Israele infierisce sul Libano: centinaia di vittime e crisi umanitaria mentre Beirut chiede la fine degli attacchi
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Israele infierisce sul Libano: centinaia di vittime e crisi umanitaria mentre Beirut chiede la fine degli attacchi

Il presidente del Libano, Joseph Aoun, ha presentato la scorsa settimana una proposta che prevede la cessazione degli attacchi israeliani contro Hezbollah e il dispiegamento dell’esercito libanese nel sud del Paese

Israele infierisce sul Libano: centinaia di vittime e crisi umanitaria mentre Beirut chiede la fine degli attacchi
Il primo ministro libanese Nawaf Salam
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13 Marzo 2026 - 18.40


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Il presidente del Libano, Joseph Aoun, ha presentato la scorsa settimana una proposta che prevede la cessazione degli attacchi israeliani contro Hezbollah e il dispiegamento dell’esercito libanese nel sud del Paese con il sostegno logistico internazionale, per assumere il controllo delle armi e dei depositi del movimento sciita. Durante un incontro con il segretario generale delle Nazioni Unite, Aoun ha avvertito che le operazioni militari di Israele stanno mettendo a rischio la stabilità dell’intera regione e ha invitato ad aprire negoziati tra Beirut e lo Stato israeliano.

Israele sostiene invece che il governo libanese non stia facendo abbastanza per disarmare Hezbollah e che quindi l’esercito israeliano debba intervenire direttamente. Intanto i bombardamenti continuano a colpire il territorio libanese, aggravando una crisi già drammatica per la popolazione civile.

Durante una visita a sorpresa nel Paese, il segretario generale dell’Nazioni Unite, António Guterres, ha lanciato un appello d’emergenza da 308 milioni di dollari per finanziare nei prossimi tre mesi aiuti essenziali come cibo, acqua, assistenza sanitaria e supporto umanitario. Guterres ha spiegato che i combattimenti hanno già causato centinaia di vittime civili e costretto circa 850.000 persone a lasciare le proprie case. «Per anni il Libano ha aperto le sue porte a chi fuggiva dai conflitti. Ora il mondo deve mostrare al popolo libanese il massimo sostegno in questo momento di grave pericolo e di enorme bisogno», ha dichiarato.

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Il primo ministro libanese Nawaf Salam, dopo un incontro con Guterres per lanciare l’appello umanitario, ha chiesto la fine immediata degli attacchi israeliani e ha ribadito l’impegno del governo a disarmare Hezbollah. Salam ha sottolineato che «il Libano non ha scelto questa guerra» e ha criticato anche il lancio di razzi del movimento sciita verso Israele, affermando che «non esiste alcuna giustificazione per tenere in ostaggio un intero Paese». Secondo il premier, l’esercito libanese ha già smantellato più di 500 postazioni militari e depositi di armi di Hezbollah nel sud del Libano, respingendo le accuse israeliane secondo cui Beirut non starebbe agendo contro il gruppo. «Queste azioni non sono gesti simbolici», ha insistito.

Nonostante ciò, Israele ha annunciato un’ulteriore escalation delle operazioni militari. Il portavoce dell’esercito israeliano, il generale di brigata Effie Defrin, ha dichiarato che l’aviazione ha colpito una direzione dell’intelligence iraniana mentre erano presenti funzionari di alto livello, oltre ad altri centri di comando e siti di produzione e stoccaggio di missili sia in Iran sia in Libano. Secondo l’esercito israeliano, gli attacchi «stanno continuando e si stanno intensificando» e nei prossimi giorni verranno inviati altri reparti combattenti verso il confine settentrionale.

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L’esercito israeliano sostiene di aver già colpito oltre 7.600 obiettivi in Iran e più di 1.100 in Libano. Ma mentre la macchina militare israeliana continua a martellare il territorio libanese con bombardamenti sempre più pesanti, cresce il timore internazionale che il Paese dei cedri venga trascinato in una devastazione ancora più profonda, con una popolazione civile già stremata che paga il prezzo più alto di un conflitto che rischia di incendiare l’intero Medio Oriente.

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