Gaza, Israele bombarda una tenda che ospitava sfollati: uccisa una bambina di 5 anni e suo zio
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Gaza, Israele bombarda una tenda che ospitava sfollati: uccisa una bambina di 5 anni e suo zio

Il complesso medico Nasser, a Khan Younis, ha riferito che l’attacco israeliano ha colpito una tenda nell’area costiera di al-Mawasi, nel sud della Striscia. Altre quattro persone, tra cui bambini, sono rimaste ferite.

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6 Gennaio 2026 - 10.48


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Israele ha lanciato intensi attacchi di artiglieria e con elicotteri nel sud della Striscia di Gaza, nonostante un cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti. Secondo le autorità locali, i bombardamenti hanno colpito una tenda che ospitava sfollati palestinesi, uccidendo una bambina di cinque anni e suo zio.

Le uccisioni di lunedì portano ad almeno 422 il numero dei palestinesi uccisi dalle forze israeliane dall’entrata in vigore della tregua, lo scorso ottobre, secondo il ministero della Sanità di Gaza.

Il complesso medico Nasser, a Khan Younis, ha riferito che l’attacco israeliano ha colpito una tenda nell’area costiera di al-Mawasi, nel sud della Striscia. Altre quattro persone, tra cui bambini, sono rimaste ferite.

L’esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito un combattente di Hamas che stava pianificando un attacco imminente contro le proprie forze. Tuttavia, non sono state fornite prove a sostegno di questa affermazione e non è chiaro se il comunicato si riferisse specificamente al bombardamento della tenda.

Nonostante il cessate il fuoco, le forze israeliane hanno continuato a effettuare attacchi quasi quotidiani su Gaza e a mantenere restrizioni sull’ingresso degli aiuti umanitari. Gran parte dell’enclave è stata devastata dalla guerra israeliana, che le autorità palestinesi definiscono genocidaria: circa l’88 per cento degli edifici risulta danneggiato o distrutto.

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La maggioranza dei due milioni di abitanti di Gaza vive oggi in tende, rifugi di fortuna o edifici parzialmente distrutti, nelle aree evacuate dalle truppe israeliane.

La Protezione civile palestinese ha riferito che lunedì un’altra abitazione, già danneggiata in precedenti bombardamenti israeliani, è crollata nel campo profughi di Maghazi, nel centro della Striscia, uccidendo un padre di 29 anni e suo figlio di otto anni.

In un comunicato successivo, il servizio di soccorso ha spiegato di non essere in grado di intervenire per rimuovere i pericoli causati dagli edifici danneggiati, a causa della mancanza di attrezzature e della persistente carenza di carburante.

Il cessate il fuoco a Gaza, concordato dopo oltre due anni di attacchi israeliani che hanno causato più di 71.000 morti, viene attuato per fasi. La prima fase prevede lo scambio di prigionieri e ostaggi, un aumento degli aiuti umanitari e la riapertura del valico di Rafah con l’Egitto.

Hamas ha liberato tutti gli ostaggi viventi ancora in suo possesso e restituito decine di corpi, tranne uno. Israele, dal canto suo, ha rilasciato quasi 2.000 detenuti e prigionieri palestinesi, compresi alcuni condannati all’ergastolo.

Tuttavia, le organizzazioni umanitarie denunciano che le restrizioni israeliane continuano a ostacolare l’arrivo degli aiuti e che il valico di Rafah resta chiuso. Il passaggio rappresentava da anni l’unico collegamento di Gaza con l’esterno, prima che l’esercito israeliano occupasse il lato palestinese nel maggio 2024.

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L’emittente israeliana Kan ha riferito il 1° gennaio che le autorità israeliane starebbero preparando la riapertura del valico “in entrambe le direzioni”, a seguito delle pressioni del presidente statunitense Donald Trump. Se confermata, la decisione segnerebbe un cambiamento rispetto alla precedente politica israeliana, che prevedeva l’apertura del valico esclusivamente per l’uscita dei residenti di Gaza verso l’Egitto. Tale linea aveva suscitato dure condanne da parte di governi regionali, tra cui Egitto e Qatar, che avevano messo in guardia contro il rischio di una pulizia etnica della Striscia.

La notizia ha riacceso le speranze tra i palestinesi. Tasnim Jaras, studentessa di Gaza City, ha detto ad Al Jazeera che il suo “sogno è che il valico apra, così da poter continuare gli studi”. Moaeen al-Jarousha, ferito durante la guerra, ha spiegato di dover lasciare Gaza per ricevere cure mediche all’estero: “Ho bisogno di un intervento urgente. Vivo in condizioni estremamente difficili”.

Secondo Hani Mahmoud di Al Jazeera, che riferisce da Gaza City, l’apertura del valico è attesa da tempo dalla popolazione. “Per molti non si tratta di viaggiare, ma di sopravvivere. I genitori chiedono accesso a cure mediche che sono state loro negate per oltre due anni. Gli studenti vedono in questo una possibilità di continuare la loro formazione. E molte famiglie sperano di potersi ricongiungere con parenti da cui sono separate da troppo tempo. Ma la speranza qui non è mai semplice: annunci simili sono già stati fatti in passato e spesso il valico è stato richiuso rapidamente”.

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Israele continua intanto a mantenere il controllo del 53 per cento della Striscia di Gaza. Testimoni hanno riferito che lunedì sono proseguite le demolizioni di abitazioni residenziali nel quartiere orientale di Zeitoun, a Gaza City.

L’esercito israeliano ha inoltre dichiarato di aver colpito un palestinese che aveva oltrepassato la cosiddetta “linea gialla”, un confine non segnato stabilito al momento dell’entrata in vigore della tregua, con l’obiettivo di “neutralizzare una minaccia”. Anche in questo caso, non sono state fornite prove a sostegno dell’affermazione.

Israele ha infine annunciato di aver condotto attacchi contro obiettivi di Hezbollah e Hamas nel sud e nell’est del Libano.

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