Clima, la Terra presenta il conto: senza democrazia e politiche globali l’umanità rischia di non avere un futuro

Ad esclusione, forse, dei soli sostenitori di Vannacci, oramai la maggioranza delle persone è convinta che sia in atto un mutamento climatico.

Clima, la Terra presenta il conto: senza democrazia e politiche globali l’umanità rischia di non avere un futuro
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1 Settembre 2026 - 19.20


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di Dario Spagnuolo

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Ad esclusione, forse, dei soli sostenitori di Vannacci, oramai la maggioranza delle persone è convinta che sia in atto un mutamento climatico. Certo, alcuni continuano ad essere negazionisti “di comodo”, semplicemente perché il negazionismo ambientale è funzionale alla lobby dei petrolieri, di cui è espressione lo stesso Donald Trump e che da decenni domina la scena politica statunitense e non solo, visto che il Medio Oriente e i paesi che dispongono delle maggiori riserve petrolifere sono sempre al centro dello scacchiere geopolitico.

Ciò nonostante, continuo a leggere interventi sui social che confutano anni di studio di illustri scienziati, ed è sorprendente come i negazionisti siano medici, sociologi, autotrasportatori. Insomma, tutte persone che non hanno particolari competenze ma si lanciano in stime della CO2 prodotta, citano il ricorrere di episodi storici e così via. È impressionante come i social media abbiano cancellato la sedimentazione culturale. Ciò che è avvenuto prima ha solo un significato generico, buono per avallare qualunque cosa si dica. Ma entrare nel merito mai.

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L’impatto dell’uomo sull’ambiente e sul clima non è una cosa nuova. Esistono civiltà che sono scomparse per avere troppo deforestato il territorio in cui vivevano, come spiega Jared Diamond in Collasso: come le società scelgono di morire o di vivere. Negli anni 30 del secolo scorso, negli USA ci fu il Dust Bowl: le grandi pianure che erano state arate in profondità per anni senza mai adottare misure contro il vento (in Europa c’è il bocage) vennero spazzate via e trasformate in deserti a causa dei tornados che scatenavano vere e proprie tempeste di sabbia. Al posto dei terreni coltivabili rimase la roccia. In Africa c’è la questione dei pozzi. Scavare un pozzo dove il pascolo è rado finisce per inquinare le acque. Gli animali, infatti, invece di muoversi in cerca di pascolo si concentrano intorno al pozzo dove si trovano acqua ed erba. In pochi mesi il suolo calpestato dagli zoccoli si polverizza mentre le falde idriche si inquinano per il concentrarsi nello stesso punto delle deiezioni delle bestie. Pierpaolo Faggi, illustre geografo italiano, ha ripetutamente spiegato come soluzioni che non tengono conto dell’ambiente e del clima finiscono, molto spesso, con il provocare danni irreparabili. Un progresso tecnologico che non tiene conto delle condizioni ambientali è destinato a fallire.

Non esistono soluzioni semplici a problemi complessi e oggi, nel periodo in cui vanno di moda le destre e la maggioranza ritiene che sia meglio avere un uomo solo al comando, il pericolo è massimo. Nessuno è in grado, da solo, di risolvere problemi di portata globale. Più il potere si concentra nelle mani di uno solo, e più l’orizzonte temporale si riduce a quello della propria scomparsa: dopo di me il diluvio!

Viceversa, solo un sistema democratico, in cui esistano alleanze tra generazioni, è capace di sopportare una sfida destinata ad essere cruciale nei prossimi anni e, forse, a decidere della scomparsa dell’umanità.

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Molti ritengono che “globale” sia sinonimo di incomprensibile, ma non è così. Quello che è accaduto in Nepal fa capire bene quello che sta accadendo. La crescita della popolazione nell’ultimo secolo è stata incontrollabile e tutto ciò che l’umanità fa e produce si fonda sull’energia, sulla trasformazione dell’energia. In base al principio di entropia, c’è sempre una quota di energia non disponibile che resta comunque nel sistema sotto forma di calore. L’Italia, ad esempio, disperde quantitativi enormi di calore. Molta parte dell’energia elettrica è prodotta bruciando idrocarburi, e il processo di combustione genera calore che si disperde nell’atmosfera. L’energia cinetica viene trasformata in energia elettrica, con ulteriore dispersione di calore, e distribuita attraverso la rete elettrica. Più lunga è la rete, maggiore è l’entropia: tutti sanno che i cavi della corrente sono caldi quando la corrente passa.

Questo meccanismo si replica infinite volte: quando ci alziamo e accendiamo la luce, prepariamo la colazione, prendiamo l’auto o il mezzo pubblico, accendiamo il computer e così via. Gli stessi corpi umani per produrre l’energia necessaria a svolgere le funzioni vitali producono calore. Questa immensa quantità di calore ceduta nell’atmosfera accelera (per elicitazione) il movimento delle particelle di aria provocando tempeste e rapidissimi sconvolgimenti

Ora, sulla Terra i fattori che determinano il clima sono sicuramente la latitudine, l’inclinazione dell’asse terrestre unitamente ai movimenti di rotazione e rivoluzione, la distanza dal mare e l’altitudine. È un sistema complesso il cui equilibrio nei millenni era stato garantito dai ghiacciai, cioè da un gigantesco sistema di raffreddamento dell’aria che funzionava grazie ai venti.   I ghiacciai, però, si sciolgono ad un ritmo velocissimo e crescente. Meno ghiaccio, infatti, significa meno freddo, dunque maggiore calore e accelerazione del processo di scioglimento e quindi l’accelerazione del riscaldamento globale. È solo uno dei fattori, ma tutti lo possono capire. È come avviene con lo scongelamento di blocco di ghiaccio. All’inizio si scioglie lentamente, soprattutto se la sua massa è tale da raffreddare l’aria circostante. A mano a mano che si riscalda si scioglie e non riesce più a mantenere fredda l’aria che lo circonda.

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In Nepal, e lungo tutta la catena montuosa del Tien Shan dove si trovano i monti più alti, i ghiacciai si sciolgono sempre più rapidamente provocando alluvioni e frane.

Intanto, le vittime del caldo sono come quelle di una pandemia: solo in Europa sarebbero 35.000!

L’Italia non ha alcuna politica climatica o energetica, nemmeno si è dotata di strutture per fronteggiare gli effetti del cambiamento climatico: alluvioni, tempeste, grandinate, trombe d’aria… Gli USA si trovano nella medesima situazione, hanno solo un sistema di alert in caso di uragano a seguito del quale, chi se lo può permettere, trova rifugio. Si tratta di stanze sicure poste al centro delle abitazioni e prive di finestre e infissi di vetro. Costruite, insomma, in modo da non poter essere distrutte dal vento e dalla pioggia.

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Senza una politica globale non è possibile fronteggiare questi fenomeni, né difendersi o quanto meno limitare i danni. Tuttavia, se la prospettiva è solo quella del prossimo autunno, delle prossime elezioni, della prossima estate cambiare rotta sarà impossibile. In un momento in cui non ci sono nemmeno più i Fridays for Future bisogna trovare l’umiltà per ascoltare nuovamente la voce della Terra.

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