Così Trump ha trasformato l’Ice in una nuova Gestapo
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Così Trump ha trasformato l’Ice in una nuova Gestapo

L’Ice sotto Trump agisce violento e arbitrario, provocando proteste a Minneapolis. Critiche denunciano abusi su cittadini e migranti, minacciando lo stato di diritto e l’Habeas Corpus.

Così Trump ha trasformato l’Ice in una nuova Gestapo
Protesta contro l'Ice
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Giovanna Musilli Modifica articolo

12 Gennaio 2026 - 18.02


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Gli Stati Uniti sono sull’orlo della guerra civile. 

L’Ice (Immigration and Customs Enforcement), la forza armata al servizio del Dipartimento per la sicurezza nazionale americana, da tempo compie una serie di violenze contro persone per lo più scelte a caso (probabilmente sulla scorta dei tratti somatici) che vengono aggredite, malmenate, deportate e in qualche caso – come quello di Renee Good – uccise. 

Quest’orrore, peraltro, è del tutto indipendente da eventuali notizie di reato, compresa la verifica della cittadinanza. Che si tratti di cittadini americani, o di immigrati con regolare permesso di soggiorno, o di migranti irregolari, poco conta. 

Cosa differenzi l’Ice dalla Gestapo, la polizia segreta della Germania nazista, non è chiarissimo. L’impostazione ideologica è meno articolata, ma egualmente razzista e fondata su una forma di nazionalismo biologico basato sul diritto di sangue. Fatto salvo che, nel caso dell’amministrazione Trump, si intende applicare una dottrina della purezza etnica a una società che è multietnica da quando è nata. 

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In aggiunta, gli Stati Uniti non sono il Terzo Reich, ma una repubblica federale, la cui storia – pur con tutte le ombre del caso – non ha mai conosciuto forme di governo autoritario: non ha conosciuto la monarchia assoluta, né l’Impero, né il fascismo o il nazismo nel secolo scorso. La Costituzione americana è la suprema espressione del liberalismo politico, essendo ispirata alla tutela dei diritti civili, alla divisione dei poteri, bilanciati da sapienti pesi e contrappesi, e a un raffinatissimo equilibrio fra le competenze federali e quelle dei singoli stati. 

Una forza armata federale che viola i diritti individuali delle persone fuori da ogni legalità costituzionale non è qualcosa che la società americana possa accettare serenamente, soprattutto se si tratta di cittadini americani. Infatti molte città si stanno riempiendo di cortei di protesta e Jacob Frey, il sindaco di Minneapolis, la città dove è stata assassinata Renee Good, ha definito “agenti del caos” i miliziani dell’ICE.

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Il tutto risulta ancora più incredibile se si pensa che l’amministrazione Trump da anni ha fatto della difesa dei valori occidentali contro varie forme di spectre internazionali – dai bolscevichi variamente disseminati nel mondo, all’Islam, alla cultura Woke, alle celeberrime lobby gender – il fulcro della propria propaganda. 

Bisognerebbe chiedere al presidente e al suo entourage quali valori occidentali ritenga di incarnare, visto che evidentemente non si riferisce allo stato di diritto, alla democrazia, alla tolleranza, alla sacralità della vita umana, alla presunzione d’innocenza. Tolti l’Illuminismo e il Cristianesimo, l’Occidente non è altro che un’espressione geografica priva di senso, con ogni evidenza. 

Allora, di fronte a qualcosa che mai avremmo immaginato potesse succedere negli Stati Uniti d’America, l’unico auspicio che i veri difensori dell’Occidente possano nutrire è che si ripristini al più presto lo stato di diritto, senza altro spargimento di sangue. 

E che si riparta dall’Habeas corpus

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