Greg Bovino, alto dirigente della US Border Patrol e figura chiave delle aggressive operazioni anti-immigrazione di Trump, continua a difendere la morte di Alex Pretti senza alcuna prova. Intervistato su CNN, ha cercato di giustificare l’uccisione sostenendo che Pretti stesse “impugnando un’arma” – nonostante i video mostrino chiaramente il contrario: il giovane teneva solo un telefono quando è stato placcato a terra dagli agenti federali.
Pretti era legalmente armato, ma in nessun momento ha minacciato nessuno. Eppure Bovino, con arroganza e cinismo, ha cercato di ribaltare la realtà: ha accusato la vittima di “commettere violenza, ostacolare o confondere la Border Patrol”, senza alcuna prova, insinuando che fosse colpevole di qualcosa.
“Si è inserito in quella scena del crimine… ha preso la decisione di andarci,” ha detto, cercando di far ricadere ogni responsabilità su chi è morto, ignorando il fatto che gli agenti hanno aperto il fuoco.
Di fronte alle immagini che smentiscono completamente le sue dichiarazioni, Bovino si è limitato a citare frammenti di dialoghi degli agenti, insistendo che Pretti avesse portato un’arma a una sommossa e avrebbe aggredito i federali. Ma è una menzogna spudorata, che mira a coprire l’omicidio e a legittimare la violenza dello Stato.
Ha rifiutato di chiarire se l’arma sia stata effettivamente sparata o quanti agenti abbiano premuto il grilletto, continuando a definire “vittime” gli agenti e non la persona uccisa. Bovino non è un semplice funzionario: è un mezzo fascista che, con arroganza, semina terrore, disinformazione e ingiustizia, trasformando la morte di un uomo disarmato in un tentativo di propaganda.
