‘Brutti e Cattivi’, il teatro che mostra l’umano

Teatro, danza, ma soprattutto impegno civile. La Corte dei Miracoli e Spazio Livi si apprestano a mettere in scena la stagione 2026 di ‘Teatro a Corte’. Ne abbiamo parlato con il suo curatore Francesco Chiantese.

‘Brutti e Cattivi’, il teatro che mostra l’umano
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14 Gennaio 2026 - 16.38 Culture


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di Caterina Abate

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Parte questa settimana la rassegna teatrale alla Corte dei Miracoli, uno degli storici polmoni culturali della città di Siena gestito dall’associazione Spazio Livi. Abbiamo fatto una chiacchierata con Francesco Chiantese, artigiano teatrale, come ama definirsi, direttore artistico e curatore di Teatro a Corte 2026.

Francesco Chiantese, può presentarci brevemente il luogo che ospita la rassegna? 

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La Corte dei Miracoli è uno dei polmoni culturali di Siena. Ha al suo interno tantissime sfaccettature: si va da quelle più a vocazione sociale, come lo sportello di accoglienza per i migranti, l’ambulatorio gratuito, per chi ne ha bisogno, la scuola di italiano per stranieri, il doposcuola per i bambini. E poi c’è una parte più artistica, con scuole di danza, di teatro e di musica, che si appoggiano agli spazi della Corte per le proprie lezioni. C’è una sala prove con gli strumenti musicali e tutto un cartellone di concerti e spettacoli, che sono la parte più legata all’intrattenimento. La Corte è in sostanza un grande contenitore di attività sia sociali, che culturali, che funziona grazie all’impegno dei volontari dell’associazione Spazio Livi. 

Ed è quindi all’interno dell’aspetto artistico culturale, per così dire, che si inserisce la rassegna teatrale Brutti e Cattivi

Si, all’interno di tutte le varie sfumature cortigiane, ormai da oltre cinque anni portiamo avanti una stagione teatrale.

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Quest’anno avete titolato Brutti e Cattivi. Perché questa scelta e qual è il fil rouge che lega i lavori che verranno messi in scena?

Si, si parte intanto dalla scelta un po’ giocosa di titolare la stagione Brutti e cattivi. Sono tutti spettacoli che hanno all’interno o fatti scabrosi, o protagonisti che la società civile definirebbe cattivi, ma che i nostri artisti cercano di vedere da un punto di vista differente. Ad esempio, nello spettacolo Cattivi i protagonisti raccontano apertamente e sinceramente le loro efferatezze, ma solitamente il pubblico finisce per affezionarsene durante lo spettacolo, nonostante siano davvero dei mostri da un certo punto di vista, ed a provare per loro un senso di forte empatia. Fa parte dell’essere umano convivere con l’orrore. 

La volontà è sovvertire il pubblico pudore? 

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No, piuttosto mostrare che fa parte dell’essere umano convivere con l’orrore. Le persone che compiono certe efferatezze non sono affatto mostri, ma proprio esseri umani. E lo sono nel senso più altro, proprio perché si dice che gli umani siano l’unica specie capace di fare del male a sé stessa; in quella loro disumanità manifestano la loro umanità, un capovolgimento del senso comune, ma non un sovvertimento del pudore. Il pudore ci piace, è uno strumento del teatro.

Qual è stato il criterio di selezione dei lavori da mettere in cartellone?

Partendo dalle caratteristiche che ci contraddistinguono da sempre, gli spettacoli sono scelti uno ad uno, tutti realizzati da artigiani del teatro e della danza che non appartengono a circuiti mainstream. Il focus non è sui nomi di richiamo, ma su artisti capaci di costruire un dialogo diretto con gli spettatori, per creare una piccola comunità attorno agli eventi. Ciò che conta per noi è la costruzione di una relazione, tra artisti e pubblico fruitore, una vera e propria comunità all’interno della quale poter scambiare opinioni e consigli. E quest’anno lo scopo principale è proprio il rafforzare lo spirito di comunità. Gli artisti che si esibiranno infatti sono tutti molto vicini alla Corte dei Miracoli per permettere ancora di accrescere il clima comunitario.

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Il primo spettacolo, La Artusi (brodotraumadessert) di Federico Romagnoli, andrà in scena domani, il 15 gennaio e in replica il 16, mentre quando si concluderà la stagione? 

Si concluderà a maggio, con Cretti, o della fragilità di Elisa Bartoli e Francesco Chiantese, che sarei io. Non vi sarà una cadenza precisa, ma è previsto circa uno spettacolo al mese. In tutto le opere in scena saranno 7. Tra gli altri ospiteremo Giuliano Lenzi che dirigerà La Artusi, Irene Stracciati con gli attori danzatori di Atopos che si esibiranno per Gli Indistinti confini, Elisa Bartoli. Ci saranno anche delle serate particolari, che andranno oltre il teatro e la danza. In una serata, ad esempio, abbiamo anche inserito la visione di alcuni documentari sul mondo del teatro contemporaneo in Italia.

Quest’anno avete scelto di dare quindi spazio anche all’audiovisivo. 

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Si, la serata Sul teatro prevede la visione di una serie di documentari che raccontano alcune compagnie teatrali contemporanee italiane. Ci sarà anche una serata dedicata alla fotografia, che abbiamo chiamato Facce di Corte: sarà allestita una vera e propria sala di posa, dove tutti potranno fotografarsi o farsi fotografare. Per chi vorrà, ci saranno dei fotografi volontari disponibili a realizzare dei ritratti. Il 24 aprile, invece, prima della Festa della Liberazione, ci sarà Il giorno prima della festa: una serata in cui tutti potranno esibirsi, con racconti, canti, poesie sulla Resistenza, e poi si concluderà con una pasta asciutta comunitaria e Antifascista!

Un momento che unirà la cultura, l’impegno civile, all’insegna dell’antifascismo. Di questi tempi importante. 

L’impegno civile contraddistingue un po’ tutta la nostra attività.

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Oltre i momenti in scena, ci sarà anche spazio per la formazione. Ci può illustrare questi momenti?

Saranno tre momenti distinti. Un percorso dedicato alla drammaturgia, proprio di scrittura per il teatro, curato da me, strutturato in 4 incontri, dal titolo Drammaturgia dell’attenzione #Dalla fotografia al monologo . Il secondo momento sarà un seminario intensivo sull’uso della voce, che si svolgerà il 1 marzo, dal titolo Il corpo della voce. ‘Breve viaggio nell’espressività vocale’ tenuto da Enrica Zampetti. E poi Vittorio Continelli terrà La cura delle storie e di chi li racconta, anche questo un seminario intensivo di un’unica giornata, il 19 aprile. Non è necessaria una formazione pregressa, ma è necessario iscriversi per tempo, perché per forza di cose i numeri sono limitati.”

Vogliamo ricordare il primo appuntamento teatrale? 

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L’appuntamento è per domani 15 gennaio, alle 21.30 alla Corte dei Miracoli, con La Artusi (brodotraumadessert)!

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