“E’ spaventoso vivere in un Paese in guerra, e nello stesso tempo amare il proprio Paese. È spaventoso”.
Questo è un passo di una delle tante lettere sulla guerra che un giornale on line raccoglie dall’Ucraina e dalla Russia. Lettere firmate solo col nome di battesimo, per la prudenza che vale in un lato e nell’altro.
Questa bella lettera, spiega come meglio non si potrebbe, lo spirito di chi vive la guerra da quell’altro lato, dalla parte di chi ha iniziato:
“Quando è iniziata la guerra, non avevo ancora 18 anni, non avevo ancora votato, non ho eletto una sola persona che ha deciso di iniziare questo orrore…
Ricordo il giorno in cui tutto è iniziato, appena sveglia ho preso il telefono, erano le 9-10 del mattino, stavo male… Sul telefono hanno iniziato a comparire video e foto con le conseguenze dei primi attacchi all’Ucraina…
Sono uscito di casa inorridito, la prima immagine sinistra è stata un carro funebre che passava in strada. L’ho ricordato per il resto della mia vita, qualcosa dentro di me si era strappato per sempre…
All’inizio, come tutti, speravo in una rapida fine della guerra, ora sono passati quasi quattro anni e continuo a sostenere questa speranza.
A volte immagino una mattina di sole in cui apro Telegram e vedo la notizia che è tutto finito, che le persone non moriranno più e che cadrà l’enorme pietra che pesa sulla mia anima.
Quel giorno correrò in strada e dividerò con gli altri il mio sollievo, lo leggerò nei loro occhi.
Ma ora questi sono solo sogni.
In realtà, accadono le cose più terribili, muoiono così tante persone che è impossibile coglierne il numero.
Esercito il mio cuore a non indurirsi: quando leggo la notizia di nuovi morti, penso alle famiglie che perdono i propri cari, penso al loro terribile dolore.
Devi fare così, condividere questo dolore per non chiudere gli occhi sull’orrore.
È spaventoso indurirsi, è spaventoso diventare ciechi, è spaventoso vivere in un Paese in guerra, e nello stesso tempo amare il proprio Paese. È spaventoso”.