La narrazione del riarmo obbligatorio riduce il dibattito sulla guerra a slogan e impedisce una riflessione sulle vere priorità
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La narrazione del riarmo obbligatorio riduce il dibattito sulla guerra a slogan e impedisce una riflessione sulle vere priorità

Il riarmo europeo imposto da Trump non è giustificabile non solo perché sottrae risorse alle spese sociali ma anche perché ogni paese si doterebbe delle proprie armi non compatibili tra di loro

La narrazione del riarmo obbligatorio riduce il dibattito sulla guerra a slogan e impedisce una riflessione sulle vere priorità
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Giuliana Sgrena Modifica articolo

13 Luglio 2026 - 15.43


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Stiamo assistendo a un dibattito politico surreale drogato da una informazione che sembra dominata dagli algoritmi che rafforzano una visione unilaterale dei fatti completamente decontestualizzati. Le eccezioni sono rare. L’ultimo fatto a cui faccio riferimento è la frase pronunciata a Napoli nell’iniziativa del «campo largo» da Giuseppe Conte: «Stanno costruendo una minaccia russa per convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti per andare a contrastare e a far guerra». 

Ogni giorno ci raccontano le difficoltà della Russia nel mantenere la guerra di invasione dell’Ucraina: difficoltà economiche fino alla mancanza il carburante perché Kiev ha colpito molte raffinerie e depositi di petrolio fino a 2.500 chilometri all’interno della Federazione russa. Vista la situazione, sostenere che esista un pericolo di attacco russo all’Europa non sembra giustificato, eppure se si mette in discussione questa argomentazione per appoggiare il riarmo europeo si viene tacciati di essere pro-Putin.

Questa accusa è rivolta anche ai politici che hanno partecipato alla manifestazione di Napoli senza prendere le distanze da Conte. L’argomento viene utilizzato anche da esponenti del Pd contro la segretaria Elly Schlein, è il caso di Graziano Del Rio, che nella sua battaglia politica sfrutta anche l’antisemitismo.

Il riarmo dell’Europa imposto da Trump, che lo lega all’acquisto di armi Usa, e sostenuto dalla Nato non è giustificabile non solo perché sottrae risorse alle spese sociali (sanità, scuola, etc.) ma anche perché ogni paese europeo si doterebbe delle proprie armi non compatibili tra di loro, quindi inutili. Tra gli acquisti vi sono, per esempio, carri armati, a che cosa dovrebbero servire? All’invasione di un paese, per fortuna inverosimile, oppure per combattere una guerra con mezzi obsoleti quando ormai i conflitti si basano sull’utilizzo di droni che oltretutto costano molto meno. Se proprio si pensa che una difesa armata sia necessaria per lo meno dovrebbe essere europea, prospettiva per ora difficile da realizzare viste le divisioni tra i vari paesi che non riescono nemmeno a coordinare la politica estera. 

Le diverse sensibilità all’interno del «campo largo» vengono sviscerate dagli osservatori per demolire il ruolo dell’opposizione al governo Meloni. Si parla della guerra in Ucraina solo esibendo ogni tipo di armamenti come se l’unica soluzione possibile fosse una vittoria militare, peraltro inverosimile, sottovalutando il fatto che Putin potrebbe usare l’arma nucleare, in questo caso sì che rappresenta un pericolo.

La polemica sulla guerra in Ucraina serve anche a sminuire altri conflitti come quello israelo-palestinese dopo lo sbandieramento del cessate il fuoco di febbraio a Gaza, dove i palestinesi muoiono ogni giorno sotto i bombardamenti e per le impossibili condizioni di vita, mentre l’Iran si impone per la chiusura dello stretto di Hormuz che fa aumentare il prezzo della benzina.

Purtroppo a minacciare il mondo non è solo Putin ma anche Trump.

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