Al Teatro Parioli Costanzo, “D’amuri, Gelusia, Spartenza e Sdegnu”, progetto musicale-teatrale presentato in prima assoluta, colpisce già all’ingresso in sala, quando lo sguardo incontra il palco pieno di strumenti e presenze musicali che sembrano annunciare qualcosa di ancora indefinito ma immediatamente vivo. È una sensazione di attesa concreta, quasi fisica, che prepara lo spettatore a un ascolto diverso dal consueto.
Poco dopo, la musica prende forma e si sviluppa in un racconto costruito su quattro momenti che attraversano emozioni profondamente legate all’identità del Sud: amore, gelosia, partenza e sdegno. Temi che sembrano nascere da una memoria collettiva fatta di distanza, dolore, legami e separazioni, e trovano nella scrittura musicale una loro espressione diretta e riconoscibile.
Il progetto si avvale dei musicisti dell’Orchestra Filarmonica della Calabria, che ne costituiscono la struttura sonora portante. A guidarla è il maestro Filippo Arlia, figura centrale dello spettacolo, la cui direzione contribuisce a dare coerenza e intensità all’intero impianto musicale. Direttore e pianista di profilo internazionale, Arlia ha sviluppato una carriera ampia e riconosciuta, portando la propria attività in importanti contesti concertistici in Italia e all’estero. La sua direzione si distingue per la capacità di mantenere coesione e respiro narrativo della struttura musicale, valorizzando le diverse componenti dell’ensemble.
In questo tessuto sonoro trovano spazio gli strumenti della tradizione calabrese: cornamuse, flauti, tamburelli e altre sonorità antiche che riemergono con forza espressiva, aprendo squarci timbrici di grande suggestione e restituendo un patrimonio musicale ancora vitale. Le musiche di Danilo Gatto, Andrea Piccioni e Francesco Loccisano mantengono saldo il legame tra scrittura orchestrale e tradizione popolare.
La presenza di Peppe Servillo dà allo spettacolo una qualità unica, difficile da separare dal flusso complessivo dell’esecuzione. Il suo intervento è un innesto vivo dentro la musica, una voce che si integra con il respiro dell’ensemble senza mai interromperlo. La sua interpretazione tiene insieme parola e musica con naturalezza, assumendo un ruolo centrale nell’equilibrio scenico. Anche nei momenti di silenzio la sua presenza resta attiva, mantenendo una tensione scenica continua.
La combinazione tra l’Orchestra Filarmonica della Calabria e Peppe Servillo funziona in modo sorprendente: il suono orchestrale e la voce teatrale dialogano continuamente, creando momenti in cui la musica sembra reagire ai gesti e alle inflessioni dell’attore, e viceversa, in uno scambio vivo, in cui ogni frase musicale e ogni parola recitata trovano un senso reciproco.
Lo spettacolo ha raccolto un consenso immediato, sostenuto da un’attenzione costante lungo l’intera esecuzione. Il pubblico ha riconosciuto una proposta intensa e ricca di suggestioni, capace di unire tradizione e scrittura contemporanea con efficacia e chiarezza, restituendo un’esperienza musicale compatta e coinvolgente.
