Javier Milei, presidente argentino di estrema destra, ha lanciato un volgare attacco contro le Nazioni Unite, definendo l’organizzazione internazionale un “organismo inutile” che avrebbe abbandonato i propri principi fondanti per servire “una casta di parassiti arroganti, travestiti da burocrati”.
Parlando davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, Milei ha pronunciato un discorso fortemente reazionario, nel quale ha contestato il ruolo del multilateralismo, rivendicato una concezione radicale della sovranità nazionale e ribadito il proprio allineamento con Donald Trump e con il governo israeliano.
Milei non ha usato mezzi termini fin dall’inizio del suo intervento. Ha accusato l’Onu di non essere riuscita a garantire la pace internazionale e di avere favorito, secondo la sua interpretazione, le stesse crisi che era stata istituita per prevenire. “L’ONU è diventata un’organizzazione inutile che serve solo ad alimentare una casta di parassiti arroganti, travestiti da burocrati animati da buone intenzioni,” ha dichiarato Milei. “Coloro che avrebbero dovuto garantire la sicurezza collettiva hanno fallito in questo compito e, al contrario, hanno permesso che proliferassero il caos, la violenza e il terrorismo internazionale.”
Il presidente argentino ha rivolto accuse particolarmente dure anche all’apparato delle Nazioni Unite impegnato nella difesa dei diritti umani, sostenendo che sarebbe stato condizionato dalla presenza e dall’influenza di regimi autoritari. “I presunti difensori dei diritti umani hanno protetto dittature sanguinarie e regimi che lapidano le donne per strada,” ha ribattuto Milei. “Hanno votato sistematicamente contro Israele, rimanendo però in silenzio di fronte al terrorismo islamico e al genocidio dei cristiani in Africa.”
Nel discorso Milei ha affrontato anche una questione centrale per la politica argentina: la sovranità sulle isole Falkland, chiamate Las Malvinas in Argentina. Il presidente ha accusato l’Onu di non avere affrontato adeguatamente la disputa territoriale con il Regno Unito. “L’ONU ha deciso di guardare dall’altra parte,” ha detto Milei, riferendosi alla disputa territoriale in corso con il Regno Unito. Ha definito le isole una “causa nazionale” e ha contestato i piani britannici di esplorazione petrolifera collegati al progetto Sea Lion, chiedendo che Londra torni al tavolo dei negoziati.
Milei ha poi preso le distanze dagli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, presentandoli come un limite alla sovranità e alla libertà economica dell’Argentina. “Non aderiremo all’Agenda 2030 o a qualsiasi altro piano d’azione socialista travestito da cooperazione globale,” ha affermato Milei, sostenendo che tali quadri normativi soffocano la crescita economica e violano la sovranità nazionale.
Nella seconda parte dell’intervento, il presidente argentino ha spostato l’attenzione sulle opportunità economiche e tecnologiche, proponendo l’Argentina come destinazione privilegiata per gli investimenti nel settore dell’intelligenza artificiale. “L’Argentina diventerà l’hub globale per l’Intelligenza Artificiale,” ha promesso Milei. “Mentre altre nazioni cercano di imbrigliare l’innovazione con le pastoie burocratiche, noi offriamo un quadro giuridico completamente privo di restrizioni, con importanti incentivi fiscali e responsabilità limitata.”
La linea politica del presidente argentino si inserisce nel suo progetto di deregolamentazione economica e di ridimensionamento dell’intervento pubblico. Sul piano internazionale, Milei ha consolidato un rapporto particolarmente stretto con Washington e con Israele, assumendo posizioni nettamente schierate anche sulla guerra di Gaza e in sostegno del governo israeliano.
Il suo intervento all’Assemblea generale ha così utilizzato il palcoscenico delle Nazioni Unite per rilanciare una visione fondata sulla sovranità nazionale, sulla deregolamentazione economica e sulla contestazione delle istituzioni multilaterali.
Lasciando l’aula dell’Assemblea, Milei ha dichiarato ai giornalisti di essere “profondamente appagato” dal discorso. “Siamo venuti qui a dire la verità,” ha concluso, “e a mostrare al mondo che l’Argentina è finalmente aperta agli affari, alla libertà e al buon senso.”
