A pochi giorni dalle elezioni parlamentari in Ungheria, in programma il 12 aprile, i principali leader di estrema destra europea si sono radunati a Budapest per sostenere il primo ministro Viktor Orbán, il cui partito Fidesz rischia di essere superato dal centrodestra guidato da Péter Magyar. I sondaggi indicano che il partito Tisza di Magyar potrebbe ottenere tra il 9 e l’11% di voti in più rispetto a Fidesz, rendendo questo voto uno dei più significativi in Europa quest’anno.
La leader parlamentare del Rassemblement National (RN) francese, Marine Le Pen, ha definito Orbán “un leader eccezionale” e simbolo “della resistenza di un popolo fiero e sovrano contro l’oppressione”. Le Pen ha lodato la “intelligenza, il coraggio e la visione” del premier ungherese, presentando l’Ungheria come un baluardo di autodeterminazione nazionale.
Il leader del Partito della Libertà olandese (PVV), Geert Wilders, ha descritto Orbán come “un leone in un continente guidato da pecore”, sottolineando che il primo dovere di un leader è verso il proprio popolo, non verso le élite lontane o i burocrati di Bruxelles. Wilders ha definito “straordinario” il percorso dell’Ungheria sotto la guida di Orbán, denunciando la pressione dell’UE per un premier più accondiscendente.
Il vicepremier italiano Matteo Salvini ha condiviso il messaggio, invitando gli elettori ungheresi a preservare l’autodeterminazione, l’identità cristiana, i confini sicuri e il futuro delle famiglie. Salvini ha guidato la folla in un coro di “Viktor, Viktor, Viktor!”.
Tra gli altri leader presenti c’erano Santiago Abascal di Vox (Spagna), André Ventura di Chega (Portogallo) e Mateusz Morawiecki del partito Legge e Giustizia (PiS) polacco.
Anche l’ex presidente statunitense Donald Trump ha appoggiato Orbán in un video messaggio, definendolo un “fantastico leader” che “ha mostrato al mondo cosa è possibile quando si difendono confini, cultura, patrimonio, sovranità e valori”.
La campagna di Orbán punta sul populismo: votare per lui significa preservare l’Ungheria come “isola di sicurezza e tranquillità”, mentre il suo rivale Péter Magyar verrebbe dipinto come allineato con Bruxelles e Kiev. Orbán resta inoltre in contrasto con l’UE, mantenendo rapporti amichevoli con Mosca, rifiutando l’invio di armi all’Ucraina e opponendosi all’adesione di Kiev all’Unione Europea.
L’esito delle elezioni non determinerà solo la sopravvivenza politica di Orbán, ma sarà anche un test sull’influenza dei movimenti di estrema destra in tutta Europa.
