Attaccato da anni come pericoloso, diseducativo, simbolo e strumento della crescente liquefazione delle nostre società, lo smartphone trova i giorni del suo riscatto sociale e civico. Il mondo infatti ci racconta la stessa storia da due prospettive opposte.
La prima è quella della mattanza di Tehran. Qui la disconnessione di Internet, assoluta e prolungata, ha nascosto i crimini perpetrati dal regime, documentati dagli smartphone dei manifestanti iraniani, che non devono essere visti. Ora si dice di voler aprire un po’, ma alla condizione che non si carichino filmati dagli smartphone, di nessun tipo. Dunque è ufficialmente riconosciuto che filmati di tanti smartphone contengono le prove di quel massacro che deve essere nascosto, occultato.
La seconda prospettiva è quella di Minneapolis dove Internet non è stata disconnessa. L’arma decisiva, lo smartphone con il quale scaricare on line i video su quanto accade realmente, è ancora valida e il mondo vede, sa. Nel freddo polare c’è chi testimonia. Se Trump ritirerà l’ICE da Minneapolis è per via degli smartphone e di chi li usa.
Dunque i nuovi dispositivi di cui tutti siamo armati possono essere rivoluzionari, civici, cioè testimoni. E’ questo lo strumento decisivo per dire al mondo cosa accade, chi uccide chi. O per costringere a chiudersi al mondo, rintanarsi nel buio, rendendo quindi evidente che anche lì gli smartphone sono testimoni.
La tecnologia dunque si trasforma; da individualista, liquida, diviene strumento di difesa collettiva, testimone di ciò che si vorrebbe nascondere, una sorta di avvocato della verità, anche se occultata. Disconnettendo Internet gli ayatollah è come se avessero spento la luce, lasciando il loro Paese nel buio dove tutto poteva essere perpetrato nella complicità dell’oscurità. Dunque hanno confermato che i telefoni e Internet sono la luce. Trump invece ha dimostrato che capovolgere la verità degli smartphone non è stato possibile. Forse nelle prossime ore la popolazione coadiuvata dai suoi smartphone otterrà ciò che voleva. Chissà.
Una mobilitazione per ciò che si riesce a far vedere e ciò che ci viene impedito di vedere e per ciò che riesce a farci vedere nonostante tutto sarebbe il modo migliore per dimostrare che le nuove tecnologie possono essere anche uno strumento di risveglio, amicizia e solidarietà.
Lo smartphone non ha smarrito in questi giorni i suoi pericoli, dei è almeno facilitatore, ma ha anche dimostrato che questo strumento può essere un’alternativa, di una forza impressionante.