Il governo del Belgio ha convocato l’ambasciatore degli Stati Uniti Bill White dopo che il diplomatico ha accusato il Paese di antisemitismo intervenendo in un caso giudiziario legato alla circoncisione rituale ebraica.
Il ministro degli Esteri Maxime Prévot ha definito le dichiarazioni dell’ambasciatore «pericolosa disinformazione», chiedendogli di rispettare le istituzioni belghe e l’indipendenza della magistratura. Secondo il ministro, attacchi personali e interferenze di questo tipo violano le norme diplomatiche.
Le autorità stanno indagando su tre uomini nella città di Anversa sospettati di aver praticato circoncisioni rituali senza la formazione medica richiesta dalla legge. La polizia ha effettuato perquisizioni nelle loro abitazioni lo scorso maggio.
In un messaggio sui social media, White ha definito l’indagine una forma di «molestia antisemita» e ha invitato il ministro della Salute belga a introdurre una norma che consenta ai mohel — i ministri religiosi ebraici che praticano la circoncisione tradizionale — di svolgere legalmente questa attività nel Paese. La circoncisione rituale non è vietata negli Stati Uniti, anche se alcune pratiche considerate più rischiose sono state oggetto di controversie in comunità ebraiche ortodosse.
«Qualsiasi suggerimento che il Belgio sia antisemita è falso, offensivo e inaccettabile», ha replicato Prévot, ribadendo che la lotta contro antisemitismo, odio e discriminazione è «una priorità assoluta» per il Paese e che definire il Belgio antisemita «mina la vera lotta contro l’odio».
L’ambasciatore statunitense ha poi risposto sostenendo che non basta affermare di rispettare la legge e di non essere antisemiti, lasciando intendere che, a suo giudizio, le due cose non sarebbero compatibili in questo caso. White ha inoltre annunciato l’intenzione di visitare ad Anversa i tre uomini sotto indagine, invitando il ministro della Salute belga ad accompagnarlo.
Il ministro degli Esteri ha ricordato che la legislazione belga consente la circoncisione rituale quando viene eseguita da un medico qualificato nel rispetto di rigorosi standard sanitari e di sicurezza, precisando di non poter commentare un’indagine ancora in corso.