"Vorrei morire non so come fare" debutta al festival di Castrovillari
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"Vorrei morire non so come fare" debutta al festival di Castrovillari

A Primavera dei Teatri, Roberto Scappin e Paola Vannoni portano in scena fine vita, malattia e autodeterminazione

Roberto Scappin e Paola Vannoni - primavera dei teatri 2026 - Vorrei morire non so come fare - Ph angelo maggio - recensione di Alessia de Antoniis
Roberto Scappin, Paola Vannoni - Primavera dei teatri 2026 - Vorrei morire non so come fare - Ph Angelo Maggio
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2 Giugno 2026 - 19.39


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di Alessia de Antoniis

Morire non è un argomento. È un punto di non ritorno. Per questo, quando un teatro decide di convocare il fine vita, la malattia, il suicidio assistito, la sedazione profonda, l’autodeterminazione del corpo e il diritto alla cura, deve scegliere se entrarci davvero o restare sulla soglia. Vorrei morire non so come fare, presentato in prima nazionale a Primavera dei Teatri 2026, sceglie spesso la soglia.

Lo spettacolo di Quotidianacom, scritto e interpretato da Roberto Scappin e Paola Vannoni, mette in scena Tira e Molla: lui e lei, due figure ferme in un ambiente essenziale, quasi imbalsamato. Un tavolo, due sedie, un teschio. La morte è lì, visibile, esposta, persino ordinata. Non irrompe: siede. Attende. Diventa oggetto, emblema, terzo interlocutore muto. Intorno, i due personaggi parlano, si provocano, divagano. Attraversano la sclerosi multipla, la SLA, il Parkinson, il suicidio assistito, la ricerca sulle staminali, l’immobilità del corpo, la dipendenza da chi cura, il Parlamento che rinvia, la possibilità di morire in casa senza sapere di averne diritto.

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Ci sono passaggi che potrebbero essere devastanti. “Ti sollevo. Ti pulisco. Ti imbocco”. Oppure: “L’informazione sui diritti è una forma di cura”. O ancora la madre che, davanti al figlio paralizzato, capisce che amare significa non trattenere chi non ce la fa più. In quei momenti il testo tocca una zona reale, concreta, quasi insostenibile. Poi però arretra. Scarta. Torna alla battuta, al gioco verbale, alla microassociazione colta. Il risultato è una continua promessa di profondità seguita da una ritirata.

Anche Aspettando Godot non va da nessuna parte. Ma in Beckett quel non andare è il luogo stesso dell’esperienza. Beckett non parla dell’assurdo: lo pratica. Non parla dell’attesa: ti fa attendere. Non parla del vuoto: ti mette nel vuoto. Qui la sensazione è diversa: Vorrei morire non so come fare attraversa temi urgentissimi senza assumersi il rischio di sporcarsi le mani. Resta in superficie, dentro una conversazione colta e controllata che in un salotto all’ora del tè potrebbe anche avere un suo fascino. In teatro non basta.

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Le parole girano, si rincorrono, si urtano, ma raramente producono attrito. Dopo un’ora non resta l’impressione di essere stati messi davanti a una domanda necessaria, ma di aver assistito a un raffinato esercizio di elusione.

Roberto Scappin e Paola Vannoni padroneggiano con impressionante precisione la grammatica scenica che hanno costruito negli anni. Tempi, pause, inflessioni, microvariazioni del gesto: tutto è controllato con rigore quasi chirurgico. È proprio la qualità del lavoro attoriale a rendere più evidente la fragilità dell’impianto drammaturgico. 

Non basta nominare l’abisso per attraversarlo. Non basta mettere un teschio al centro della scena per fare i conti con la fine. Non basta parlare di autodeterminazione se poi il testo non si assume fino in fondo la vertigine di quella parola. Il fine vita non è un pretesto drammaturgico. È una ferita politica, etica, fisica. Riguarda il modo in cui viviamo, soffriamo, dipendiamo dagli altri, chiediamo aiuto, perdiamo controllo, decidiamo della nostra stessa fine. È qui che Vorrei morire non so come fare perde la propria occasione: non riesce a trasformare una materia potente e urgente in esperienza teatrale necessaria. Il teatro, quando convoca l’abisso, non può limitarsi a conversargli intorno. Deve almeno rischiare di guardarci dentro.

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Vorrei morire non so come fare Teatro Vittoria, Castrovillari — Primavera dei Teatri 2026. Di e con Roberto Scappin e Paola Vannoni. Produzione: Quotidianacom, Tuttoteatro.com, Kronoteatro. In collaborazione con: Sala Teatro Poggio Torriana RN. Con il sostegno di: Regione Emilia-Romagna. Foto: Angelo Maggio

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