Islamabad: Usa e Iran al tavolo mentre il 'bullo' Trump minaccia nuove guerre se i negoziati fallissero
Top

Islamabad: Usa e Iran al tavolo mentre il 'bullo' Trump minaccia nuove guerre se i negoziati fallissero

Ghalibaf ha messo subito sul tavolo due condizioni preliminari: l’effettiva applicazione di un cessate il fuoco in Libano e lo sblocco dei beni iraniani congelati all’estero.

Islamabad: Usa e Iran al tavolo mentre il 'bullo' Trump minaccia nuove guerre se i negoziati fallissero
Pakistan
Preroll

globalist Modifica articolo

11 Aprile 2026 - 10.49


ATF

A Islamabad si apre un nuovo, delicatissimo capitolo della crisi mediorientale, con negoziati ad altissima tensione tra Washington e Teheran che arrivano in un contesto già incendiario e segnato da minacce esplicite, condizioni incrociate e una realtà sul terreno che smentisce ogni narrativa di tregua.

La delegazione statunitense è già arrivata nella capitale pakistana, guidata dal vicepresidente JD Vance, affiancato dall’inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner. Un segnale evidente del peso politico attribuito a questi colloqui, che l’amministrazione americana considera decisivi per evitare una nuova escalation militare diretta con l’Iran.

Sul fronte opposto, Teheran si presenta con una delegazione di primissimo piano, guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, figura centrale negli equilibri del potere iraniano. Accanto a lui, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, il segretario del Consiglio di difesa Ali Akbar Ahmadian, il governatore della banca centrale Abdolnaser Hemmati e diversi parlamentari.

Ma il punto di partenza non è neutrale. Ghalibaf ha messo subito sul tavolo due condizioni preliminari: l’effettiva applicazione di un cessate il fuoco in Libano e lo sblocco dei beni iraniani congelati all’estero. Due richieste che Washington e Israele respingono, negando che l’attuale tregua possa estendersi al teatro libanese. È qui che si misura la distanza reale tra le parti: non solo sugli obiettivi finali, ma persino sui presupposti per iniziare a parlare.

Leggi anche:  Annunciata la tregua di due settimane tra Iran e USA

A rendere il quadro ancora più instabile sono le parole di Donald Trump, che alza ulteriormente la posta. Il presidente americano ha minacciato nuovi attacchi in caso di fallimento dei negoziati, sostenendo che l’Iran “non ha carte” e che la sua sopravvivenza dipende dalla disponibilità a trattare. Una dichiarazione che non lascia spazio a interpretazioni diplomatiche: il negoziato è accompagnato, e in parte sostituito, da una pressione militare esplicita.

Trump ha inoltre dichiarato che le navi da guerra statunitensi sono state equipaggiate con “le migliori armi”, pronte a essere utilizzate “in modo molto efficace” se non si raggiungerà un accordo. Un linguaggio che richiama più un ultimatum che una trattativa, e che rischia di irrigidire ulteriormente la posizione iraniana.

Il vertice di Islamabad si colloca dunque in un equilibrio estremamente fragile: da un lato la necessità di evitare un conflitto diretto tra due potenze che potrebbe incendiare l’intera regione; dall’altro una dinamica negoziale viziata da sfiducia reciproca, condizioni preliminari non condivise e una retorica bellica che continua a dominare il discorso politico.

Leggi anche:  Trump: la scelta di un linguaggio volgare e violento per fare il 'macho' durante la guerra all'Iran

Non è solo un negoziato. È un braccio di ferro in cui diplomazia e minaccia si sovrappongono, e in cui ogni parola pesa quanto – se non più – delle armi già schierate.

Native

Articoli correlati