Il vertice della Nato e la pace che resta difficile

L’accordo Nato segna, anche per il travaglio costato per la sua realizzazione, è sicuramente un patto di straordinaria importanza anche per l’intervento del Presidente Biden

Il vertice della Nato e la pace che resta difficile
Joe Biden e il leader finlandese Sauli Niinisto
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Nuccio Fava Modifica articolo

13 Luglio 2023 - 18.09


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Una giornata sicuramente storica con la prospettiva di ingresso nella Nato. Il povero Putin si prende la trista lezione che ha compiuto ogni crudeltà a cominciare dal primo giorno dell’invasione dell’Ucraina.

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A parte il carattere guerrafondaio dell’intervento militare che ricorda triste pagine Hitleriane con l’invasione di paesi accusati falsamente di rappresentare un pericolo per la Germania nazista e di mettere a rischio la pace del mondo, sono cominciate crudeltà ed efferatezze sino alla caccia agli ebrei, ai lager e alle crudeltà di ogni genere non solo contro i soldati in armi per tentare di difendersi ma provocando morti e smarrimenti di persone, famiglie e intere regioni e città.

Naturalmente l’accusa di pericolo nazista e di un suo ritorno per colpire la Russia si ritorce contro e non può che preoccupare se il buon senso finalmente indispensabile da parte dei capi di Mosca non raggiunge l’indispensabile livello di consapevolezza per la gravità raggiunta e affronti con coraggio la strada di una giusta trattativa che non deve in alcun modo umiliare Zelensky e il popolo ucraino che ha già tanto pagato e tanto continuerà a soffrire.

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Immani sono infatti i lutti e le distruzioni di uomini e cose con una ferocia e crudeltà senza rispetto neppure dei bambini che richiederanno comunque grande urgenza per la ricostruzione e l’avvio finalmente ad un’evoluzione pacifica della martoriata Ucraina. E tuttavia l’accordo Nato segna, anche per il travaglio costato per la sua realizzazione, è sicuramente un patto di straordinaria importanza anche per l’intervento del Presidente Biden che ci ricorda quanto la complessa realtà degli Usa e i suoi grandi problemi interni, non possono impedirci il realismo di considerare il rapporto con gli Stato Uniti indispensabile per la sicurezza e la stessa sopravvivenza o restaurazione della democrazia in aree e stati proditoriamente aggrediti. Così è stato già nella prima guerra mondiale, nella seconda quando il nazifascismo sembrava eterno e imbattibile e per tutti questi giorni di guerra contro l’Ucraina per l’assalto crudele di Mosca.

Anche per questi obbligati ricordi di anni storici, bui e decisivi per il futuro delle libertà il ruolo degli Usa resta fondamentale e irrinunciabile in modo tuttavia sempre dinamico e cordiale e mai subalterno. Deve al contrario essere stimolato e indirizzato per il superamento degli aspetti feroci delle crisi razziali, del commercio delle armi, della preponderanza esorbitante anche nei settori finanziari, dello spettacolo e della invasione della pubblicità e delle sponsorizzazioni in ogni campo, che rischiano di degradare lo sviluppo umano e il futuro di crescita comunitaria di ogni paese del mondo, specie quelli più deboli e ricattabili col denaro, problema che in fondo si pone in ogni luogo, come rischio di degrado e arretramento civile e umano, invece che solidale e comunitario.

Come possiamo del resto vederne i rischi anche nella nostra cara Italia, con gli scandali e il malgoverno ci mostrano mentre, aldilà di difese d’ufficio e imbarazzati silenzi, tutto rotola verso un apparente compiaciuta normalità per nulla normale. In particolare il silenzio della prima donna Presidente della Repubblica, oltre che grave e insostenibile politicamente, accresce in tutto il paese, specie tra i più giovani e in particolare le ragazze una sensazione di sfiducia e di timore.

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Non comprendere che tutto questo si riflette negativamente sulla vita di ciascuno di noi, sui comportamenti possibili in occasione del voto, anche quello europeo in vista del prossimo appuntamento di giugno, è non solo un grave errore di lettura della storia ma anche assumersi la responsabilità di contribuire allo sfacelo dell’Italia.

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