Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, a Roma, si prepara ad accogliere una mostra che mette in dialogo arte contemporanea e archeologia. Si tratta de “L’Indovino di Mouna Rebeiz“, curata dal critico d’arte Roberta Semeraro, che sarà possibile visitare fino alla giornata di domenica 29 novembre.
Il cuore dell’installazione è composto da ventidue grandi carte specchianti, corrispondenti agli arcani maggiori dei tarocchi. Le superfici riflettenti non sono un semplice espediente estetico, ma coinvolgono fisicamente chi le osserva, trasformando il “tour” in un’esperienza di introspezione e ricerca di consapevolezza personale.
Il titolo dell’opera richiama direttamente il “Giulio Cesare” di William Shakespeare, dove l’aruspice etrusco Spurinna ammonisce Cesare a non recarsi il 15 marzo al Senato, predicendogli in caso contrario la morte. Ignorando la rivelazione dell’indovino, il condottiero verrà ucciso nella più celebre congiura della storia romana.
Il dialogo tra l’opera contemporanea dell’artista di origini libanese Mouna Rebeiz e il patrimonio archeologico del Museo assume inoltre un significato ancora più profondo alla luce della storica acquisizione da parte dello Stato Italiano della “Tomba François” di Vulci, uno dei più straordinari capolavori della pittura etrusca.
Nei celebri affreschi del sepolcro compaiono infatti figure legate al tema della profezia e della divinazione, come Anfiarao e Cassandra, insieme a riferimenti alla pratica dell’ornitomanzia (antica pratica greca di leggere auspici nel comportamento degli uccelli, equivalente a quella degli auguri del mondo etrusco e romano), a testimonianza della centralità che il rapporto con il sacro e con la previsione del fato rivestiva nel mondo antico.
Centrata sulle potenzialità della mente umana di esplorare ciò che sfugge al controllo della ragione e degli algoritmi attraverso cui opera l’Intelligenza Artificiale, l’installazione sarà allestita nella sala semicircolare del Museo in dialogo con i reperti archeologici che testimoniano l’antico sapere etrusco al quale appartenne Spurinna.
“L’indovino con il quattordicesimo arcano” mostrerà ai visitatori la propria profezia nel suggestivo Ninfeo, sorto sull’antico acquedotto romano, mentre “La Temperanza”, rappresentata da una donna che travasa l’acqua, offrirà ai visitatori uno spettacolo unico e irripetibile di pittura e musica ispirato alla sinfonia “Mythodea“ del compositore e polistrumentista greco Vangelis, alla quale Rebeiz ha dedicato un dipinto di oltre sedici metri di altezza.
Il percorso si concluderà nella Sala dello Zodiaco, dove alcuni pannelli informativi affronteranno i temi della transizione ecologica e del risparmio energetico. Tuttavia, la mostra avrà anche una vita digitale, attraverso il profilo Instagram @lindovino.exhibition.
A partire dal giorno dell’inaugurazione, il canale permetterà al pubblico di interagire direttamente con i tarocchi di Mouna Rebeiz. L’obiettivo della curatrice è osservare come l’Intelligenza Artificiale, governata da logiche algoritmiche, riesca a confrontarsi con un sapere che affonda le radici nel caso e nell’imprevedibilità.
Ogni mese verrà elaborato un report sull’interazione dei followers con l’account, i cui risultati saranno condivisi con i visitatori nel corso della mostra, che offrirà uno spunto di riflessione sull’influenza dell’AI nei processi decisionali individuali e sul ruolo dei pregiudizi algoritmici nella formazione delle scelte.
A margine dell’imminente presentazione della mostra Luana Toniolo, Direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, ha affermato: “Le opere di Mouna Rebeiz attraversano il tempo confrontandosi con un tema universale che accompagna l’umanità fin dalle origini: il rapporto con il divino e il destino dei singoli”.
E ha aggiunto Toniolo: “Come gli antichi segni affidati dagli Etruschi al rito, all’arte e all’interpretazione del mondo invisibile, gli arcani evocati dall’artista aprono uno spazio di contemplazione in cui passato e presente si riflettono l’uno nell’altro. L’opera invita lo spettatore a percorrere un cammino in cui ogni simbolo, ieri come oggi, non offre risposte definitive, ma genera domande che attraversano il tempo”.