Claudia Müller a Villa d’Este
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Claudia Müller a Villa d’Este

A Tivoli, la mostra Cosmogonie dell’acqua attraversa video, scultura e installazione per raccontare l’elemento più identitario della Villa non come ornamento, ma come materia viva e instabile

Cosmogonie dell'acqua di Claudia Müller - fino al 18 ottobre 2026 a Villa d’Este (Tivoli)
Cosmogonie dell'acqua di Claudia Müller
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Alessia de Antoniis Modifica articolo

17 Luglio 2026 - 23.54


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L’acqua non mantiene la forma che le viene assegnata. Scorre, evapora, precipita, penetra nei corpi e nei territori; separa mondi e nello stesso tempo li mette in comunicazione. È da questa instabilità che sembra prendere avvio Cosmogonie dell’acqua, la mostra di Claudia Müller ospitata fino al 18 ottobre 2026 negli spazi di Villa d’Este, a Tivoli.

Nel luogo in cui l’acqua è stata per secoli addomesticata dall’architettura, trasformata in fontana, prospettiva e spettacolo del potere, l’artista cilena la sottrae alla funzione decorativa. Non la rappresenta come un paesaggio da contemplare, ma la osserva come un organismo sensibile, capace di produrre forme, attraversare confini e conservare tracce.

Il percorso si sviluppa attraverso tre installazioni site-specific, collocate in altrettanti spazi della Villa. Nel Palazzo, al livello del giardino, Frontera Líquida è un’opera video in tre parti dedicata alla soglia tra il mondo sottomarino e quello terrestre. Presso la Serra del Giardino dei Melangoli, Acqua Lattea rilegge il ninfeo attraverso un circuito d’acqua in movimento e un sistema di specchi. Nella Fontana di Arianna, Spirali d’Acqua traduce infine il flusso in una forma plastica sospesa, continuamente evocata e mai del tutto arrestata. 

Il titolo della mostra contiene già uno spostamento di scala. Parlare di cosmogonie significa uscire dalla sola dimensione naturalistica e interrogare l’acqua come principio generatore: sostanza terrestre, ma anche materia cosmica; elemento quotidiano e insieme condizione originaria della vita. La ricerca di Müller si muove infatti tra corpi d’acqua terrestri ed extraterrestri, mettendo in relazione processi fisici, simbolici ed energetici.

Nelle immagini che documentano il suo lavoro, l’artista entra direttamente nell’acqua con una videocamera. Il corpo non resta fuori dal campo a osservare: si immerge, misura la resistenza del liquido e ne condivide temporaneamente l’ambiente. In studio, invece, legni, radici e frammenti naturali occupano il tavolo di lavoro prima di essere trasformati in strutture scultoree. Il passaggio dall’esperienza al manufatto non cancella l’origine organica dei materiali, ma la rende ancora riconoscibile.

Anche la scultura sospesa di Spirali d’Acqua conserva qualcosa di anatomico. Le sue forme allungate e irregolari possono ricordare una colonna vertebrale, una radice o un apparato interno attraversato da un liquido scuro. I fili che la sorreggono rendono visibile la precarietà dell’equilibrio: la materia sembra sul punto di ricomporsi oppure di precipitare.

Nel lavoro pittorico, l’acqua diventa invece una cartografia fantastica. Cascate, pioggia, fondali, radici e corpi celesti convivono senza rispettare una prospettiva unitaria. Il paesaggio non è più una veduta, ma un sistema di connessioni tra ciò che sta sopra e ciò che rimane sommerso, tra l’atmosfera e il sottosuolo, tra il visibile e ciò che continua a trasformarsi al di fuori dello sguardo.

È qui che il confronto con Villa d’Este acquista senso. Non perché il contemporaneo venga semplicemente collocato dentro un monumento rinascimentale, secondo una formula ormai abituale, ma perché Müller interviene sul principio che ne governa l’immaginario. Nella Villa l’acqua è organizzata, incanalata, resa obbediente al disegno umano. Nelle opere dell’artista torna invece a essere mobile, ambigua e inappropriabile.

La mostra, curata da Alberto Samonà, Davide Bertolini e Sara Tarissi de Jacobis, inaugura il programma MuseoNatura, nato dalla collaborazione tra l’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este e il Comune di Licenza. Il progetto interpreta il patrimonio naturale e culturale come uno strumento di conoscenza ecologica e partecipativa. 

Ma la forza di Cosmogonie dell’acqua sta soprattutto nel non ridurre l’ecologia a un messaggio illustrativo. L’acqua di Claudia Müller non è soltanto una risorsa da proteggere né un simbolo trasparente. È un soggetto che agisce, modifica ciò che incontra e mette in crisi le separazioni con cui ordiniamo il mondo: naturale e artificiale, interno ed esterno, corpo e paesaggio, Terra e cosmo.

Cosmogonie dell’acqua. Claudia Müller
Villa d’Este, Tivoli
Fino al 18 ottobre 2026
A cura di Alberto Samonà, Davide Bertolini e Sara Tarissi de Jacobis
Ingresso compreso nel biglietto ordinario della Villa.

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