“La Biennale normalizza la Russia, per noi ucraini è inaccettabile”
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“La Biennale normalizza la Russia, per noi ucraini è inaccettabile”

Ai Giardini di Venezia il Paese invaso ha collocato un cervo stile origami di Zhanna Kadyrova a pochi metri dal padiglione russo. Parla l’addetta stampa e storica dell’arte ucraina Valeria Radkevych

“La Biennale normalizza la Russia, per noi ucraini è inaccettabile”
Il cervo dell’artista ucraina Zhanna Kadyrova ai Giardini della Biennale d’arte di Venezia 2026. Foto Stefano Miliani
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8 Maggio 2026 - 19.58


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Ai Giardini della Biennale d’arte di Venezia, superato l’ingresso sul lato del canale, la scultura di un cervo in forma di origami è imbracato a fasce arancioni e appeso su un camion. L’autrice è la scultrice e performer ucraina Zhanna Kadyrova: il mezzo è parcheggiato laddove si incrociano il vialetto che porta al Padiglione centrale e quello che ha, sulla destra, l’edificio della Russia.
Collocarlo lì è un chiaro contrappunto all’ospitata russa che vede performance e installazioni nei giorni della preapertura aperte fino all’8 maggio alle migliaia di giornalisti, addetti e invitati. Stando al programma e salvo cambiamenti, dalla apertura al pubblico domani 9 maggio fino al 22 novembre performance e opere vengono raccontate da maxischermi all’esterno dell’edificio costruito nel 1914, color verde pallido in stile tardo settecentesco.

Appeso sopra il cassone dalla gru montata sul camion, il cervo di Zhanna Kadyrova ricorda il minuscolo unicorno in forma di origami nel film “Blade Runner” del 1982. Sta a una trentina di metri dallo spazio di Mosca che il presidente dell’ente Pietrangelo Buttafuoco ha accettato in nome dell’indipendenza delle arti dalla politica.
Come sapete la scelta di Buttafuoco, intellettuale di destra voluto da FdI alla guida della Biennale, ha scatenato le ire del ministro della cultura Alessandro Giuli, la totale contrarietà della premier Giorgia Meloni, con l’Unione europea che la ritiene una violazione delle sanzioni alla Russia e ha avviato un procedimento per togliere due milioni di finanziamento all’istituto. Viceversa, l’apertura alla Russia gode del plauso esplicito e pubblico della Lega con il vicepremier Matteo Salvini e con il presidente del consiglio regionale Luca Zaia.

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Accanto al cervo sospeso ne parla a globalist.it Valeria Radkevych, storica dell’arte, giornalista, un’addetta stampa del padiglione ucraino. Parla in un italiano eccellente dacché vive nella nostra penisola da anni.

Il cervo dell’artista ucraina Zhanna Kadyrova ai Giardini della Biennale d’arte di Venezia 2026. Fonte della foto ufficio stampa della Biennale di Venezia

Radkevych, cosa raffigura questa scultura e perché è qui?
È un cervo creato nel 2019 per il parco pubblico allora in ristrutturazione della città di Pokrovs’k, nell’Ucraina orientale, nella regione di Donetsk. Nel 2022 è arrivata l’invasione su vasta scala della Russia in Ucraina, nel 2024 l’esercito russo si è avvicinato a Pokrovs’k, sono state evacuate ovviamente le persone e si è capito che doveva essere evacuato anche il patrimonio culturale. Quindi Lonyud Marushchak, il co-curatore del padiglione ucraino (insieme a Ksenia Malykh), ha mobilitato la sua organizzazione che si chiama Museum Open for Restoration e insieme a Zhanna Kadirova ha evacuato questo cervo quando l’esercito russo era già a cinque chilometri da Pokrovs’k (adesso la città si trova in una situazione molto pericolosa). Hanno staccato la scultura dal piedistallo e questo è interessante.

Cos’ha di interessante il piedistallo?
Prima era occupato da un aereo sovietico, era uno di quei monumenti alla potenza militare sovietica e, se non sbaglio, è stato smantellato nel 2005. Dopo il plinto è rimasto vuoto per tanto tempo prima che venisse commissionata l’opera a Zhanna Kadirova.

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Cosa rappresenta?
Rappresenta la voglia di essere lasciati in pace che però non viene soddisfatta. Il nostro progetto si chiama “Security Guarantees” (lo riporta la scritta dietro la cabina, sul cassone del camion, ndr): si riferisce al memorandum di Budapest del 1994 quando fu firmato l’accordo tra l’Ucraina, il Regno Unito, gli Stati Uniti e la Russia che chiedeva al nostro Paese di sbarazzarsi del suo armamento nucleare, settore nel quale l’Ucraina era la terza potenza al mondo, in cambio delle garanzie di sicurezza, quindi la non invasione e la protezione dei confini stabiliti. Questo non solo non è avvenuto ma neanche i nostri alleati hanno fatto tanto negli anni a partire dal 1994 perché non succedesse quanto è successo. Quindi il cervo rappresenta le promesse non mantenute, le garanzie che non sono state tenute in conto.

Cosa dice del fatto che il padiglione russo alla Biennale sia aperto nei giorni di pre-apertura al pubblico e poi verrà proiettato il video delle performance?
La Biennale di Venezia è nata come manifestazione politica perché alla sua base ci sono i padiglioni nazionali, finanziati dai soldi nazionali e dove gli artisti sono selezionati dalle commissioni nazionali, per cui parlare dell’arte fuori dalla politica non è opportuno. La Russia alla mostra quest’anno rappresenta il suo governo a tutti gli effetti: sia letteralmente perché le persone che lo hanno creato sono molto molto vicine al governo (la commissaria Anastasiia Karneeva ha una società con la figlia del ministro degli esteri Sergei Lavrov, ndr), sia teoricamente perché è il padiglione di un paese che per esempio ha ucciso tanti civili a Zaporižžja proprio nei giorni in cui il padiglione stava per aprire.

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Il presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco. Foto Jacopo Salvi, fonte ufficio stampa della Biennale di Venezia

Dunque ne date una valutazione negativa?
Noi pensiamo che non doveva succedere. Le garanzie di sicurezza che non hanno funzionato sono le garanzie che ci ha dato anche l’Europa e la piattaforma internazionale della Biennale permette di giustificare, di normalizzare un paese che ha commesso crimini di guerra da così tanti anni e non solo in Ucraina ma anche in altri paesi come la Georgia, come la Siria, come gli altri paesi dove la Russia ha invaso non può avere una voce in una piattaforma. La normalizzazione della presenza della Russia è secondo noi inaccettabile.

La Biennale ha sbagliato?
La Biennale non può proibire a nessuno di partecipare, questo è molto vero, però noi sappiamo che il padiglione è sotto le sanzioni: quindi noi vediamo una chiara violazione, che dovrà essere ovviamente confermata dalle autorità, anche dal punto di vista etico. Tra l’altro il padiglione fu costruito con i soldi di un mecenate ucraino, Bohdan Khanenko.

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