Sauditi ed Emiratini: conflitto per il controllo strategico dello Yemen, del Mar Rosso e del Golfo di Aden
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Sauditi ed Emiratini: conflitto per il controllo strategico dello Yemen, del Mar Rosso e del Golfo di Aden

Considerati i portabandiera della nuova linea “moderata”, lontana da ogni estremismo islamista, sauditi ed emiratini sono ai ferri cortissimi, per lo Yemen.

Sauditi ed Emiratini: conflitto per il controllo strategico dello Yemen, del Mar Rosso e del Golfo di Aden
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Riccardo Cristiano Modifica articolo

7 Gennaio 2026 - 16.43


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Molto tempo fa I migliori intellettuali arabi di orientamento panarabista sognavano uno stato arabo, possibilmente democratico. I più lungimiranti temevano che se non fosse andata così sarebbero emersi opposti nazionalismi fini a sé stessi e ai loro interessi.

Difficile dire se in questo timore rientrasse anche quello delle leadership a loro più vicine, quei partiti panarabisti che poi sarebbero diventati totalitari e ipernazionalisti. Ma il loro timore resta e la feroce disputa tra sauditi ed emeratini per l’egemonia sul Mar Rosso e il Golfo di Aden dimostra che non è tanto l’orientamento politico, quanto il proprio peso globale il solo motore della disputa. E se si conta quanti stati arabi, tra repubbliche, regni ed emirati, sono stati creati dopo il crollo dell’impero ottomano si capisce non solo perché il Medio oriente appaia tanto complesso, e spesso gli arabi siano uno contro l’altro. 

Considerati i portabandiera della nuova linea “moderata”, lontana da ogni estremismo islamista, sauditi ed emiratini sono ai ferri cortissimi, per lo Yemen. Tutto si è visto alla luce del sole quando i sauditi hanno bombardato la città portuale yemenita di Mukalla. Riyadh aveva appena accusato Abu Dhabi di inviare armi ai separatisti yemeniti: “Abu Dhabi così facendo minaccia la nostra sicurezza nazionale”.

Gli emiratini hanno ritirato qualche “esperto” di antiterrorismo, negato tutto, nessuna loro arma sarebbe stata spedita tramite Mukalla ai separatisti del Southern Transitional Council (STC) , che dopo aver combattuto gli Houti vuole l’indipendenza dello Yemen meridionale, ma in confini più ampi di quelli del passato, quando il bipolarismo mondiale determinava la divisione tra Yemen del Sud e Yemen del Nord. 

Ma la divisione dello Yemen sarebbe un colpo al cuore dell’Arabia Saudita, che è alleata del governo yemenita riconosciuto dalla comunità internazionale e che sostiene da almeno un decennio. In queste ore il ministro degli esteri saudita è atteso a Washington dal suo omologo Marco Rubio, la cui linea sembra quella dell’equidistante tra due suoi amici che litigano, che quindi li esorta a dialogare.

Ma il ritiro degli esperti di antiterrorismo emiratini non ha risolto la disputa: formalmente si dialoga ma la questione resta incandescente. In ballo c’è il controllo del Corno d’Africa e del Mar Rosso: Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita si disputano il controllo della principale via marittima tra tre continenti. Mantenendo lo Yemen unito e sotto il controllo dell’attuale governo l’Arabia saudita controllerebbe l’accesso al Golfo di Aden ed a Bab al Mandeb, se li perdesse perderebbe il controllo dell’accesso al Mar Rosso. Bab al Mandeb è quello stretto corso d’acqua che collega il Golfo di Aden al Mar Rosso e che fiancheggia la costa yemenita. 

Si può pensare che una partita del genere si possa risolvere in nome “degli interessi comuni”. Certo, fanno ancora esercitazioni militari comuni. Ma questo potrebbe far parte del disegno emiratino di procedere ad affermarsi come soggetto-leader senza sfidare apertamente l’orgogliosa Arabia Saudita. A contenere la disputa ovviamente c’è al-Qaida. In una situazione di scontro tra i due nemici è ovvio che il terzo goda, anche perché verrebbe meno il coordinamento tra le forze antiterrorismo. E’ questo che contiene lo scontro, almeno in parte; il rischio è alto per entrambi.

Questa minaccia, ritenuta esistenziale da entrambi, li ha a lungo uniti, addirittura anche al Qatar, ai ferri corti con entrambe le corone  viste le sue simpatie per il nemico giurato di entrambe, la Fratellanza Musulmana. Ma il piano emiratino, il loro obiettivo di prendere il controllo del fianco meridionale dello Yemen, è antico e Abu Dhabi non sembra demordere.

La vicenda dei turisti bloccati nell’arcipelago di Socotra ci dice che gli emiratini non si sono fermati sulla costa: a Socotra si va con vista emiratino. I sauditi dunque avevano accettato, o trangugiato, questo calice abbastanza amaro, ma gli emiratini non si sono fermati, i loro alleati hanno preso il controllo di un’altra area strategica, che confina per centinaia di chilometri con l’Arabia Saudita. E proprio da lì gli amici di Abu Dhabi hanno annunciato la loro intenzione di dichiararsi indipendenti aderendo ai Patti di Abramo, come ha fatto Abu Dhabi. I sauditi invece aspettano, e non gradiscono che altri li scavalchino riducendo il loro peso negoziale. Per i sauditi dunque  la misura era colma e questa spiega la loro azione militare contro gli armamenti emiratini  nello Yemen. Anche perché tutti sanno che dall’altra parte del Mar Rosso, in Sudan, è proprio Abu Dhabi che sta sostenendo con forza i ribelli delle Rapid Support Forces accusati di terribili crimini di guerra nel Darfur. E invece di fermarsi, è a tutti noto che vogliono arrivare proprio sul Mar Rosso.

E sul Mar Rosso è anche il Somaliland, che è stato riconosciuto da Israele, mossa bocciata dagli arabi ad eccezione degli emiratini. L’Arabia Saudita, che ha un esercito meno professionalmente addestrato di quello emiratino, ma con l’azione compiuta contro Mukalla ha ribadito che il suo è più grande, e questo conta. La disputa però non è risolta. 

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