Greg Bovino, discendente di immigrati calabresi, oggi difende l’omicidio di Alex Pretti come se fosse un atto di coraggio, e mente spudoratamente davanti a telecamere e microfoni. Se i suoi antenati, partiti con le valigie di cartone e il sudore sulla pelle, avessero incontrato un uomo come lui appena sbarcati in America, non sarebbero sopravvissuti: sarebbero stati sterminati appena toccata terra, o abbandonati a morire in mare su una nave respinta, dimenticati dai registri, ignorati dai giornali.
E invece, generazione dopo generazione, Bovino ha scelto un’altra strada: quella della violenza istituzionale, della menzogna sistematica e della propaganda. Difende la morte, trasforma le vittime in colpevoli e riduce la verità a un fotogramma, a una parola detta male, a un dettaglio insignificante. Alex Pretti teneva un telefono in mano, non un’arma. Ma Bovino ribalta la realtà, la piega al suo potere, la spaccia per legge. È il figlio di chi cercava dignità e libertà che diventa carnefice, guardiano della brutalità e mentore dell’impunità.
Ogni apparizione televisiva, ogni dichiarazione pubblica, è un atto di violenza morale. I suoi antenati lo guarderebbero e non riconoscerebbero il loro sangue: lo respingerebbero in mare, lo cancellerebbero dalla storia della sopravvivenza. Bovino non difende la sicurezza: legittima l’omicidio. Non protegge cittadini: protegge se stesso, il potere, l’ordine come scusa per terrorizzare.
Questa è la crudeltà dei tempi: il sangue dei migranti trasformato in pedigree e poi calpestato; la memoria delle radici cancellata; la vita di chi è stato ucciso resa irrilevante. Bovino è l’ombra di un fascismo lento, burocratico, mediatico: quello che non ha bisogno di stivali perché usa distintivi, microfoni e menzogne seriali. Alex Pretti è morto; Bovino mente; e la storia lo giudica già senza appello.
Chi ha visto le immagini, chi ha ancora memoria di chi eravamo, sa che questo è tradimento: tradimento della propria storia, della propria gente e della legge. È la conferma che alcuni uomini dimenticano il sangue che li ha fatti arrivare fino a qui e scelgono di sparare a chi non ha colpa, raccontando bugie spudorate come verità.