I procuratori dello Stato francesi hanno chiesto ai giudici della corte d’appello di confermare l’interdizione di cinque anni dalle competizioni elettorali inflitta alla leader dell’estrema destra Marine Le Pen, condannata per l’appropriazione indebita di fondi del Parlamento europeo nel caso dei cosiddetti “falsi assistenti”.
Se i giudici accoglieranno la richiesta, Le Pen con ogni probabilità non potrà candidarsi alle elezioni presidenziali francesi del 2027.
L’accusa ha inoltre raccomandato una condanna a quattro anni di reclusione, di cui tre con sospensione condizionale e uno da scontare agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, oltre a una multa di 100.000 euro.
“La gravità dei fatti contestati rende inadeguata qualsiasi altra sanzione”, ha dichiarato martedì uno dei procuratori, Stéphane Madoz-Blanchet.
La decisione finale sulla pena spetterà a un collegio di giudici d’appello, che impiegherà diversi mesi per deliberare e pronunciare il verdetto “prima dell’estate”.
Le Pen, 57 anni, leader del Rassemblement National (RN) e figura centrale della destra anti-immigrazione, era considerata fino a poco tempo fa una delle principali favorite per le prossime presidenziali, prima di essere interdetta con effetto immediato dalla possibilità di candidarsi per cinque anni, dopo la condanna dello scorso marzo per un sistema esteso e duraturo di impieghi fittizi al Parlamento europeo.
La dirigente dell’RN ha presentato appello contro quella sentenza e il nuovo processo davanti alla corte d’appello di Parigi è ormai alle battute finali. Le Pen punta ad annullare la condanna per poter correre per l’Eliseo nel 2027. In aula ha sostenuto che non esistesse alcun “sistema” organizzato dal suo partito per dirottare illegalmente fondi europei.
Ma i procuratori, riassumendo martedì le accuse, hanno affermato che Le Pen fosse al centro di un meccanismo “pensato”, “centralizzato” e quasi “industriale” di appropriazione indebita di fondi del Parlamento europeo.
Secondo l’accusa, tra il 2004 e il 2016 il denaro pubblico destinato a pagare gli assistenti parlamentari degli eurodeputati, che avrebbero dovuto lavorare a Strasburgo o Bruxelles, veniva sistematicamente utilizzato dal partito per retribuire personale impiegato in Francia, in violazione delle regole dell’Europarlamento.
Quei lavoratori, hanno sottolineato i procuratori, non svolgevano alcuna attività collegata al Parlamento europeo. Il danno stimato ai fondi europei ammonta a 4,8 milioni di euro. All’epoca il partito, allora denominato Front National, avrebbe ottenuto risparmi considerevoli grazie a questo sistema, ampiamente documentato da scambi di email e documenti interni.
Uno dei procuratori, Thierry Ramonatxo, ha inoltre criticato duramente Le Pen per gli attacchi pubblici rivolti ai giudici dopo la condanna dello scorso anno, quando parlò di una “tirannia delle toghe” intenzionata a impedirle di candidarsi a una presidenza che avrebbe potuto vincere.
Ramonatxo ha ricordato che i magistrati applicano semplicemente leggi votate dai rappresentanti eletti dal popolo e ha accusato Le Pen di aver “scelto di attaccare i giudici sul piano politico invece di interrogarsi sulle contestazioni mossele”.
“Parlare di ‘tirannia dei giudici’, di ‘violazione dello Stato di diritto’ o di ‘assassinio politico’ non rientra nel dibattito giudiziario di una società democratica”, ha detto. “Non è un confronto di idee, ma un tentativo di screditare l’azione giudiziaria nel suo complesso”.
Secondo Ramonatxo, questo clima è pericoloso e ha già esposto i giudici a minacce di morte. “Parlare di un complotto dei giudici non è un argomento, è un riflesso di ripiegamento ogni volta che la causa appare persa”, ha aggiunto.
Il procuratore ha anche rilevato il “cambio di tono” adottato da Le Pen davanti alla corte d’appello, più pacato rispetto alla conferenza stampa e alle interviste fortemente polemiche contro la magistratura rilasciate dopo la sentenza di primo grado.
I procuratori non hanno chiesto che l’interdizione quinquennale entri in vigore immediatamente. Tuttavia, anche senza l’effetto immediato, una sanzione di questa durata renderebbe di fatto impossibile per Le Pen candidarsi alle presidenziali della prossima primavera.
In aula, seduta in prima fila, Le Pen ha preso appunti e scosso la testa mentre l’accusa esponeva le imputazioni contro di lei e contro altri dieci esponenti del partito che hanno presentato appello. Altri tredici condannati lo scorso anno non hanno impugnato la sentenza.
All’esterno del tribunale, prima delle conclusioni dell’accusa, Le Pen aveva detto ai giornalisti: “Sono credente, quindi credo nei miracoli”.
Le arringhe finali della difesa sono previste per la prossima settimana. Se Le Pen verrà definitivamente esclusa dalle competizioni elettorali, la sua candidatura sarebbe sostituita da quella del suo delfino e presidente del partito, Jordan Bardella, 30 anni.
Negli ultimi tempi Le Pen ha iniziato a indicare apertamente Bardella come alternativa credibile, dichiarando il mese scorso a La Tribune Dimanche: “Jordan Bardella può vincere al posto mio”. Qualunque sia l’esito, ha aggiunto, il suo partito resterà dominante e “le nostre idee sopravvivranno”.
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