Il bilancio delle vittime in Libano continua a salire mentre si espande l’operazione militare lanciata da Israele contro il movimento sciita Hezbollah. Secondo il ministero della Salute libanese, almeno 886 persone sono state uccise, tra cui 38 operatori sanitari, a causa dei bombardamenti e delle operazioni militari israeliane.
Lunedì il governo guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu ha annunciato l’avvio di una incursione terrestre nel sud del Libano, sostenendo che l’obiettivo sia eliminare la presenza militare di Hezbollah lungo il confine. Il ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato che le truppe israeliane hanno iniziato una “manovra terrestre” e che centinaia di migliaia di civili libanesi evacuati non potranno tornare alle loro case finché Israele non riterrà neutralizzata la minaccia.
Le operazioni non si sono limitate alle aree di confine. Negli ultimi giorni raid aerei hanno colpito anche le periferie meridionali di Beirut, zone dove Hezbollah mantiene storicamente una forte presenza. Le immagini che arrivano dal terreno mostrano quartieri devastati, ambulanze sotto pressione e ospedali sovraccarichi.
Israele giustifica l’operazione sostenendo di voler distruggere le infrastrutture militari di Hezbollah nei villaggi a sud del fiume Litani e garantire sicurezza alle comunità israeliane del nord. Tuttavia, in Libano e nel mondo arabo cresce la convinzione che l’offensiva stia colpendo in modo massiccio la popolazione civile, trasformando intere zone del Paese dei Cedri in nuovi teatri di distruzione.
Critici dell’operazione sostengono che la minaccia rappresentata da Hezbollah venga utilizzata come giustificazione per un’azione militare su larga scala, che sta causando migliaia di sfollati e un numero crescente di vittime tra civili e personale sanitario. L’accusa più dura è che il Libano stia pagando il prezzo di uno scontro regionale più ampio, in cui la popolazione rimane intrappolata tra bombardamenti e crisi umanitaria.
Intanto, mentre l’offensiva prosegue e il bilancio delle vittime continua a crescere, nel Paese aumenta la paura che il conflitto possa trasformarsi in una guerra ancora più ampia, con conseguenze devastanti per la stabilità della regione.
