Trump continua imperterrito a usare le religione per giustificare le sue malefatte criminali
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Trump continua imperterrito a usare le religione per giustificare le sue malefatte criminali

Trump e altri esponenti dell’amministrazione statunitense hanno descritto la liberazione di un aviere americano in Iran come un “miracolo di Pasqua”, utilizzando un linguaggio religioso per inquadrare l’operazione come una causa giusta e benedetta da Dio

Trump continua imperterrito a usare le religione per giustificare le sue malefatte criminali
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6 Aprile 2026 - 18.06


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Il presidente Donald J. Trump e altri esponenti dell’amministrazione statunitense hanno descritto la liberazione di un aviere americano in Iran come un “miracolo di Pasqua”, utilizzando un linguaggio religioso per inquadrare l’operazione come una causa giusta e benedetta da Dio. Ma la retorica di Trump, lontana dal semplice messaggio augurale pasquale, ha provocato forti critiche nel mondo cristiano.

Già nei mesi scorsi, la capa dell’ufficio religioso della Casa Bianca era finita sotto accusa per aver paragonato Trump a Gesù, un’affermazione che aveva suscitato sdegno in molti ambienti religiosi. Ora l’uso strumentale della religione da parte del presidente viene considerato dai critici una nuova forma di propaganda: molti parlano apertamente di blasfemia.

Trump ha definito il salvataggio dell’aviere un “Miracolo di Pasqua” e alcuni membri del suo gabinetto hanno rilanciato messaggi simili, invocando Dio e la fede come giustificazione per l’operato militare. Nel contesto dello stesso fine settimana, Trump ha anche minacciato di colpire centrali elettriche e ponti iraniani, usando frasi offensive come “pazzi bastardi” e concludendo con la dicitura “Lode ad Allah”. L’accostamento di linguaggio religioso e minacce violente ha scatenato reazioni di sdegno a livello internazionale.

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Il segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha celebrato il salvataggio come “la più grande vittoria della storia” e ha scritto che era appropriato che, “in questo giorno cristiano più sacro”, un soldato americano fosse stato recuperato dietro le linee nemiche. Anche il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, ha pubblicato su X la frase “Dio è buono”, ripubblicando il post di Trump sul successo della missione in Iran.

Critici religiosi e associazioni cristiane hanno denunciato il fenomeno. Per molti, Trump invoca un Dio che non corrisponde a quello delle Sacre Scritture, utilizzando la religione per veicolare messaggi di odio e razzismo che sono l’esatto opposto dello spirito del Vangelo. L’ex deputata repubblicana Marjorie Taylor Greene ha affermato che i cristiani dovrebbero perseguire la pace, non l’escalation della guerra, e ha sottolineato che gli insegnamenti di Gesù parlano di perdono e amore anche verso i nemici.

Il Council on American-Islamic Relations ha condannato l’uso strumentale dell’espressione “Lode ad Allah” in un contesto di minacce violente, sottolineando che riflette disprezzo per i musulmani e strumentalizza la fede a fini politici.

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Il mese scorso, un gruppo di 30 legislatori democratici aveva chiesto all’ispettore generale del Dipartimento della Difesa di indagare sul fatto che alcuni ufficiali avrebbero giustificato la guerra in Iran invocando “profezie bibliche della fine dei tempi”. Nella lettera si sottolineava l’urgenza di mantenere la netta separazione tra Chiesa e Stato, ricordando che miliardi di dollari e vite umane sono in gioco e che le decisioni militari non possono essere guidate da credenze religiose estreme.

La reazione internazionale evidenzia un paradosso: mentre Trump invoca la religione come legittimazione morale delle sue azioni, il mondo cristiano si trova a contestare l’uso propagandistico della fede, giudicando blasfema una retorica che stravolge il significato delle Sacre Scritture e promuove messaggi di violenza e intolleranza.


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