Tunisia, Meloni ci rifà: abbraccia il presidente razzista e promette soldi per il lavoro sporco
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Tunisia, Meloni ci rifà: abbraccia il presidente razzista e promette soldi per il lavoro sporco

A ridaje. Verrebbe…

Tunisia, Meloni ci rifà: abbraccia il presidente razzista e promette soldi per il lavoro sporco
Giorgia Meloni e il presidente tunisino Saied
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

17 Aprile 2024 - 21.43


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A ridaje. Verrebbe da dire nello slang romanesco tanto caro a Giorgia. A ridaje col Piano Mattei, con la ricerca di dittatori e autocrati sparsi nel sud del Mediterraneo a cui commissionare il lavoro sporco nella guerra ai migranti

Giorgia insiste

Nel suo peregrinare per il Nord Africa, l’intrepida e indefessa presidente del Consiglio oggi è planata di nuovo in Tunisia, una delle sue mete diplomatiche più ambite.

Riproponendo la sua fiction privilegiata, quella della conferenza stampa senza giornalisti, Meloni dixit: “Questa è la mia quarta visita da presidente del Consiglio italiano in un anno circa, a conferma del nuovo rapporto che con il presidente Saied abbiamo instaurato tra due nazioni che sono già storicamente molto amiche e molto legate come Italia e Tunisia. È un rapporto che si è rafforzato anche attraverso la relazione personale tra me e il presidente Saied ed è anche un rapporto che si basa su un approccio completamente nuovo, un approccio da pari a pari che muove dal reciproco interesse delle nostre nazioni”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a Tunisi, in una dichiarazione alla stampa dopo la firma delle intese con il governo tunisino. 

“E’ sulla base di questo approccio – ha spiegato Meloni – che oggi sono qui con i ministri Piantedosi, Bernini, il viceministro Cirielli per siglare con la Tunisia importanti accordi per dimostrare” una “relazione, che è politica, ma anche fatta di passi molto concreti, mattoni con i quali costruire le nostre idee”. 

“La collaborazione con la Tunisia per l’Italia è una priorità ed è anche un tassello del lavoro che l’Italia sta portando avanti con il Piano Mattei per costruire con i Paesi del Nord Africa una cooperazione finalmente vantaggiosa per tutti”, ha aggiunto la premier.

Parola in più, parola in meno, lo stesso copione recitato le tre volte precedenti.

Un ricorso sacrosanto

“Nell’ultimo anno l’Italia ha avuto un ruolo di primo piano nelle trattative per la firma del Memorandum tra l’Unione europea e la Tunisia e ha ampiamente finanziato le politiche di blocco della migrazione. La visita ufficiale di questa mattina della Premier Meloni a Tunisi è una conferma del rafforzamento delle relazioni bilaterali tra i due paesi, nonostante la deriva autoritaria del governo tunisino, che dal febbraio 2023 ha perseguito una politica apertamente razzista e repressiva contro le persone migranti.

Nell’ambito di questa collaborazione,a dicembre 2023 il Ministero dell’Interno italiano ha stanziato 4.800.000 euro per la rimessa in efficienza e il trasferimento di 6 motovedette alla Garde Nationale (G.N.) tunisina, replicando un modello già adottato in Libia. Tale finanziamento è stato oggetto di contestazione da ASGI, ARCI, ActionAid, Mediterranea Saving Humans, Spazi Circolari e Le Carbet, che lo hanno impugnato con istanza cautelare di fronte al TAR del Lazio.L’udienza è fissata per il prossimo 30 aprile.

Le associazioni ricorrenti ritengono infatti che il sostegno alla G.N. tunisina aumenti il rischio di violazione dei diritti fondamentali e dell’obbligo di “non respingimento” delle persone migranti e sia illegittimo sotto diversi aspettiIn particolare, il finanziamento violerebbe la normativa nazionale che vieta di finanziare e trasferire armamenti a Paesi terzi responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani. Il trasferimento stesso delle motovedette è decretato senza alcun coinvolgimento del Ministero degli Esteri e del Ministero della Difesa e dei plurimi organismi consultivi e di controllo che hanno un ruolo fondamentale nei complessi meccanismi procedurali di programmazione, verifica e autorizzazione stabiliti dalla l. 185/1990 con la finalità di monitorare il flusso di movimento di materiali d’armamento dentro e fuori l’UE.

Inoltre, la G.N. tunisina è risultata responsabile di documentate violazioni dei diritti umani durante le violente intercettazioni in mare e dopo lo sbarco in Tunisia, paese che quindi non può essere considerato un “paese sicuro” per i parametri della convenzione SAR. Gli abusi commessi dalle autorità tunisine nei confronti delle persone migranti sono ampiamente documentati da varie organizzazioni internazionali e dalle stesse Nazioni Unite. Numerose testimonianze e rapporti denunciano i metodi violenti di intervento in mare della G.N. tunisina: manovre pericolose volte a bloccare le imbarcazioni che in alcune occasioni hanno provocato naufragi e persino la morte delle persone migranti, uso di pistole e bastoni per minacciare le persone a bordo, furto dei motori delle imbarcazioni che vengono poi lasciate alla deriva e altre pratiche estremamente pericolose. In molte occasioni, le persone intercettate in mare e ricondotte a terra sono state direttamente e illegalmente deportate verso le zone al confine con la Libia e l’Algeria, dove in decine hanno perso la vita dopo essere state abbandonate nel deserto.

Risulta quindi evidente che i mezzi forniti alle autorità tunisine sono costantemente utilizzati in atti che violano apertamente i diritti umani delle persone migranti in mare, anziché contribuire a iniziative umanitarie. Pertanto, il ricorso – presentato da un pool di avvocate composto da Luce Bonzano, Maria Teresa Brocchetto, Giulia Crescini, Giulia Vicini, Carmela Maria Cordaro, Cristina Laura Cecchini, Lucia Gennari, Loredana Leo, Nicola Datena, Maria Pia Cecere, Miriam Fagnani – chiede la sospensione immediata dell’accordo in attesa dell’esame della causa”.

Ecco cos’è la Tunisia del sodale di Giorgia

“A più di un anno dalla dichiarazione del presidente della Repubblica tunisina a seguito della riunione del Consiglio di sicurezza nazionale, che associava la presenza delle persone migranti “a un complotto per cambiare la composizione demografica della Tunisia”, le violazioni sistematiche e le campagne razziste e xenofobe contro le persone migranti sub sahariane in Tunisia continuano, e rimangono tuttora impunite.

Le politiche dei governi che si sono succeduti hanno continuato a piegarsi ai dettami dell’Unione Europea tesi ad esternalizzare i propri confini, delegando la gestione securitaria e la sorveglianza delle frontiere ai Paesi che si affacciano sulla sponda meridionale del Mediterraneo. Questa esternalizzazione è accompagnata dalla concessione di aiuti finanziari, sovvenzioni e prestiti ai Paesi del Sud globale a condizione che accettino di svolgere il ruolo di guardie di frontiera dell’UE. Tali misure sono state ratificate nell’ambito di accordi con alcuni Paesi del vicinato meridionale dell’Unione europea, violando ancora una volta la base fondamentale di qualsiasi partenariato, che può essere fondato solo su un rapporto equilibrato e di rispetto reciproco tra i Paesi del Nord e del Sud del mondo.

Oltre a intercettare le persone migranti nelle acque territoriali, la Garde Nationale tunisina continua a esercitare un controllo sulle stesse anche all’interno del Paese, senza tenere conto della loro situazione umanitaria o degli accordi internazionali firmati e ratificati dalla Tunisia. Le persone vengono spesso trasferite arbitrariamente e in diverse regioni del Paese le forze di sicurezza hanno scelto di spingerle verso aree rurali e periurbane, in particolare a El Aamra, El Jédériya e Kasserine dove la situazione sta diventando sempre più preoccupante e allarmante. 

È inoltre importante ricordare le disastrose conseguenze delle operazioni di trasferimento forzato delle persone migranti perpetrate a partire dall’estate scorsa dalle autorità tunisine in una zona cuscinetto desertica, lungo il confine tunisino-libico e sotto il sole cocente, negando altresì l’accesso alle associazioni e ai cittadini che hanno tentato di soccorrerli.   

Di fronte a questa tragedia e alle preoccupanti condizioni delle persone in movimento presenti nella città di Sfax, le autorità tunisine si sono limitate a una gestione esclusivamente securitaria, senza prendere in considerazione la dimensione umana e umanitaria. In questo contesto, è inoltre essenziale ricordare le azioni persecutorie poste in essere dalle forze di sicurezza a partire dal 19 marzo 2024 nei confronti dell’ex presidente dell’Associazione degli studenti e degli stagisti africani in Tunisia (AESAT), Christian Kwongang, cittadino camerunense, compresa la sua detenzione arbitraria  nel centro di El Ouardia.

Va inoltre evidenziato che diverse testimonianze indicano il coinvolgimento diretto delle autorità tunisine nelle violenze perpetrate contro le persone migranti, sia durante le operazioni di intercettazione in mare che durante gli interventi sul territorio. 

Alla luce di quanto sopra, le organizzazioni e associazioni firmatarie:

  • Esprimono preoccupazione per le gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani subite dalle persone migranti, nonché per le sistematiche campagne di incitamento all’odio e alla violenza, e chiedono l’apertura di indagini per rivelare la verità e perseguire gli autori di queste violazioni.
  • Esprimono la loro totale solidarietà all’AESAT, condannano le persecuzioni subite da Christian Kwongang e chiedono garanzie immediate sul rispetto dei suoi diritti.
  • Chiedono chiarimenti sulle basi e sul quadro giuridico per la detenzione delle persone migranti, anche nel Centro El Ouardia, che opera al di fuori di qualsiasi quadro o controllo giudiziario, in palese violazione della legge tunisina e delle convenzioni internazionali ratificate dalla Tunisia, come confermato dalla decisione del Tribunale amministrativo nel 2020.
  • Condannano le politiche securitarie e di esternalizzazione delle frontiere dell’Unione Europea, lesive dei diritti umani, e chiedono allo Stato tunisino di rispettare il diritto nazionale e internazionale applicabile alle persone in movimento nonché di rifiutare le politiche di esternalizzazione europee.

Organizzazioni firmatarie

  1. Ligue tunisienne des droits de l’homme – LTDH
  2. Forum Tunisien pour les Droits Economiques et Sociaux – FTDES
  3. Association Lina Ben Mhenni
  4. Calam
  5. Legal Agenda
  6. Association Intersection pour les Droits et les Libertés
  7. Avocats Sans Frontières – ASF
  8. Association Mada
  9. Comité de Vigilance pour la Démocratie en Tunisie
  10. International Service For Human Rights – ISHR
  11. L’association Sentiers-Massarib ب
  12. Beity
  13. WeYouth Organization
  14. Association TaQallam pour la liberté d’expression et de créativité 
  15. Association Ifriqiya
  16. Al Khatt
  17. Inkyfada
  18. African Business Leaders
  19. Aswat Nissa
  20. Association Tunisienne de Défense des Libertés Individuelles – ADLI
  21. No Peace Without Justice
  22. Association Nachaz-Dissonances
  23. Coalition Tunisienne Contre la Peine de mort – CTCPM 
  24. Organisation Contre la Torture en Tunisie – OCTT – 
  25. Association pour la Promotion du Droit à la Différence – ADD
  26. Comité pour le Respect des Libertés et des droits de l’Homme en Tunisie – CRLDHT
  27. Fédération des Tunisiens pour Une citoyenneté des deux rives – FTCR
  28. Union des Travailleurs immigrés Tunisiens – UTIT
  29. Al Bawsala
  30. Nawaat
  31. Stop Pollution
  32. DAMJ 
  33. Initiative Mawjoudin pour l’égalité
  34. Minority Rights Group – 
  35. Psychologues Du Monde Tunisie-PDMT
  36. Association L’ART RUE
  37. El Mouvma
  38. Mem.Med – Memoria Mediterranea
  39. EuroMed Rights
  40. Migreurop
  41. A Buon Diritto
  42. CCFD-Terre Solidaire
  43. ARCI
  44. Watch The Med – Alarm Phone
  45. Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione – ASGI

Che questa sia la realtà attuale della Tunisia, uno Stato di polizia, la presidente del Consiglio così come i ministri del governo che guida, lo sanno molto bene. Solo che non gliene importa un fico secco. Ciò che conta è che l’autocrate di Tunisi faccia al meglio il lavoro di gendarme del Mediterraneo. Il “Piano Mattei” si riduce a questo. 

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