Gli anni Settanta in mostra a Gorizia tra arte, moda e design
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Gli anni Settanta in mostra a Gorizia tra arte, moda e design

Un viaggio espositivo a Palazzo Attems Petzenstein esplora la creatività italiana di un decennio complesso e rivoluzionario.

Gli anni Settanta in mostra a Gorizia tra arte, moda e design
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6 Ottobre 2026 - 11.06 Culture


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Le sale di Palazzo Attems Petzenstein a Gorizia ospitano nel 2026 la mostra “Italia Settanta. La creatività come antidoto. Arte Moda Design.”, un nuovo capitolo dell’indagine promossa dall’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli-Venezia Giulia che segue i precedenti successi dedicati agli anni Cinquanta e Sessanta. L’esposizione, curata da Raffaella Sgubin, Carla Cerutti, Lorenzo Michelli ed Enrico Minio Capucci con l’allestimento dello studio Roberto Festi, si inserisce in un più ampio progetto territoriale che coinvolge anche la Galleria Regionale d’Arte Contemporanea “Luigi Spazzapan” a Gradisca d’Isonzo.

Il cuore del percorso goriziano risiede nel fitto dialogo tra discipline differenti, mettendo in luce le reciproche influenze sullo sfondo di un’epoca segnata da radicali mutamenti economici e sociali. In questo contesto, le arti visive assumono una forte valenza critica e si distinguono per una straordinaria pluralità di linguaggi, spaziando dalle esperienze concettuali agli interventi ambientali. La selezione accosta figure storiche come Alberto Burri e Afro a protagonisti della ricerca pittorica e concettuale come Gino De Dominicis, Giorgio Griffa, Rodolfo Aricò, Marco Gastini, Getulio Alviani, Carlo Ciussi e Lucio Saffaro, senza tralasciare la linea dinamica e citazionista di Ugo Nespolo e la dimensione relazionale dell’installazione di Michelangelo Pistoletto.

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Parallelamente, il mondo della moda vive una metamorfosi epocale guidata dalla definitiva industrializzazione del settore, dove l’alto artigianato cede il passo al prêt-à-porter e nasce la figura moderna dello stilista, termine coniato per definire Walter Albini. Milano si consacra capitale della moda grazie a creazioni iconiche come il cappotto-scultura Cretto di Roberto Capucci, che sperimenta elementi naturali insoliti sul tessuto, le geometrie cromatiche delle maglie Missoni, la giacca destrutturata di Giorgio Armani e lo stile pop e dirompente di Elio Fiorucci, capace di imporre i jeans e l’abbigliamento unisex come fenomeno globale.

Anche il design attraversa una stagione di eccezionale vitalità formale, oscillando tra la sperimentazione audace delle materie plastiche e il rigore funzionale. Esempi di questa libertà espressiva sono la poltrona Joe del trio De Pas-D’Urbino-Lomazzi, la calcolatrice portatile Divisumma 18 di Mario Bellini per Olivetti e la lampada Valigia di Ettore Sottsass jr. Accanto ai grandi protagonisti della produzione industriale milanese come Joe Colombo, Vico Magistretti, Achille Castiglioni, Richard Sapper e Gae Aulenti, convivono le istanze di ritorno alla natura e all’autoproduzione di Enzo Mari e Mario Ceroli, l’alto artigianato di Gabriella Crespi e le prime provocazioni postmoderne dello Studio Alchimia di Alessandro e Adriana Guerriero, che anticipano la stagione del gruppo Memphis.

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