Ben Gvir e il selfie davanti al patibolo: l'orrida immagine che mostra cosa è diventato Israele
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Ben Gvir e il selfie davanti al patibolo: l'orrida immagine che mostra cosa è diventato Israele

Care lettrici e lettori di Globalist, guardate attentamente questa foto. Perché in essa è racchiuso lo spirito di un Governo. Il ministro della Sicurezza nazionale, il fasciomessanico Itama Ben-Gvir

Ben Gvir e il selfie davanti al patibolo: l'orrida immagine che mostra cosa è diventato Israele
Ben Gvir
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

26 Marzo 2026 - 19.36


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Care lettrici e lettori di Globalist, guardate attentamente questa foto. Perché in essa è racchiuso lo spirito di un Governo. Il ministro della Sicurezza nazionale, il fasciomessanico Itama Ben-Gvir, che si fa un selfie con il patibolo alle spalle. Un selfie per gioire nel giorno in cui la Knesset, il Parlamento israeliano, dà luce verde ad una legge che sanziona la pena di morte per i palestinesi accusati di atti di terrorismo che abbiano provocato la morte di ebrei. La cosa non vale se è un ebreo a uccidere un palestinese. 

Gioisce Ben-Gvir. E dal suo punto di vista ha ragione a farlo. Perché in quel selfie è contenuta e immortalata la psicologia di una nazione. Una nazione che si raccontava come l’unica democrazia in Medio Oriente. E continuava a farlo, con il coro dei suoi aedi italiani, anche quando massacrava i palestinesi a Gaza; quando i coloni e i soldati dell’”esercito più etico del mondo” assaltavano villaggi palestinesi, dando fuoco alle case, distruggendo i raccolti, giustiziando a sangue freddo civili inermi, compresi i bambini.

Quel macabro selfie dà conto di una trasformazione “generica” di un Paese che ha disumanizzato gli altri da sé, che considera i palestinesi esseri subumani. “Abbiamo ucciso dei cani”, si è lasciato andare un soldato dopo che lui e i suoi simili avevano sterminato una famiglia in Cisgiordania, crivellando di colpi la macchina su cui viaggiavano padre, madre, figli. 

Così stanno le cose. Il governo d’Israele è un governo fascista. Ma il termine non dà ancora pienamente conto della sua identità. A fascista va aggiunto messianico. L’idea, cioè, di avere una missione superiore da realizzare, e che questo compito viene direttamente da Dio. Il Dio del Vecchio Testamento. Il Dio della vendetta. 

Un ex terrorista kahanista che diventa ministro. Un ministro di quelli che contano, che dettano legge. La legge del più forte. La legge del patibolo. 

Certo, Israele è anche altro. Sono gli eroici giornalisti di Haaretz o di +972. Sono le Ong pacifiste. Sono gli obiettori di coscienza che si rifiutano di continuare a prestare servizio in un esercito criminale. Globalist in questi anni ha dato, quotidianamente, voce all’Israele resiliente. Ma avendo contezza di non spacciarlo per maggioranza. Perché non lo è. Sono la testimonianza di quanti ogni giorno, di fronte alle ignominie perpetrate dai fascisti messianici di governo, dicono, scrivono, gridano: “Not in my name”. 

Ma restano minoranza di una minoranza. L’Israele di oggi è racchiuso in quel selfie.

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