Guerra, Trump cambia una versione giorno: dalla libertà degli iraniani al petrolio al nuclerare, fino al bene del popolo
Top

Guerra, Trump cambia una versione giorno: dalla libertà degli iraniani al petrolio al nuclerare, fino al bene del popolo

In un’intervista a PBS News, il presidente ha affermato che gli attacchi militari statunitensi e israeliani “stanno aiutando il popolo iraniano perché vogliono sentire le bombe e vogliono essere liberi”.

Guerra, Trump cambia una versione giorno: dalla libertà degli iraniani al petrolio al nuclerare, fino al bene del popolo
Preroll

globalist Modifica articolo

6 Aprile 2026 - 19.09


ATF

Da settimane, le dichiarazioni di Donald Trump sulla guerra in Iran seguono un filo narrativo instabile e contraddittorio, tanto da rendere difficile capire quale sia il vero obiettivo della Casa Bianca. In un’intervista a PBS News, il presidente ha affermato che gli attacchi militari statunitensi e israeliani “stanno aiutando il popolo iraniano perché vogliono sentire le bombe e vogliono essere liberi”. Una frase che, detta così, suona come una giustificazione morale della violenza, ma che si aggiunge a una lunga serie di motivazioni incoerenti, che cambiano a seconda del momento e del pubblico.

All’inizio della guerra, Trump giustificava gli attacchi come un modo per “liberare gli iraniani” dalla repressione del regime. Pochi giorni dopo, la narrativa cambiava: la missione serviva a impedire che l’Iran producesse una bomba nucleare. Poi, con una semplicità disarmante, l’attenzione passava al petrolio: l’azione militare doveva garantire il controllo delle risorse energetiche regionali. Successivamente, si parlava della necessità di “distruggere la marina iraniana”, mentre ora, paradossalmente, Trump sostiene che le bombe servano al popolo iraniano che vuole libertà, dopo aver detto più volte che il regime gli andava bene, purché fosse gradito a lui e a Israele.

Leggi anche:  Netanyahu e Trump, quando le guerre non finiscono ma si eternizzano

Queste contraddizioni non sono marginali: mostrano un approccio caotico e personale alla politica estera, in cui le vite degli iraniani diventano strumenti di propaganda e gli obiettivi cambiano a seconda della convenienza mediatica. Nel commentare le proteste interne in Iran, Trump ha aggiunto che gli iraniani non scendono in strada solo perché “verrebbero immediatamente uccisi dal regime” e ha suggerito che la popolazione reagirebbe solo quando sarà armata. “Se avessero armi… l’Iran si arrenderebbe in due secondi perché non potrebbe resistere”, ha detto, trasformando la guerra in un gioco retorico di potenza, dove il rischio per milioni di persone diventa uno strumento narrativo.

Anche l’abbattimento del F-15 americano venerdì scorso è stato definito da Trump un “colpo di fortuna”, mentre il salvataggio dell’avieri ferito è stato celebrato come “incredibile”. La sequenza mostra un approccio da bullo: le vite altrui diventano mezzi per sostenere l’immagine di forza del presidente, mentre la realtà sul terreno è drammatica e in continua escalation.

Leggi anche:  L'Iran rifiuta la proposta di tregua per 45 giorni in cambio della riapertura di Hormuz: trappola di Trump e Neyanyahu

In sostanza, le motivazioni addotte da Trump per la guerra in Iran si sono trasformate in un continuo giro di giostre contraddittorie: dalla liberazione degli iraniani, alla sicurezza nucleare, al petrolio, alla distruzione della marina, fino al “bene del popolo iraniano”. Una strategia di comunicazione che mette in luce quanto poco interesse ci sia per la pace e quanto invece prevalga la spettacolarizzazione bellica e la ricerca del dominio personale.

L’ultimo paradosso di Trump, affermare che le bombe servono agli iraniani perché vogliono libertà, è la conferma di un fatto: per il presidente, la retorica sostituisce la politica, e il caos narrativo maschera l’unica costante di questa guerra, che è l’escalation e l’instabilità.

Native

Articoli correlati