Ucraina, la guerra di Putin continua a colpire i civili: l'Onu denuncia 15 mila vittime in otto mesi

Nel 2025, secondo l'Onu, il 97 per cento delle vittime civili verificate nei territori sotto controllo ucraino era stato provocato da attacchi delle forze russe.

Ucraina, la guerra di Putin continua a colpire i civili: l'Onu denuncia 15 mila vittime in otto mesi
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4 Ottobre 2026 - 10.40


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La guerra di Vladimir Putin contro l’Ucraina ha provocato nei primi otto mesi del 2026 almeno 2.222 morti e 13.058 feriti tra i civili, per un totale di 15.280 vittime. È il 55 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2025 e un bilancio già superiore a quello registrato nell’intero anno precedente, secondo le Nazioni Unite.

Il dato conferma un’escalation degli attacchi russi contro la popolazione. A luglio erano stati uccisi almeno 437 civili e 2.610 erano rimasti feriti, il numero più alto di morti civili dall’agosto 2022. Ad agosto altre 372 persone sono state uccise e 2.349 ferite.

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A provocare la maggior parte delle vittime sono missili, droni e bombe utilizzati dalle forze russe contro aree abitate. In agosto le armi a lunga gittata hanno provocato il 47 per cento delle vittime civili, colpendo anche centri urbani lontani dalla linea del fronte.

La guerra, arrivata al quinto anno, continua quindi a produrre vittime ben oltre le zone dei combattimenti. Gli attacchi raggiungono Kyiv e le altre grandi città, colpendo abitazioni e infrastrutture.

Particolarmente pesante è l’aumento delle vittime provocate dalle bombe aeree. A luglio hanno causato 105 morti e 753 feriti, con un aumento del 143 per cento rispetto al mese precedente.

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Il bilancio dell’Onu ha inoltre un limite: comprende soltanto le vittime che gli osservatori sono riusciti a verificare. Nei territori occupati dalla Russia l’accesso alle informazioni è molto più difficile e il numero reale potrebbe quindi essere superiore.

La responsabilità degli attacchi che hanno prodotto la maggior parte delle vittime civili ricade sulle forze russe. Nel 2025, secondo l’Onu, il 97 per cento delle vittime civili verificate nei territori sotto controllo ucraino era stato provocato da attacchi delle forze russe.

È questo il bilancio della guerra condotta da Putin: migliaia di civili uccisi, decine di migliaia feriti e una popolazione che continua a essere colpita anche lontano dal fronte.

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Un quadro che porta inevitabilmente al confronto con un’altra guerra nella quale il numero delle vittime civili è diventato centrale: quella condotta dal governo di Benjamin Netanyahu a Gaza.

I due conflitti hanno origini, caratteristiche e protagonisti diversi. Il parallelismo riguarda però la dimensione della devastazione civile. A Gaza il bilancio della guerra ha superato le 70 mila vittime palestinesi secondo le stime disponibili nel 2026, mentre anche dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025 le Nazioni Unite hanno continuato a registrare morti.

Putin e Netanyahu appartengono a contesti completamente diversi, ma entrambi hanno guidato campagne militari nelle quali la popolazione civile è diventata una parte enorme del bilancio delle vittime.

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E quando i morti civili si contano a migliaia o a decine di migliaia, la formula del “danno collaterale” non basta più a descrivere la realtà. Il numero delle vittime diventa il dato politico più difficile da ignorare.

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