Attivisti bendati e umiliati ad Ashdod, la vergogna di Israele esibita come propaganda da Ben Gvir

Le immagini diffuse dal porto israeliano di Ashdod sono agghiaccianti e umilianti. Il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir ha visitato il luogo dove vengono trattenuti gli attivisti della Flotilla intercettata dalla marina israeliana

Attivisti bendati e umiliati ad Ashdod, la vergogna di Israele esibita come propaganda da Ben Gvir
Itamar Ben Gvir
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20 Maggio 2026 - 15.58


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Le immagini diffuse dal porto israeliano di Ashdod sono agghiaccianti e umilianti. Il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir ha visitato il luogo dove vengono trattenuti gli attivisti della Flotilla intercettata dalla marina israeliana e, in un video pubblicato sui suoi canali social con il titolo “Ecco come accogliamo i sostenitori del terrorismo”, passeggia sorridendo tra centinaia di persone ammanettate, bendate e costrette in ginocchio. “Benvenuti in Israele, siamo i padroni di casa”, dice il ministro dell’estrema destra israeliana, mentre rivendica con tono di scherno la scena davanti alle telecamere.

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In un altro filmato si vede un attivista gridare “Free Palestine” prima di essere violentemente sbattuto a terra da un agente.

Secondo quanto riportato dal quotidiano Haaretz, gli attivisti vengono trascinati nel porto di Ashdod con le mani legate, mentre dagli altoparlanti risuona “Hatikva”, l’inno nazionale israeliano. Le immagini mostrano agenti mascherati che spingono i fermati a terra, li costringono a mettersi a quattro zampe e li trascinano sul pavimento. In un magazzino del porto, decine di persone sono allineate in ginocchio, con la faccia verso il suolo e le mani bloccate dietro la schiena con fascette di plastica.

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Sono scene indegne di un Paese che continua a definirsi “l’unica democrazia del Medio Oriente”. Non c’è nulla di democratico nell’umiliazione pubblica di civili disarmati trasformati in trofei propagandistici da esibire sui social da un ministro di governo. Bendare, inginocchiare e deridere attivisti davanti alle telecamere non è sicurezza: è una pratica di intimidazione e disumanizzazione che calpesta la dignità umana e il diritto internazionale.

Ed è ancora più grave che tutto questo venga rivendicato apertamente da un rappresentante delle istituzioni israeliane, senza alcun pudore, come se la violenza e l’umiliazione fossero diventate linguaggio politico normale.

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