina e nei Caraibi.

Vaccini a 24 volte il costo di produzione ma l’87% del mondo povero non è vaccinato

La pandemia ha prodotto 40 nuovi miliardari anche nel settore farmaceutico che ha registrato negli ultimi due anni profitti da capogiro. Imprese come Moderna e Pfizer hanno realizzato 1.000 dollari di profitto al secondo grazie al solo vaccino Covid-19 e, nonostante abbiano usufruito di ingenti risorse pubbliche per il suo sviluppo, fanno pagare ai governi le dosi fino a 24 volte in più rispetto al costo di produzione stimato, anteponendo gli utili alla tutela della salute globale in un mondo in cui l’87% dei cittadini nei paesi a basso reddito non ha ancora completato il ciclo vaccinale.

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Tutto questo è stato documentato da Oxfam in occasione dell’apertura del meeting annuale del World Economic Forum in presenza a Davos.

“I miliardari a Davos potranno brindare all’incredibile impulso che le loro fortune hanno ricevuto grazie alla pandemia e all’aumento dei prezzi dei generi alimentari e dell’energia, –  rimarcava in quell’occasione  Gabriela Bucher, direttrice esecutiva di Oxfam International  – ma allo stesso tempo decenni di progressi nella lotta alla povertà estrema rischiano di essere vanificati con milioni di persone lasciati senza mezzi per poter semplicemente sopravvivere”.
Post Scriptum 

Questi temi non entrano neanche di sguincio nella crisi di governo. Così come la riduzione delle spese militari, che sotto il governo Draghi hanno battuto ogni record. Non ne hanno voglia, non ne sono all’altezza. E poi devono bussare alla porta di satrapi, autocrati, sultani e presidenti-gendarmi a cui pietire un po’ di gas. (ultimi, in ordini di tempo) i miliari algerini, che quanto a repressione di ogni libertà individuale e collettivi non hanno niente da invidiare a Erdogan e al-Sisi).  Alla faccia dei diritti umani e dei valori di cui la libera Europa ancora si ammanta. E l’Italia ne è parte. Parte negativamente attiva. 

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