Trump annuncia un “quadro di accordo” sulla Groenlandia, ma prevale la diffidenza: “Non decide lui il nostro futuro”
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Trump annuncia un “quadro di accordo” sulla Groenlandia, ma prevale la diffidenza: “Non decide lui il nostro futuro”

L’annuncio di Donald Trump di un “quadro di un futuro accordo” che dovrebbe risolvere la questione della Groenlandia, dopo settimane di minacce sempre più aggressive, è stato accolto con profondo scetticismo dagli abitanti del territorio artico.

Trump annuncia un “quadro di accordo” sulla Groenlandia, ma prevale la diffidenza: “Non decide lui il nostro futuro”
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22 Gennaio 2026 - 11.39


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L’annuncio di Donald Trump di un “quadro di un futuro accordo” che dovrebbe risolvere la questione della Groenlandia, dopo settimane di minacce sempre più aggressive, è stato accolto con profondo scetticismo dagli abitanti del territorio artico. Ciò è avvenuto mentre i mercati finanziari rimbalzavano e i leader europei tiravano un sospiro di sollievo per la sospensione di nuovi dazi.

Poche ore dopo aver dichiarato, nel suo discorso al World Economic Forum, di voler ottenere la Groenlandia “inclusi diritto, titolo e proprietà”, salvo poi fare marcia indietro rispetto alle più bellicose minacce di intervento militare, Trump è tornato sui social annunciando “il quadro di un futuro accordo relativo alla Groenlandia” e ritirando la minaccia di dazi contro otto Paesi europei. In seguito, parlando con la rete economica CNBC subito dopo la chiusura di Wall Street, ha definito l’intesa “un’idea di accordo”.

«La giornata è finita meglio di come era iniziata», ha commentato il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen. «Ora sediamoci e cerchiamo di capire come affrontare le preoccupazioni americane sulla sicurezza nell’Artico, rispettando però le linee rosse del Regno di Danimarca».

Anche la presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, ha accolto positivamente la decisione di Trump. Più prudente, invece, il segretario generale della Nato Mark Rutte, che aveva negoziato l’intesa di mercoledì con il presidente americano e ha avvertito che resta “ancora molto lavoro da fare”.

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Interrogato da Fox News sull’eventualità che la Groenlandia resti parte del Regno di Danimarca nell’ambito dell’accordo, Rutte ha risposto che la questione non è stata affrontata, fornendo pochissimi altri dettagli. In seguito, un portavoce della Nato ha chiarito che Rutte non ha mai proposto alcun compromesso sulla sovranità della Groenlandia durante i colloqui con Trump.

Lo stesso Trump ha fornito pochi ulteriori particolari, limitandosi a dire che i negoziati proseguono su uno scudo di difesa missilistica statunitense che sarebbe in parte basato proprio in Groenlandia.

In Danimarca, però, non sono mancate reazioni di rabbia. Alcuni deputati, tra cui Sascha Faxe, hanno protestato per l’esclusione della Groenlandia dalle trattative di mercoledì.


«Non sono vere negoziazioni: sono due uomini che hanno avuto una conversazione», ha detto a Sky News. «Non può esserci un accordo senza la Groenlandia al tavolo».

Secondo alcune indiscrezioni dei media, il compromesso potrebbe prevedere la concessione agli Stati Uniti della sovranità su piccole porzioni di territorio groenlandese dove sorgono basi militari. Funzionari anonimi citati dal Telegraph hanno paragonato la proposta alle basi militari britanniche a Cipro, considerate territorio del Regno Unito.

Gli Stati Uniti godono già di un ampio accesso al territorio groenlandese e, in base a una serie di accordi – alcuni dei quali risalgono a decenni fa – hanno la possibilità di ampliarlo costruendo basi e svolgendo attività militari. Il nuovo quadro potrebbe inoltre consentire agli Usa di estrarre terre rare senza dover chiedere l’autorizzazione della Danimarca, sempre secondo il Telegraph.

Resta comunque poco chiaro se Copenaghen abbia effettivamente aderito all’accordo. Mercoledì sera Aaja Chemnitz Larsen, deputata groenlandese al parlamento danese, ha dichiarato che l’idea che la Nato possa avere voce in capitolo sulla sovranità del territorio o sulle sue risorse minerarie è “completamente fuori discussione”.

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Dopo giorni di tensioni crescenti che hanno segnato la più profonda frattura nelle relazioni transatlantiche da decenni – e che avevano portato il premier canadese Mark Carney a pronunciare martedì una dura requisitoria in difesa dell’ordine internazionale basato sulle regole – restano poco chiare le ragioni per cui Trump avrebbe deciso di fare un passo indietro.

La ministra degli Esteri svedese Maria Stenergard ha affermato che il lavoro degli alleati europei “ha avuto un effetto”, ribadendo che non si sarebbero lasciati “ricattare”. Il primo ministro olandese Dick Schoof ha parlato di un segnale di “de-escalation”, dopo che Trump aveva minacciato Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia con dazi del 10% a partire dal 1° febbraio per la loro opposizione a una presa di controllo statunitense della Groenlandia.

Altri osservatori hanno invece puntato il dito sulle turbolenze dei mercati finanziari. Le dichiarazioni più aggressive di Trump sulla Groenlandia, martedì, avevano provocato un brusco calo delle borse statunitensi. I mercati globali sono poi rimbalzati mercoledì, dopo l’annuncio del quadro di accordo e il ritiro della minaccia dei dazi.

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«Il mercato è risalito quando ha detto che non avrebbe usato la forza», ha osservato Mark Hackett, capo stratega di Nationwide a Boston. L’analista finanziario Matthew Smart ha aggiunto che “l’incertezza è stata semplicemente rimossa dai prezzi”.

Altri hanno ricordato come Trump abbia spesso adottato una strategia fatta di minacce crescenti seguite da improvvisi ripensamenti quando i mercati iniziano a crollare. Dopo aver ridimensionato la sua guerra commerciale globale nell’aprile dello scorso anno, in seguito a una débâcle dei mercati, il Financial Times coniò l’acronimo “Taco” – Trump Always Chickens Out – per descrivere questo schema ricorrente.

Secondo il sito statunitense Semafor, Trump sarebbe apparso irritato dall’andamento dei mercati in questi giorni e consapevole dei rischi enormi legati allo scontro con gli alleati europei.
«Paesi come Regno Unito, Belgio e Francia detengono migliaia di miliardi di dollari in asset statunitensi come i titoli del Tesoro. Se decidessero di venderli, i tassi d’interesse potrebbero schizzare alle stelle», ha scritto Semafor.

In Groenlandia, però, l’annuncio di Trump è stato accolto soprattutto con diffidenza.
«Sta mentendo», ha detto un uomo a Nuuk, la capitale, intervistato dall’agenzia AFP.
Un sentimento condiviso anche da Anak, operatrice socio-sanitaria, che ha dichiarato sempre all’AFP: «La Groenlandia appartiene ai groenlandesi».

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