La frattura interna alla Lega emerge con chiarezza nell’aula della Camera durante il voto sulla risoluzione di maggioranza che proroga l’autorizzazione all’invio di aiuti militari all’Ucraina. A segnare lo strappo sono stati i deputati Rossano Sasso ed Edoardo Ziello, entrambi considerati vicini al vicesegretario Roberto Vannacci, che hanno votato contro il testo. Una scelta che li colloca apertamente in controtendenza rispetto alla linea ufficiale del partito e che apre ora a un nuovo fronte di scontro politico in vista dell’arrivo in Aula, a fine mese, del decreto Ucraina, sul quale annunciano battaglia parlamentare con la presentazione di emendamenti. Con loro ha votato contro anche Emanuele Pozzolo, deputato del gruppo Misto ed ex Fratelli d’Italia.
Il dissenso non si è manifestato soltanto attraverso i voti contrari. Dai tabulati emerge infatti che otto deputati della Lega risultano in missione e altri sette non hanno preso parte alla votazione, un dato che rafforza l’impressione di un partito attraversato da profonde divisioni sulla politica estera e sul sostegno a Kiev.
All’uscita dall’Aula, dopo le comunicazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto e il voto finale, Rossano Sasso ha respinto con decisione l’ipotesi di un suo addio alla Lega in seguito alla scelta compiuta: “E perché? Per essere stati coerenti. Ho votato secondo coscienza”. La componente più vicina a Vannacci continua infatti a opporsi all’invio di armi all’Ucraina e neppure la mediazione trovata dalla maggioranza, che nel decreto privilegia formalmente gli aiuti civili rispetto a quelli militari, è bastata a ricomporre lo strappo.
Sulla stessa linea Edoardo Ziello, che liquida il compromesso come un’operazione di facciata: “Al di là delle acrobazie lessicali, la sostanza non è cambiata”. Anche per lui la scelta è legata a una valutazione personale e politica insieme: “È una questione di coscienza. Dopo quattro anni di conflitto evidentemente la strategia adottata non sta portando ai risultati sperati sul raggiungimento della pace”. Alla domanda su una possibile uscita dalla maggioranza, Ziello ridimensiona la portata del voto: “Cosa c’entra? Su questioni di politica internazionale si vota secondo coscienza. Quella di oggi era una risoluzione, quello che conta è il decreto legge, che stanzia ancora i soliti aiuti militari come i decreti precedenti. C’è espressamente il richiamo al sostegno militare all’Ucraina, questo per una scelta politica. Nel momento in cui è sempre stato detto che noi siamo contrari all’invio di equipaggiamenti militari, per coerenza siamo passati dalle parole ai fatti”.
Mentre Ziello nega contatti diretti con Vannacci, noto per la sua posizione radicalmente contraria all’invio di armi a Kiev, Sasso non nasconde una convergenza di fondo. Interpellato sull’ipotesi di una nuova formazione politica riconducibile al generale, ammette: “È innegabile che abbiamo una sensibilità comune”.
Un quadro diverso emerge invece al Senato. Qui, il capogruppo leghista Massimiliano Romeo rivendica la compattezza del gruppo sul voto relativo alla stessa risoluzione: “Tutti i presenti, i senatori della Lega hanno votato a favore del provvedimento, il senatore Borghi non ha partecipato al voto”. Una precisazione che sottolinea, per contrasto, come la vera linea di frattura sul dossier Ucraina attraversi oggi soprattutto la rappresentanza del Carroccio alla Camera.