Un idiota che cerca di conquistare uno spazion polisito tessendo le lodi del megalomane che lo comanda. Il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, ha riconosciuto che il cessate il fuoco con l’Iran rimane “una fragile tregua”, nel tentativo di contestare la dichiarata vittoria iraniana nel conflitto.
La sua dichiarazione, naturalmente, assume anche il tono della propaganda: Vance sostiene che la tregua sia stata una sorta di concessione degli Stati Uniti, ma la realtà è più pragmatica. La decisione di sospendere le ostilità si è resa necessaria perché lo stretto di Hormuz stava causando problemi enormi a Donald Trump, la cui popolarità era in rapido calo, e non certo per generosità diplomatica.
Parlando a Budapest, capitale dell’Ungheria, dove sostiene la rielezione del primo ministro Viktor Orbán, Vance ha affermato che alcuni iraniani “mentono fondamentalmente su ciò che abbiamo realizzato militarmente” e “sulla natura dell’accordo”.
Ha dichiarato: “Ecco perché dico che si tratta di una fragile tregua. Ci sono persone che vogliono chiaramente sedersi al tavolo dei negoziati e lavorare con noi per trovare un buon accordo, e poi ci sono persone che mentono anche sulla fragile tregua che abbiamo già stabilito.”
Vance ha aggiunto che il presidente “mi ha detto, e ha detto all’intero team negoziale, al segretario di Stato e all’inviato speciale Steve Witkoff: lavorate in buona fede per arrivare a un accordo. … Se gli iraniani sono disposti, in buona fede, a collaborare con noi, penso che possiamo trovare un accordo; se invece mentono, imbrogliano o cercano di impedire persino la fragile tregua che abbiamo istituito, allora non saranno soddisfatti”.
Questa retorica sulla “buona fede” suona però piuttosto ridicola se si considera che, durante la presidenza di Trump, qualsiasi processo di negoziazione era guidato esclusivamente dall’istinto del momento e non da strategie coerenti o intenzioni di buona fede. Parlare oggi di accordi condotti “in buona fede” da Vance e dal team di Trump sembra dunque più una finzione propagandistica che una realtà diplomaticamente credibile.