Intelligence danese: cresce il rischio di un attacco russo alla Nato mentre Mosca intensifica la guerra ibrida

La Russia potrebbe lanciare nei prossimi mesi un attacco militare limitato contro un Paese della Nato. È l'allarme lanciato dall'intelligence militare danese, in una delle più nette avvertenze diffuse finora dai servizi di sicurezza occidentali.

Intelligence danese: cresce il rischio di un attacco russo alla Nato mentre Mosca intensifica la guerra ibrida
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24 Settembre 2026 - 19.01


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La Russia potrebbe lanciare nei prossimi mesi un attacco militare limitato contro un Paese della Nato. È l’allarme lanciato dall’intelligence militare danese, in una delle più nette avvertenze diffuse finora dai servizi di sicurezza occidentali.

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In un rapporto pubblicato giovedì, il servizio di intelligence della Difesa danese ha segnalato un “rischio basso ma in crescita” che la Russia possa effettuare attacchi a lunga distanza contro infrastrutture della Nato utilizzate per sostenere l’Ucraina oppure condurre un’incursione limitata in un Paese confinante, impiegando un numero ridotto di militari, potenzialmente senza insegne o altri segni distintivi.

Il rapporto è stato diffuso poche ore dopo un incendio scoppiato in una stazione satellitare Starlink nella Polonia centrale, che le autorità locali hanno definito un possibile “atto di sabotaggio”.

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Krzysztof Gawkowski, vice primo ministro polacco, ha dichiarato che l’incendio, divampato durante la notte nel voivodato della Masovia, era stato “deliberatamente progettato per mettere fuori uso la stazione”, provocando interruzioni del servizio internet per diverse istituzioni, comprese quelle dell’esercito ucraino.

Gawkowski ha precisato che non è stato ancora stabilito chi sia responsabile dell’incendio, ma ha affermato che “molti elementi fanno pensare che questo sia in linea con la nuova dottrina russa dell’attacco”.

“Anche se oggi tutto è operativo, dobbiamo riconoscere, come ha recentemente osservato il primo ministro Donald Tusk, che questo è un elemento della guerra ibrida”, ha aggiunto.

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Starlink è diventato un elemento essenziale delle comunicazioni militari ucraine e l’incidente si inserisce in una serie di operazioni di sabotaggio sospettate di essere riconducibili alla Russia e rivolte contro infrastrutture europee che sostengono l’Ucraina.

All’inizio di questo mese, la Germania ha accusato pubblicamente la Russia di essere responsabile di un tentativo di attacco con droni contro l’aeroporto di Lipsia-Halle. Altri episodi, tra cui incendi in fabbriche che producono droni e atti di sabotaggio contro infrastrutture ferroviarie, sono stati sottoposti a indagine per verificare eventuali collegamenti con Mosca. La Russia ha negato qualsiasi coinvolgimento.

Nelle ultime settimane, diversi responsabili dei servizi di intelligence europei hanno avvertito che la Russia potrebbe prepararsi ad azioni più aggressive per mettere alla prova la determinazione dei Paesi della Nato nel sostenere l’Ucraina. Le valutazioni differiscono tuttavia sulla possibilità che un’azione di questo tipo possa verificarsi nell’immediato.

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Secondo l’intelligence danese, nei prossimi mesi la Russia dovrebbe intensificare gli attacchi ibridi contro i Paesi europei, con “conseguenze più gravi” per gli Stati colpiti. Tra le ipotesi figurano “attacchi informatici distruttivi in grado di paralizzare funzioni essenziali della società” e operazioni di sabotaggio “con un alto rischio di provocare vittime”.

Una fonte a conoscenza delle valutazioni russe ha concordato sul fatto che Mosca potrebbe intensificare le operazioni di guerra ibrida.

“Il vertice militare russo è convinto che alcuni Paesi della Nato siano direttamente coinvolti nella guerra contro la Russia, non soltanto perché forniscono all’Ucraina armi e informazioni, ma anche perché contribuiscono a guidare missili e droni”, ha affermato la fonte, parlando a condizione di anonimato.

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“Per questo ritengono che la Nato stia già conducendo una guerra ibrida contro la Russia e che la Russia abbia il diritto di rispondere con gli stessi strumenti”, ha aggiunto.

Con l’espressione “attacchi ibridi” si indica generalmente un insieme di strumenti non militari utilizzati per esercitare pressioni o destabilizzare un avversario, tra cui attacchi informatici, sabotaggi e campagne di disinformazione.

Secondo il rapporto danese, l’obiettivo della Russia sarebbe sottrarre risorse europee al sostegno all’Ucraina e accentuare le divisioni all’interno della Nato, soprattutto qualora l’Alleanza non riuscisse a raggiungere una risposta comune.

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L’intelligence danese ritiene “altamente improbabile” un’invasione su larga scala di un Paese della Nato, ma sottolinea che tale eventualità “non può essere esclusa”.

Secondo i servizi danesi, la Russia potrebbe cercare di mettere alla prova l’articolo 5 del Trattato della Nato, che stabilisce il principio della difesa collettiva. Esiste infatti il rischio che Mosca valuti la possibilità che i Paesi dell’Alleanza non reagiscano in modo unitario, soprattutto se ritenesse che gli Stati Uniti non siano in grado o non siano disposti a sostenere gli alleati europei in un eventuale conflitto con la Russia.

All’interno della Nato continuano a essere presenti interrogativi sul grado di impegno che gli Stati Uniti, sotto la presidenza di Donald Trump, garantirebbero all’Europa nel caso di un attacco russo.

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Crescono inoltre le preoccupazioni sulla coesione europea. La scorsa settimana il primo ministro slovacco Robert Fico, che ha mantenuto rapporti stretti con il Cremlino, ha messo in discussione l’impegno del proprio Paese nei confronti del principio di difesa collettiva della Nato, affermando di non voler coinvolgere la Slovacchia in un conflitto militare “a causa di un qualche articolo 5”.

Intervenendo mercoledì all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha avvertito che la Russia continua a rappresentare una minaccia anche per Paesi al di fuori dell’Ucraina, citando Moldova, Polonia e Stati baltici. Ha inoltre denunciato la mancanza di rispetto da parte di Mosca per la sovranità degli Stati del Caucaso meridionale e dell’Asia centrale.

“Più libertà Putin ha di agire, più pericoloso diventa il mondo per tutti gli altri”, ha dichiarato.

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