Trump e Ice, al piccolo Liam e alla sua famiglia negata la richiesta d'asilo: ora c'è il rischio espulsione

A un mese e mezzo dalla liberazione dal centro di detenzione in Texas — dove il bimbo di cinque anni era stato condotto con il padre dopo il loro arresto a Minneapolis — la famiglia Conejo Ramos sembra ricadere nell'incubo dell'espatrio forzato

Trump e Ice, al piccolo Liam e alla sua famiglia negata la richiesta d'asilo: ora c'è il rischio espulsione
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21 Marzo 2026 - 17.42


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Il piccolo Liam e la sua famiglia nuovamente minacciati dall’apparato di espulsione di Trump

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A un mese e mezzo dalla liberazione dal centro di detenzione in Texas — dove il bimbo di cinque anni era stato condotto con il padre dopo il loro arresto a Minneapolis — la famiglia Conejo Ramos sembra ricadere nell’incubo dell’espatrio forzato. Un tribunale federale ha ora allineato la sua decisione con l’Agenzia per l’immigrazione e le dogane (ICE), rifiutando la richiesta d’asilo della famiglia e lasciando aperta la concreta prospettiva della loro deportazione entro poche settimane se il ricorso dei legali non verrà accolto.

Lo stallo che durava da settimane si era brevemente risolto il 7 febbraio, quando lo stesso giudice aveva concesso un rinvio di un mese per permettere ai Conejo Ramos di avviare i primi passaggi verso la regolarizzazione nel Minnesota. Oggi però quella finestra sembra richiudersi: senza un esito favorevole, i genitori e i loro due figli — incluso il tredicenne fratello maggiore — dovranno lasciare gli Stati Uniti.

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Il caso è scoppiato a gennaio, quando Adrian, il padre, è stato arrestato nell’ambito di una vasta operazione dell’ICE a Minneapolis. La fotografia del piccolo Liam, intercettato all’uscita dell’asilo con lo zaino di Spider-Man e il cappellino blu, è diventata virale, suscitando un’ondata di sdegno pubblico per il modo in cui l’amministrazione ha gestito il fermo dei migranti. Un giudice in Texas aveva in precedenza annullato la detenzione della famiglia, criticando la Casa Bianca per il trattamento riservato ai richiedenti protezione, evocando perfino la violazione dei principi della Dichiarazione d’Indipendenza.

Nonostante quel giudizio, la minaccia di espulsione oggi coinvolge anche la madre, Erika, che è incinta del terzo figlio, e il ragazzo di 13 anni. L’episodio torna a porre interrogativi sul rigore punitivo e la durezza delle politiche migratorie: mentre le immagini del bambino con lo zainetto rimangono impresse nella coscienza pubblica, la macchina amministrativa dell’espulsione continua a marciare, con conseguenze potenzialmente drammatiche per una famiglia che aveva sperato di costruire una vita più sicura nel Minnesota.

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