Ritorna nella Pinacoteca di Siena un capolavoro di Rutilio Manetti: L'Allegoria delle Quattro Stagioni
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Ritorna nella Pinacoteca di Siena un capolavoro di Rutilio Manetti: L'Allegoria delle Quattro Stagioni

La monumentale tela, dipinta intorno al 1620 e legata alla storia del collezionismo di Giulio Mancini, sarà presentata oggi a Palazzo Chigi Piccolomini alla Postierla. Fino a ottobre un ricco calendario di visite, aperture straordinarie e iniziative accompagnerà il pubblico alla scoperta del capolavoro

Ritorna nella Pinacoteca di Siena un capolavoro di Rutilio Manetti: L'Allegoria delle Quattro Stagioni
Rutilio Manetti, Allegoria delle stagioni (Ante 1621; olio su tela, 169 x 231 cm; Siena, Pinacoteca Nazionale, inv. 26.M495 – 1.1.) Foto: Musei Nazionali di Siena / PNRR HQ&3D – NextGenerationEU.
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Francesca Anichini Modifica articolo

16 Settembre 2026 - 12.10 Oltreilponte


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Quattro figure, quattro momenti dell’anno e, insieme, quattro età dell’esistenza umana. È l’Allegoria delle Quattro Stagioni di Rutilio Manetti, nuova importante acquisizione dei Musei Nazionali di Siena, che entra così a far parte del patrimonio artistico della città.

La monumentale tela, realizzata dal pittore senese intorno al 1620 e di dimensioni pari a 169 per 231 centimetri, sarà presentata ufficialmente oggi, 16 settembre, a Palazzo Chigi Piccolomini alla Postierla, alla presenza del direttore dei Musei Nazionali di Siena Axel Hémery. La presentazione dell’opera sarà curata dal professor Alessandro Bagnoli.

L’acquisizione rappresenta un nuovo tassello nel progetto di valorizzazione della pittura senese del Seicento e anticipa il rinnovamento del percorso della Pinacoteca Nazionale di Siena, dove la nuova sezione dedicata al XVII secolo sarà profondamente ripensata.

«L’acquisizione dell’Allegoria delle Quattro Stagioni di Rutilio Manetti segna la volontà della Pinacoteca Nazionale di Siena di essere più che mai il museo di riferimento per lo studio della pittura senese», ha spiegato Hémery. Il nuovo allestimento, previsto entro la fine dell’anno, comprenderà un percorso dedicato ad alcuni dei protagonisti della scuola senese, da Francesco Vanni a Rutilio Manetti fino a Bernardino Mei.

La storia della tela aggiunge ulteriore interesse alla sua presenza oggi a Siena. Nel 1621, appena giunta a Roma, l’opera attirò infatti l’attenzione del medico, erudito e collezionista senese Giulio Mancini, autore delle Considerazioni sulla pittura e figura centrale nel panorama culturale romano del primo Seicento.

Un carteggio conservato presso l’Archivio della Società di Esecuzioni di Pie Disposizioni di Siena, nell’ambito dell’Eredità Mancini, documenta l’interesse del collezionista per il dipinto. In alcune lettere indirizzate al fratello Deifebo, Mancini ne sottolineava la qualità e manifestava il desiderio di procurarsi una replica per la propria raccolta.

La vicenda testimonia non soltanto la fortuna dell’opera già pochi anni dopo la sua realizzazione, ma anche l’intensità degli scambi culturali e artistici tra Siena e Roma. Mancini si adoperò inoltre per favorire l’ascesa di Manetti, cercando di ottenere per lui la Croce di Cavaliere e sperando, in cambio, di ricevere una replica della tela. Il progetto, tuttavia, non arrivò a compimento.

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Al centro della composizione si trovano le personificazioni delle quattro stagioni, disposte secondo un andamento semicircolare.

La Primavera è una giovane donna coronata di fiori, simbolo della rinascita e della fertilità. Accanto a lei l’Estate, raffigurata nuda, siede presso covoni di grano e meloni. L’Autunno assume le sembianze di un giovane uomo dalla forte caratterizzazione fisica, con una corona di vite e grappoli d’uva. Infine arriva l’Inverno, rappresentato come un vecchio curvo e tremante che cerca riparo dal freddo vicino a un fuoco, mentre un putto gli avvicina un tizzone ardente.

Il ciclo naturale diventa così anche un’allegoria dell’esistenza: dalla giovinezza alla maturità, fino alla vecchiaia, in un movimento circolare nel quale la fine di una stagione prepara l’inizio della successiva.

È proprio nella compresenza di naturalismo, eleganza formale e luminismo caravaggesco che si riconosce la particolare cifra di Manetti. Lo storico dell’arte Roberto Longhi, che attribuì l’opera al pittore nel 1927, la indicò come esempio dello “stile misto” dell’artista senese, capace di combinare l’osservazione della realtà con una raffinata costruzione delle figure.

La luce svolge un ruolo fondamentale. I chiaroscuri modellano i corpi, fanno emergere alcuni dettagli e ne lasciano altri nell’ombra. Particolarmente significativo è il trattamento dell’Estate, il cui volto passa gradualmente dalla luce alla penombra, mentre le lumeggiature sulla pelle dell’Inverno e il controluce del putto vicino al fuoco mostrano la complessità della ricerca luministica di Manetti.

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L’opera appartiene a una fase matura della carriera di Rutilio Manetti, nato a Siena nel 1571 e formatosi nelle botteghe di Francesco Vanni e Ventura Salimbeni.

Nel corso della sua attività il pittore assorbì suggestioni diverse, dal naturalismo della scuola bolognese al luminismo caravaggesco, senza abbandonare la tradizione figurativa senese e l’attenzione alla costruzione formale. L’Allegoria delle Quattro Stagioni restituisce con particolare evidenza questa sintesi.

Anche il tema iconografico trova interessanti confronti nella pittura del primo Seicento. Le Quattro Stagioni di Bartolomeo Manfredi e quelle di Guido Reni, quest’ultima datata tra il 1617 e il 1620 e conservata al Museo e Real Bosco di Capodimonte, mostrano quanto il soggetto fosse presente nel clima artistico dell’epoca, pur non essendo particolarmente frequente nella pittura naturalistica.

Per la costruzione delle personificazioni Manetti guardò inoltre all’Iconologia di Cesare Ripa, testo che conosceva anche attraverso l’edizione stampata a Siena nel 1613. Il pittore, tuttavia, non seguì alla lettera le indicazioni dell’iconografia tradizionale, modificando alcuni attributi e introducendo soluzioni personali, come l’Estate nuda e l’Autunno rappresentato come un giovane di carattere bacchico.

L’Allegoria delle Quattro Stagioni era stata esposta pubblicamente per l’ultima volta a Siena nel 1978, in occasione della grande mostra monografica dedicata a Rutilio Manetti al Palazzo Pubblico, curata dallo stesso Alessandro Bagnoli.

Dopo essere passata sul mercato antiquario, la tela è stata presentata anche dalla Galleria Robilant+Voena di Milano e nel 2022 era stata verificata dal punto di vista conservativo in occasione della Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze.

Ora il dipinto torna stabilmente nel contesto delle collezioni senesi, arricchendo il nucleo di opere di Manetti già conservate dai Musei Nazionali di Siena. Tra queste figurano il San Paolo, oltre a La cena di EmmausSanta Maria Maddalena che leggeSan Girolamo penitente e La Beata Vergine della Ghiara e San Francesco di Paola.

Per accompagnare l’arrivo della nuova opera, Palazzo Chigi Piccolomini alla Postierla sarà aperto tutti i giorni nei mesi di settembre e ottobre, con un calendario di appuntamenti dedicati al dipinto.

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Dopo la presentazione del 16 settembre, sono previste visite guidate il 18 e 19 settembre, giornate nelle quali l’ingresso al Palazzo sarà gratuito. Gli appuntamenti saranno venerdì 18 alle 17 e alle 18 e sabato 19 alle 10 e alle 11. Altre visite guidate sono in programma il 25 settembre alle 17 e alle 18.

Il calendario proseguirà in ottobre con una visita al dipinto condotta dal direttore Axel Hémery, venerdì 2 alle 17. Sabato 10 ottobre, invece, il Palazzo resterà aperto eccezionalmente dalle 19.30 alle 23.30: alle 21 è previsto Sic et simpliciter: sei corde a Palazzo Chigi Piccolomini, una visita-concerto con Silvia Tosi.

Domenica 11 ottobre alle 10.30 sarà infine la volta di una visita dedicata alle famiglie con bambini, organizzata in occasione della Giornata Nazionale delle Famiglie.

Le iniziative sono comprese nel biglietto di ingresso e la prenotazione è possibile scrivendo a mn-si.comunicazione@cultura.gov.it.

Il biglietto intero costa 4 euro, quello ridotto 2 euro. Il pagamento è consentito esclusivamente tramite POS.

Gli orari di apertura sono: giovedì, venerdì e sabato dalle 9 alle 19; lunedì, domenica e festivi dalle 9 alle 13.30; martedì e mercoledì dalle 9 alle 13. L’ultimo ingresso è consentito 30 minuti prima della chiusura.

Per due mesi, dunque, Palazzo Chigi Piccolomini offre al pubblico l’occasione di osservare da vicino una delle opere più significative della maturità di Rutilio Manetti e, attraverso di essa, riscoprire una stagione della pittura senese a lungo rimasta in secondo piano rispetto alla grande tradizione medievale e rinascimentale.

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