Cisgiordania, famiglia con due bambini sterminata dal fuoco israeliano: cresce l’allarme per l’impunità
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Cisgiordania, famiglia con due bambini sterminata dal fuoco israeliano: cresce l’allarme per l’impunità

Quattro morti, tra cui due bambini, dopo che soldati israeliani aprono il fuoco su un’auto a Tammun. ONG e testimoni denunciano un uso eccessivo della forza e ostacoli ai soccorsi

Cisgiordania, famiglia con due bambini sterminata dal fuoco israeliano: cresce l’allarme per l’impunità
Funerali palestinese ucciso
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17 Marzo 2026 - 16.45


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Quattro membri di una famiglia palestinese, tra cui due bambini, sono stati uccisi quando soldati israeliani hanno aperto il fuoco su un’auto nel nord della Cisgiordania occupata, in un episodio che alimenta nuove accuse di uso sproporzionato della forza e di sistematica impunità.

Secondo il ministero della Salute palestinese, le vittime sono Ali Odeh, sua moglie Waed Odeh e due dei loro figli. La Mezzaluna Rossa Palestinese ha riferito che i genitori e i bambini uccisi sono stati colpiti alla testa, mentre gli altri due figli sopravvissuti presentavano ferite da schegge.

I soccorritori hanno inoltre accusato le forze israeliane di aver ritardato l’accesso delle ambulanze, impedendo un intervento tempestivo. Secondo testimonianze raccolte sul posto, il veicolo della famiglia sarebbe stato crivellato di colpi nel centro della città di Tammun, un’area sottoposta a presenza militare israeliana quotidiana.

In una dichiarazione congiunta, l’esercito e la polizia israeliana hanno sostenuto che i soldati hanno aperto il fuoco dopo che l’auto avrebbe accelerato verso di loro durante un’operazione contro sospetti militanti. L’incidente, hanno aggiunto, è oggetto di indagine. Tuttavia, la ricostruzione ufficiale contrasta con quella dei familiari e dei testimoni.

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Najah al-Subhi, nonna delle vittime, ha raccontato che la famiglia stava tornando da Nablus, dove aveva acquistato vestiti per l’Eid al-Fitr, la festività che segna la fine del Ramadan. I due bambini sopravvissuti, ha detto, hanno riportato ferite alla testa e agli occhi.

Il sindaco di Tammun, Sameer Basharat, ha dichiarato che l’auto è stata colpita nel cuore del centro abitato, sottolineando come l’episodio si inserisca in un contesto di crescente pressione militare sulla popolazione locale. Negli ultimi mesi, ha aggiunto, residenti sono stati sfrattati, l’accesso ai terreni agricoli è stato limitato e vaste aree sono state sequestrate in vista della costruzione di nuove infrastrutture di separazione.

Organizzazioni per i diritti umani parlano di un modello consolidato. Il gruppo israeliano B’tselem ha riferito che l’auto della famiglia Odeh presentava numerosi fori di proiettile e ha denunciato che uno dei bambini feriti sarebbe stato sottoposto a un interrogatorio “violento” da parte dei militari.

Secondo Yesh Din, i casi in cui soldati israeliani vengono effettivamente perseguiti restano estremamente rari: meno dell’1% delle denunce presentate tra il 2016 e il 2024 ha portato a incriminazioni. “Non esiste un meccanismo efficace per garantire responsabilità”, ha dichiarato l’organizzazione.

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L’uccisione della famiglia Odeh si inserisce in un’escalation più ampia in Cisgiordania, dove coloni e forze israeliane hanno già ucciso almeno otto palestinesi dall’inizio dell’attuale conflitto regionale legato all’Iran. Dall’inizio del 2026, secondo le Nazioni Unite, le vittime palestinesi nell’area sono almeno 18, tra cui diversi uccisi da coloni.

Nel frattempo, le restrizioni imposte da Israele hanno ulteriormente aggravato la situazione. Centinaia di checkpoint e barriere stradali limitano gli spostamenti di civili, ambulanze e merci, rendendo difficile l’accesso ai soccorsi e incidendo pesantemente sulla vita quotidiana.

Dati recenti indicano anche un aumento della violenza dei coloni: oltre 100 episodi documentati in poche settimane in decine di comunità palestinesi.

In questo contesto, la morte di un’intera famiglia, inclusi due bambini, rischia di diventare non un’eccezione, ma l’ennesimo episodio di una spirale di violenza che continua a colpire soprattutto i civili — senza che emergano segnali concreti di responsabilità o di inversione di rotta.

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