Al gangster della Casa Bianca gridiamo in faccia: Viva Cuba Libre
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Al gangster della Casa Bianca gridiamo in faccia: Viva Cuba Libre

Vogliono impossessarsi di Cuba. Ora ci riprovano, incriminando con la falsa accusa di omicidio Raúl Castro. 

Al gangster della Casa Bianca gridiamo in faccia: Viva Cuba Libre
Raul Castro
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

22 Maggio 2026 - 13.31


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Il gangster della Casa Bianca e la sua cricca hanno puntato Cuba. Un attacco a tenaglia che mette in campo il Dipartimento della Giustizia, il Dipartimento di Stato, il Pentagono. Hanno bisogno di una “pistola fumante” per legittimare (sic) un banditismo di Stato contro un Paese scomodo.

È il “modello Venezuela 2.0). Allora per giustificare un blitz che portò alla cattura del presidente del Venezuela, Maduro, inventarono una storia da serie di Netflix: Maduro come il “Chapo”, l’uomo che tirava le fila di un megagalattico cartello del narcotraffico. Un’accusa costruita a tavolino, senza alcun fondamento. Ora ci riprovano, incriminando con l’accusa di omicidio Raúl Castro. 

Cuba, anche in crisi, è qualcosa che resta indigesto per gli Stati Uniti. Non da oggi. Nella sua brutale sincerità, Donal Trump lo ha detto chiaro e tondo: sono sessant’anni che tutti i miei predecessori hanno provato a spazzare via quel regime di comunistacci, ora tocca a me e visto che sono il più bravo andrò alla meta.

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Così stanno le cose. Il mondo dell’illegalità e del banditismo di Stato di Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Chiunque non si adegua e si arrende è un nemico da spazzare via con la forza. Punto. Qui non si tratta di nostalgia di un passato che non c’è più. Non c’è bisogno di risuscitare nella nostra memoria Fidel o il Che. Non si tratta neanche di dare i voti a chi oggi governa Cuba.

Qui si tratta di denunciare l’arroganza dell’imperialismo (non è una parola archeologica, va usata e aggiornata al presente) americano, a fondamento della dottrina “Donroe”. 

Il tycoon invia la USS Nimitz ma assicura: “Nessuna intimidazione, un aiuto invece. Sono un Paese allo sfascio”. E allora avanti con lo strangolamento economico, con la portaerei pronta a colpire, con le accuse inventate.

Il futuro di Cuba è dei cubani. E questo vale per ogni popolo del mondo. Ma Cuba ha qualcosa di più nell’immaginario yankee: è l’isola a due passi dalla Florida che ha fatto una rivoluzione che, comunque la si voglia giudicare, ha dato dignità a un popolo ed è stata punto di riferimento per chi in America Latina e non solo si rivoltava contro regimi sanguinari, dittatori al servizio delle big company petrolifere statunitensi. 

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Questo non le è mai stato perdonato. Ed oggi Trump vuole chiudere il cerchio, issando la bandiera stelle e strisce all’Avana. 

Cuba libre. È molto più del nome di un cocktail. È un grido di libertà: “Viva Cuba libre”. 

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