Centinaia di dipendenti dell'Onu chiedono che l'offensiva israeliana a Gaza sia considerata 'genocidio'
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Centinaia di dipendenti dell'Onu chiedono che l'offensiva israeliana a Gaza sia considerata 'genocidio'

Centinaia di dipendenti dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) hanno sottoscritto una lettera interna chiedendo alla leadership dell’agenzia

Centinaia di dipendenti dell'Onu chiedono che l'offensiva israeliana a Gaza sia considerata 'genocidio'
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29 Agosto 2025 - 18.18


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Centinaia di dipendenti dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) hanno sottoscritto una lettera interna chiedendo alla leadership dell’agenzia di dichiarare che l’offensiva israeliana a Gaza costituisce un genocidio e di sollecitare gli Stati membri dell’ONU a sospendere la vendita di armi a Israele.

La lettera, lunga 1.100 parole e firmata da circa un quarto dei 2.000 dipendenti della sede di Ginevra e New York, sostiene che l’azione militare israeliana soddisfa i criteri legali per la definizione di genocidio e che, di conseguenza, la fornitura di armi, supporto logistico o finanziario alle autorità israeliane costituisce una chiara violazione del diritto internazionale.

Alcuni funzionari dell’OHCHR hanno espresso frustrazione per l’approccio del commissario Volker Türk, accusato di limitarsi a condannare Israele senza proporre misure concrete. «Criticare Israele non basta – ha dichiarato uno dei firmatari –. È necessario indicare con chiarezza quali obblighi giuridici spettano agli Stati per prevenire il genocidio e quali conseguenze legali rischiano leader politici, funzionari e imprese private».

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Un altro dipendente ha riconosciuto le dure critiche di Türk a Israele per le violazioni del diritto internazionale umanitario, ma ha giudicato la scelta di non parlare esplicitamente di genocidio come «politica e non legale».

Il testo della lettera sottolinea che, sulla base delle prove disponibili e delle valutazioni di esperti indipendenti nominati dall’ONU, la soglia giuridica per il genocidio è stata raggiunta. «L’Ufficio ha la responsabilità legale e morale di denunciare gli atti di genocidio», si legge, aggiungendo che «non farlo compromette la credibilità stessa delle Nazioni Unite e del sistema dei diritti umani».

Le Nazioni Unite hanno ricordato che solo un tribunale internazionale può dichiarare ufficialmente un genocidio, un processo che può richiedere anni. La Corte internazionale di giustizia (CIG) ha già stabilito nel gennaio 2024 che l’accusa di genocidio contro Israele era “plausibile” e ha ordinato a Tel Aviv di adottare misure immediate per prevenire simili crimini e garantire l’ingresso degli aiuti umanitari a Gaza.

Secondo dati riportati da organizzazioni umanitarie, l’offensiva israeliana ha causato oltre 63.000 morti, in gran parte civili, più di 150.000 feriti e lo sfollamento della quasi totalità della popolazione di 2,3 milioni di persone. Esperti indipendenti sostenuti dall’ONU hanno inoltre dichiarato la presenza di carestia in alcune aree del territorio.

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Israele respinge con fermezza le accuse, definendole «oltraggiose e false», sostenendo di agire in legittima difesa dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, che provocò 1.200 vittime e il sequestro di 251 ostaggi.

In risposta alla lettera, Türk ha riconosciuto le “preoccupazioni importanti” sollevate dai dipendenti e ha ribadito l’impegno a chiedere responsabilità anche in merito ai trasferimenti di armi. Un portavoce dell’OHCHR ha ricordato che l’Ufficio opera in circostanze difficili, sotto accuse di faziosità e antisemitismo, ma che ha costantemente denunciato il rischio crescente di crimini atroci, inclusi crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio.

Il ministero degli Esteri israeliano, interpellato da Reuters, ha dichiarato di non rispondere a «lettere interne di dipendenti ONU, false, infondate e accecate da un odio ossessivo verso Israele».


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