L’osceno potere di Donald Trump tra minacce nucleari, complicità e responsabilità collettive globali
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L’osceno potere di Donald Trump tra minacce nucleari, complicità e responsabilità collettive globali

Vai a letto chiedendoti se Trump si fosse svegliato e non avrebbe sganciato una bomba atomica sull'Iran, se non avesse fatto saltare in aria il mondo. 

L’osceno potere di Donald Trump tra minacce nucleari, complicità e responsabilità collettive globali
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Beatrice Sarzi Amade Modifica articolo

9 Aprile 2026 - 00.34


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di Beatrice Sarzi Amade

Trump, ordine, non del giorno, ma delle cose, messe a nudo: osceno.

Solo che lui è davanti a tutti, ingoia tutti gli occhi. 

E così, che non è più, osceno, Trump è la scena in sé.

Vai a letto chiedendoti se Trump si fosse svegliato e non avrebbe sganciato una bomba atomica sull’Iran, se non avesse fatto saltare in aria il mondo. 

La prima cosa che facciamo quando ci svegliamo, prima ancora di alzarci, è cercare di vedere cosa è successo, e la sensazione di sollievo, tipo, no, continua ancora, è confusa quando capiamo che in realtà, vuole davvero negoziare, ha accettato come base di partenza i dieci punti proposti dal regime dei mullah, dieci punti che includono la legittimità del nucleare e il riconoscimento che lo stretto di Hormuz è iraniano, cioè punti che, se accettati, significherebbero la capitolazione degli USA, di questo esercito che è, e da molto lontano, non metto nemmeno citazioni, il più potente del mondo, voglio crederci. 

Ma ancora meglio se trattano, va naturalmente. 

E ancora meglio se c’è solo una tregua.

Ancora quella sensazione mai vista. 

Non abbiamo mai visto un Presidente degli USA in un tweet, o come si chiama un post Truth Social, già il nome non si adatta alle parole del bambino non educato, (o patico, non so esattamente di quale patia soffra, ma a dire il vero poco m’interessa addentrarmi in questioni psichiatriche, spero in una sua lenta caduta), spiega che sarebbe molto dispiaciuto nel distruggere una civiltà, 

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“che non potrebbe più tornare”, 

che annuncia quindi un genocidio, e, non so come dire, l’eradicazione culturale, e che lo fa, solo per alzare l’asta, come il mercatino delle pulci. 

No, non l’abbiamo mai visto prima. 

Mai, specialmente, abbiamo avuto la sensazione che la cosa fosse così possibile, come il Dottor Folamour. 

Solo che non è un generale impazzito, ma l’attuale padrone del mondo, e un padrone del mondo che, per quanto il suo vero potere diventi sempre più fragile, rimane in grado di distruggere lui, il mondo, perché avrà sempre dei codardi e vigliacchi. assassini, delinquenti affamati di potere e di denaro, per seguire i suoi ordini e continuare ad ad adularlo: 

è lui, il messaggero di Cristo in terra, il più bello, il più intelligente, beh, non so cosa sia, ma ne è convinto..

Siate alla mercé, nello specifico, di un uomo che passa le sue giornate a vituperare le manopole della doccia della Casa Bianca perché la loro pressione non è sufficiente, cioè, statisticamente, l’argomento più discusso nel suo parlare in pubblico, e dei suoi feltri pennarelli:

”Non è costoso ma scrive molto bene, ho telefonato al il direttore di box per congratularsi con lui”, con, poche ore dopo, un comunicato dal box in questione, visibilmente molto imbarazzato, perché Trump non ha mai telefonato al direttore, così a lungo fuori dalle sensazioni, davanti alle telecamere, per diversi minuti durante un incontro dedicato alla guerra con l’Iran.

E capire che non è per niente divertente. Che questo grottesco non può essere divertente: non è di Lubitsch o di nessuno. Che questo grottesco sia la forma assoluta del realismo. Sì, è la realtà delle nostre vite. Viviamo nelle mani di questo.

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Capire anche, e soprattutto, che qui, la storia si ripete davvero, e non sotto forma di scherzo, per niente in forma comica o sminuita. 

Avendo visto la magnifica messa in scena di Jean Bellorini al Vieux-Colombier, “L’ordine del giorno” di Eric Vuillard, una messa in scena, appunto, che gioca sui codici del grottesco. Ma Vuillard mostra un incontro di grandi capitalisti tedeschi con Hitler, e la tranquilla complicità di questi “capitani d’industria” con il nazismo. Non solo la loro complicità, ma anche i profitti che hanno fatto, e, tranquillamente, lo fanno ancora, poiché nessuno dei Krupp, Thyssen e altri si è mai preoccupato nel 1945, nonostante avessero aperto fabbriche nei campi.

La domanda è: di chi è la responsabilità?  

Che ci sia un pazzo alla Casa Bianca è una cosa, e, già, di per sé, è nauseante, ma chi lo ha messo al potere quel pazzo? 

E, una volta esercitato il potere, chi tra i grandi imprenditori americani, gli ha resistito, non ha fatto fedeltà? 

Chi, dunque, non è responsabile di ciò che potrebbe accadere? 

E se fossero solo loro. Eric Vuillard racconta il destino, e la responsabilità, anche se vittima, del cancelliere austriaco Schuschnigg, che alla fine porta i nazisti al potere, anche se li combatte, dalla fine delle labbra. 

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E come non fare parallelismo con i consiglieri democratici USA che hanno accettato che Biden si ricandidasse, contro ogni buon senso, per quali motivi? 

Semplicemente, senza ombra di dubbio, per volontà, per non piacergli il loro leader, anche se il cosiddetto leader temporaneo, era in uno stato di accelerato deterioramento fisico.

I mostri vengono sempre da uno stomaco morbido.

Sì, abbiamo visto 8 milioni di persone marciare per le strade di tutto il paese per l’ultimo No Kings, ed è stato bellissimo. Questo non basta, ovviamente, anche se, ancora, mai visto, credo, nella storia recente. 

Vediamo se ci saranno, elezioni di metà mandato, se Trump non trova qualcosa per mantenere l’ondata di una debacle annunciata. 

Indovinate cosa scoprirà di più per distogliere l’attenzione di metà dei fascicoli di Epstein ancora in uscita, e della metà ovviamente più orribile, 3 milioni, quindi, documenti ancora sconosciuti, che elencano gli omicidi, gli atti di tortura, beh, non si sa cosa, ma qualcosa cosa, lui, Presidente Trump è intriso, scusate il gioco di parole, fino al collo e molto altro. 

Scopriamo se, alla fine, questa follia che lascia il mondo pantois non si gioca anche, in previsione di procedimenti giudiziari, se non è l’unico modo, a lungo termine, per evitare la galera.

Ordine, non del giorno, ma delle cose, messe a nudo:  osceno.

Solo che lui è davanti a tutti, ingoia tutti gli occhi. 

E così, che non è più, osceno, Trump è la scena in sé. 

L’unica realtà.

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