Niger, così sta morendo la grandeur francese

L’attività dei militari che hanno compiuto il golpe in Niger è stata caratterizzata fin da subito dai forti sentimenti antifrancesi

Niger, così sta morendo la grandeur francese
Manifestazioni anti-francesi nel Niger
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

3 Settembre 2023 - 19.31


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Niger, così muore la grandeur francese.

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Assedio alla base

Da un report de il Post: “Sabato migliaia di persone si sono radunate fuori da una base militare a Niamey, la capitale del Niger, per fare pressioni alla Francia sul ritiro del suo esercito dal paese. Nella base militare si trovano infatti circa 1500 militari francesi e l’ambasciatore francese in Niger, Sylvain Itté. La manifestazione è stata organizzata da gruppi che sostengono il nuovo governo militare, che ha preso il potere dopo il colpo di stato del 26 luglio, e ostili alla presenza francese.

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L’attività dei militari che hanno compiuto il golpe in Niger è stata caratterizzata fin da subito dai forti sentimenti antifrancesi: nei giorni immediatamente successivi al golpe erano circolate  molte immagini di sostenitori della giunta che agitavano cartelli o cantavano slogan contro la Francia. La giunta aveva inoltre annunciato l’interruzione di accordi di cooperazione militare in vigore con la Francia e interrotto le trasmissioni in Niger dei telegiornali francesi, tra le altre cose. La manifestazione di sabato però è stata meno ordinata di quelle dei giorni precedenti. Ahmed Idris, giornalista di Al Jazeera che si trova a Niamey, ha detto che i raduni di protesta precedenti contro la Francia erano stati «relativamente calmi e organizzati», mentre sabato i manifestanti sono stati visti «rompere le barriere costruite dagli addetti alla sicurezza, dalla polizia e dai militari» e avvicinarsi alla base militare nel tentativo di entrare. Una seconda manifestazione si è svolta a Ouallam, nel sud-ovest del paese, davanti a un’altra base militare in cui vivono soldati nigerini e francesi.

 Una settimana fa la giunta militare al potere aveva ordinato l’espulsione di Itté, dandogli 48 ore di tempo per lasciare il paese. Aveva motivato la sua decisione dicendo che il governo francese avrebbe intrapreso azioni «contrarie agli interessi del Niger» e accusando il presidente francese Emmanuel Macron di aver usato parole divisive sul colpo di stato e di voler imporre al Niger rapporti di natura neocoloniale.

Da quando c’è stato il colpo di stato, Macron ha detto da subito di riconoscere come presidente legittimo solo Mohamed Bazoum, democraticamente eletto e deposto dopo il colpo di stato, e venerdì ha ribadito di essere in contatto con lui e di sostenerlo. Allo stesso modo, Itté si era rifiutato di incontrare quello che la giunta militare aveva insediato come proprio ministro degli Esteri. Macron aveva anche elogiato la decisione di Itté di non lasciare il paese.

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Dal punto di vista simbolico per la Francia ritirare l’esercito dal Niger significherebbe riconoscere implicitamente l’autorità della giunta. Questo è già successo negli ultimi anni in Mali e in Burkina Faso, ma soltanto quando ormai era chiaro che i militari di quei paesi sarebbero rimasti al potere: in Niger invece la situazione è ancora incerta.

Le forze armate francesi si trovano in Niger dal 2013, nell’ambito di una serie di missioni (che hanno cambiato nome più volte nel tempo) per sostenere l’esercito locale nel contrasto ai gruppi terroristici e jihadisti che operano nel Sahel, la regione dell’Africa in cui si trova il Niger. Il Niger è un’ex colonia francese, che ottenne l’indipendenza nel 1960”.

Il Burkina si schiera

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Il Consiglio dei ministri della giunta militare al potere in Burkina Faso ha votato a favore per l’invio di un contingente dell’esercito nel vicino Niger che si prepara ad un eventuale attacco da parte della forza multinazionale dei Paesi membri della Comunità economica dell’Africa occidentale (Cedeao/Ecowas) teso a rovesciare la giunta golpista e reinsediare il presidente deposto Mohamed Bazoum.

La decisione, ha riferito il ministro della Difesa del Burkina Faso, Kassoum Coulibaly, è stata presa durante un Consiglio dei ministri presieduta dal presidente ad interim Ibrahim Traorè e dovrò ora passare al vaglio del parlamento.

“Ciò che incide sulla sicurezza del Niger incide fondamentalmente sulla sicurezza del Burkina Faso” ha detto il ministro ribadendo che la stessa a volontà di supportare militarmente la giunta nigerina è stata espressa anche dalla giunta militare del Mali.

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Entrambe le nazioni del Sahel avevano annunciato in un comunicato stampa congiunto che si sarebbero schierati al fianco di Niamey in caso di intervento da parte delle truppe dell’Ecowas contro il Niger.

A ulteriore conferma della giunta burkinabè guidata da Traorè, a Ouagadougou è giunto in visita il vice ministro della Difesa russo, Yunus-bek Yevkurov. (nella foto). Al centro dei colloqui, da quanto si è appreso, il rafforzamento della cooperazione militare con Mosca già discusso al vertice Russia-Africa di San Pietroburgo dello scorso luglio.

Secondo la nota è previsto “l’addestramento di ufficiali e piloti burkinabé in Russia” oltre alla cooperazione in campo economico e all’energia nucleare. Nella seconda metà di agosto Yevkurov era stato in Libia dove ha incontrato a Bengasi il feldmaresciallo Khalifa Haftar che da anni può contare sul sostegno di un robusto contingente di uomini, mezzi, aerei, elicotteri e sistemi di difesa aerea della compagnia militare privata Wagner.

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A Ouagadougou “abbiamo discusso le questioni sollevate durante l’incontro tra i presidenti del periodo di transizione del Burkina Faso e della Federazione Russa durante il vertice Russia-Africa a San Pietroburgo. Abbiamo anche discusso i risultati dei colloqui tra i ministri della Difesa dei due paesi in Russia”, ha detto Yevkurov.

Probabile anche che siano state messe a punto nuove forniture di armamenti russi, anche di seconda mano, specie tenendo conto del possibile impiego in Niger delle truppe del Burkina Faso e del Mali. Terminata la visita, la missione di Yekurov in Africa sembrerebbe proseguire in Repubblica Centrafricana, altro alleato di ferro di Mosca in Africa sub-sahariana.

Le ambizioni russe 

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Scrive Giuseppe Asta per Rai News: “Oltre 20 mila persone si sono radunate nello stadio Seyni Kountché della capitale nigerina Niameyper sostenere il regime militare che ha preso il potere con un colpo di stato esattamente un mese prima, il 26 luglio scorso. Nelle ore precedenti, i golpisti avevano deciso di espellere l’ambasciatore francese Sylvain Itte. “L’approvazione dell’ambasciatore proviene solo dalle legittime autorità elette del Niger”, quelle del presidente Mohamed Bazoum, aveva replicato Parigi, rigettando l’ultimatum.

Sugli spalti, a fianco delle numerose bandiere nigerine, quelle dell’Algeria, della Russia e perfino qualcuna della Compagnia mercenaria Wagner. “La lotta non si fermerà fino al giorno in cui non ci saranno più soldati francesi in Niger”, ha detto alla folla il colonnello Ibro Amadou, membro del Consiglio nazionale per la salvaguardia della patria (Cnsp), la giunta militare al potere.

Il quotidiano britannico The Guardian ha riferito gli esiti di una ricerca di Logically, società di analisi sulla disinformazione online, che ha rivelato come su 45 canali  Telegramaffiliati alla Federazione Russa o alla Wagner nel mese precedente al colpo di stato fossero stati pubblicati 11 contenuti relativi al Niger, nel mese successivo ben 742: un dato che suggerisce un forte interesse di Mosca a trarre vantaggio da quanto sta avvenendo. Inoltre, secondo il Guardian, fino alla recentemorte del leader Yevgeny Prigozhin, la Wagner ha guidato unoffensiva di disinformazione in Africa che ha giocato un ruolo chiave nell’espansione dell’influenza russa in aree strategiche come il Sahel. 

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Il segretario di Stato americano, Anthony Blinken, la scorsa settimana ha detto alla Bbc di non credere che la Russia o Wagner abbiano istigato il golpe, ma “hanno cercato di approfittarne“.

La retorica europea

Un’analisi di grande interesse e acutezza è quella di Enrico Oliari per Notizie geopolitiche: “In occasione del recente incontro di Toledo con i ministri degli Esteri dei Ventisette – annota Oliari – il Pesc Josep Borrell ha esternato preoccupazione per il fatto che Cina e Russia possano approfittare dell’ennesimo colpo di Stato nell’Africa occidentale per inserirsi in modo radicale nella regione. Il golpe in Gabon, l’ottavo dal 2020, sa infatti di rivolta in particolare contro la Francia, ed i militari potrebbero, come sta accadendo in Niger, Burkina Faso e Mali, guardare a Mosca e a Pechino per cercare nuove alleanze. Il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato di “ripristino della democrazia” e di reinsediamento del “presidente democraticamente eletto”, ma in realtà proprio l’influenza francese ha permesso di mantenere una situazione incredibile che di democratico ha poco o nulla: il presidente Ali Bongo ha svolto due mandati e recentemente è stato eletto per il terzo, ma le opposizioni hanno denunciato brogli e si sono attivate nonostante il blocco di internet stabilito dallo stesso presidente. Presidente che, è bene ricordare, è figlio di Omar Bongo, padrone del Gabon per 42 anni.
Ali Bongo, che si trova agli arresti domiciliari, è accusato di essersi arricchito alle spalle del paese, ricco di risorse naturali sfruttate in particolare dalle aziende francesi, una realtà che stona con quella di uno dei paesi con il maggior tasso di povertà del mondo.

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Intanto i Ventisette stanno studiando sanzioni verso la giunta militare del Niger, che ha messo a segno un golpe fotocopia solo un mese prima di quello del Gabon, e ripetendo frasi che si sentono da mezzo secolo il capo della diplomazia europea ha affermato che “sosterremo soluzioni africane per i problemi africani”, ovvero “la Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale (Ecowas) nel contrastare questo colpo di stato militare, mettendo in campo lo stesso tipo di sanzioni”.


Ovviamente le sanzioni obbligheranno il paese a guardare altrove, appunto verso Mosca e Pechino.
La giunta militare del Niger, che sembra godere del sostegno della popolazione, ha disposto l’espulsione dell’ambasciatore francese Sylvain Itte, una mossa alla quale l’Eliseo ha risposto affermando che la giunta militare non è titolata ad espellere il diplomatico, e Macron ha sottolineato che l’ambasciatore resterà nel paese nonostante le pressioni dei golpisti. Al momento la situazione è tesa, con la polizia che ha ricevuto l’ordine di accompagnare l’ambasciatore Itte fuori dal paese, ma che farlo significherebbe provocare la reazione armata di Parigi.


Oggi decine di migliaia di manifestanti, forse 100mila, si sono radunati davanti a una base francese in Niger per chiedere il ritiro dei 1500 militari francesi, una manifestazione che segue quella di ieri durante la quale è stata tagliata la gola a una capra avvolta nei colori della Francia. I cartelli e gli slogan recitano “avete saccheggiato le nostre risorse, dovete andarvene!”.

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Macron ha ribadito il suo sostegno al deposto presidente Mohamed Bazoum, ma in ballo c’è ben altro che la stima politica: il Niger è il principale produttore di uranio per le 19 centrali atomiche francesi, complessivamente 58 reattori che producono il 75% dell’energia elettrica del paese, ed il rischio è che, nel pieno della russofobia europea e della guerra ucraina, siano i russi a metterci sopra le mani. Il presidente francese ha tuttavia assicurato che l’estrazione dell’uranio sta continuando.


Com’è stato per la crisi ucraina, l’attuale leadership europea ha fatto carta straccia dell’impegno al dialogo e al compromesso, preferendo schierarsi, ovvero essere di parte. Costi quel che costi ai cittadini europei.

Forse Borrel, invece di perdersi nella retorica vuota del “soluzioni africane per i paesi africani”, dovrebbe chiedersi come sia possibile che nel principale fornitore di uranio e altre materie prime della Francia manchino infrastrutture ed un gabonese su tre viva al di sotto della soglia di povertà, 100mila famiglie con meno di un dollaro al giorno. Oppure ci sono dittatori che non vanno bene in Libia, ma benissimo altrove?”.

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Domanda pertinente, ma retorica, aggiungiamo noi. L’Europa è a caccia di dittatori, autocratici, sultani e generali che servano a preservare gli interessi dell’occidente, non importa come. E poi ci si meraviglia o scandalizza per i golpe nel Sahel e per il sostegno popolare che i militari godono. 

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