Iran: la storia ha dimostrato che non finisce mai bene un cambio di regime imposto dall'esterno
Top

Iran: la storia ha dimostrato che non finisce mai bene un cambio di regime imposto dall'esterno

Quale scelta tra la peste e il colera? Quante volte ho sentito ripetermi: sono contento della caduta di un dittatore, di un regime teocratico (taleban, Saddam) ma non di come è avvenuta

Iran: la storia ha dimostrato che non finisce mai bene un cambio di regime imposto dall'esterno
Bombardamenti in Iran
Preroll

Giuliana Sgrena Modifica articolo

1 Marzo 2026 - 13.27


ATF

Quale scelta tra la peste e il colera? Quante volte ho sentito ripetermi: sono contento della caduta di un dittatore, di un regime teocratico (taleban, Saddam) ma non di come è avvenuta. Sia in Afghanistan che in Iraq per un intervento degli Usa e accoliti. La storia ha dimostrato che non finisce mai bene un cambio di regime imposto dall’esterno: in Afghanistan sono tornati al potere i taleban, dopo vent’anni dalla loro cacciata e con l’accordo di chi li aveva combattuti, l’Iraq è dominato da partiti religiosi, soprattutto sciiti (circa il 60 per cento della popolazione) alleati di Tehran.

Eppure, i fallimenti non fanno storia per Trump e Netanyahu che ci riprovano con l’Iran. Ma la strada non è spianata da un intervento sul terreno, almeno quello hanno imparato quanto sia inutile e costoso, anche in vite umane, e non basta l’eliminazione della guida spirituale Khamenei. Gli ayatollah al potere per mandato di dio, non possono arrivare a compromessi come i venezuelani più pragmatici, il popolo iraniano è nazionalista e orgoglioso e non accetta ordini da Israele che lo invita alla sollevazione. Gli iraniani non hanno aspettato ordini dall’esterno per iniziare la loro rivoluzione contro il regime degli ayatollah e sono state le donne con il movimento «Donna, vita, libertà» le prime a sfidarlo apertamente. 

Leggi anche:  Putin definisce l'uccisione di Khamenei una "Cinica violazione di tutte le norme della morale umana"

L’aggressione militare di Trump e Netanyahu rischia di rafforzare la repressione che ha già mietuto circa trentamila vittime, perché l’occidente non ha fatto i conti con i pasdaran e non basta metterli, come ha fatto l’Europa, sulla lista delle organizzazioni terroristiche per eliminarli, anzi. Per non parlare dell’Italia che l’aveva proposto. Questo mette in evidenza solo la miopia e l’inadeguatezza dell’Europa che non sa reagire alla follia bellica di Trump e Netanyahu che nel disprezzo di popoli come quello iraniano, dopo il genocidio dei palestinesi, pensano di mantenersi al potere alimentando conflitti. 

Abbiamo contribuito al negoziato tra Usa e Iran, ha affermato il ministro degli esteri Tajani. Ma dove e quando? Peraltro, un negoziato che si è rivelato solo una trappola per giustificare l’intervento militare. Mentre la premier Meloni condanna gli attacchi iraniani ai paesi del Golfo! L’essere servi di Trump non prevede nemmeno di essere avvisati degli attacchi all’Iran, tanto che il ministro Crosetto era in vacanza con la famiglia a Dubai, dove è rimasto bloccato.

Leggi anche:  Trump annuncia maxi-operazione militare contro l’Iran e apre una nuova fase di incertezza

Nella diaspora ci sono anche iraniani che hanno applaudito all’azione americana e che mirano al ritorno al potere dello scià, l’erede di Reza Pahlavi, deposto da una rivoluzione nel 1978. Purtroppo, allora la rivoluzione fu egemonizzata da Khomeini che aveva eliminato (fisicamente) la componente laica e democratica dell’opposizione allo Scia. Dopo quasi cinquant’anni e diverse rivolte contro il regime teocratico, sta riprendendo forza una nuova rivoluzione che riunisce tutta l’opposizione: donne, uomini, giovani, anziani, diverse confessioni e, per la prima volta, anche etnie – sollecitate a dividersi da Israele. Ma soprattutto la crisi economica ha provocato la rivolta anche dei bazari, che erano stati determinanti nella caduta dello scià. 

L’incognita per il futuro è rappresentata dalla mancanza di una leadership politica che possa tenere insieme queste forze per governare il paese.

Native

Articoli correlati