Mentre l’attenzione internazionale resta concentrata sulla devastazione di Gaza, nella Cisgiordania occupata continua senza sosta la repressione israeliana contro la popolazione palestinese. Raid notturni, arresti, perquisizioni e sequestri di mezzi agricoli fanno ormai parte della quotidianità in numerose città e villaggi palestinesi.
Nelle ultime ore, l’esercito israeliano ha condotto nuove incursioni nel nord della Cisgiordania. Secondo l’agenzia palestinese Wafa, due palestinesi sono stati arrestati nella cittadina di Zeita, a nord di Tulkarem, durante un raid delle forze israeliane.
Altri arresti sono stati effettuati a Hebron, dove i soldati hanno fatto irruzione in un’abitazione della città, perquisendola prima di fermare un giovane palestinese. A Salem, a est di Nablus, è stata arrestata una donna palestinese, mentre un’altra persona è stata fermata nella città di Tubas.
Parallelamente, le forze israeliane hanno lanciato una campagna di sequestri nella Valle del Giordano settentrionale, confiscando attrezzature agricole e veicoli in diverse comunità palestinesi. Operazioni che colpiscono direttamente la sopravvivenza economica delle famiglie locali e che vengono denunciate da anni dalle organizzazioni per i diritti umani come strumenti di pressione e controllo sui territori occupati.
La Cisgiordania vive da mesi un’escalation costante di operazioni militari israeliane: incursioni armate nei campi profughi, arresti di massa, demolizioni di case e restrizioni sempre più pesanti ai movimenti della popolazione palestinese. Una repressione quotidiana che procede lontano dai riflettori internazionali, ma che continua ad aggravare tensioni, paura e instabilità nei territori occupati.
