In Iran Mojtaba Hosseini Khamenei nuova Guida Suprema: alla teocrazia succede la teocrazia

La nomina segna un passaggio delicato e potenzialmente destabilizzante nella politica della Repubblica islamica, già scossa dall’escalation militare con Israele e dagli attacchi congiunti di Stati Uniti e Tel Aviv.

In Iran Mojtaba Hosseini Khamenei nuova Guida Suprema: alla teocrazia succede la teocrazia
Mojtaba Hosseini Khamenei
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9 Marzo 2026 - 17.14


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Mojtaba Hosseini Khamenei, secondo figlio dell’ex Guida suprema Ayatollah Ali Khamenei, è stato nominato nuovo Guida suprema dell’Iran, hanno confermato domenica i media statali.

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La nomina segna un passaggio delicato e potenzialmente destabilizzante nella politica della Repubblica islamica, già scossa dall’escalation militare con Israele e dagli attacchi congiunti di Stati Uniti e Tel Aviv. Mojtaba Khamenei non ha mai ricoperto incarichi elettivi. Eppure da anni esercita un’influenza significativa dietro le quinte del potere iraniano, lavorando all’interno dell’ufficio del padre e costruendo legami profondi con l’apparato di sicurezza della Repubblica islamica, in particolare con i Guardiani della Rivoluzione (IRGC). Questa rete di relazioni lo ha reso una figura chiave nei delicati equilibri del sistema politico iraniano, nonostante la sua scarsa visibilità pubblica.

Nelle ore successive alla nomina, migliaia di persone sono scese in strada a Teheran per celebrare la nuova leadership, in un clima che mescola mobilitazione patriottica e forte tensione regionale. Il nuovo leader è considerato un esponente della linea più dura del regime, con posizioni fortemente radicate nell’apparato di sicurezza e una visione intransigente nei confronti di Israele e dell’Occidente.

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La sua ascesa avviene però in un contesto estremamente pericoloso. Michael Eisenberg, imprenditore israelo-americano e consigliere del primo ministro Benjamin Netanyahu, ha dichiarato alla CBS che la posizione della nuova Guida suprema comporta oggi un rischio personale senza precedenti. «Il lavoro più rischioso in questo momento è essere il nuovo ayatollah», ha detto Eisenberg. «È un incarico ad altissimo rischio».

Secondo Eisenberg, le autorità israeliane avrebbero chiarito che tutte le figure di vertice del sistema politico iraniano possono essere considerate obiettivi militari. Il messaggio rivolto agli eventuali candidati ai ruoli più alti sarebbe stato esplicito: «Non accettate quei posti».

Anche il Mossad ha alimentato questa percezione di vulnerabilità. Nei giorni scorsi l’agenzia di intelligence israeliana ha pubblicato sui social un messaggio in cui suggeriva che il destino della futura leadership iraniana fosse già segnato. L’immagine allegata mostrava una serie di alti religiosi iraniani cadere uno dopo l’altro come tessere di domino, un chiaro riferimento alla strategia israeliana di colpire i vertici del potere a Teheran.

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In questo clima di minacce e propaganda, la nomina di Mojtaba Khamenei rischia di accentuare ulteriormente la radicalizzazione dello scontro regionale. La Repubblica islamica si trova ora a dover riaffermare la propria stabilità interna mentre affronta una pressione militare e diplomatica crescente. Allo stesso tempo, la scelta di una figura percepita come erede dinastico del precedente leader potrebbe alimentare tensioni anche all’interno dell’élite politica iraniana.

Per molti osservatori, la nuova leadership dovrà confrontarsi con una doppia sfida: consolidare il controllo sulle istituzioni e sull’apparato di sicurezza, e allo stesso tempo gestire una crisi geopolitica che rischia di trasformare il Medio Oriente in un teatro di conflitto ancora più ampio. In questo scenario, la figura di Mojtaba Khamenei potrebbe diventare uno dei perni attorno a cui si definiranno i prossimi equilibri della regione.

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